Medusa Edizioni Libri
Libri editi da Medusa Edizioni Autobiografie: letterati
Coma Guyotat Pierre - Medusa Edizioni, 2009
"Coma" è il libro di una crisi e di una vocazione. Crisi spirituale e vocazione artistica che indissolubilmente si intrecciano nella vita di uno scrittore di successo che, improvvisamente, si ritrova prossimo al silenzio e alla fine. Con una scrittura densa e sapiente, Pierre Guyotat - tra i più importanti autori della generazione post-Sessantotto, amato da Roland Barthes, tradotto in più di quaranta lingue, ma finora mai in quella italiana - ci guida nel vortice della propria vita, passando dai ricordi d'infanzia e della giovinezza a quelli della maturità, seguendo la struttura del romanzo di formazione e del racconto iniziatico.
Le ore, i giorni. Diari 1978-2007 Volpi Marisa - Medusa Edizioni, 2010 - Fabula
È fatale che nel nostro Paese le nebbie di fatti oscuri che ne hanno cambiato la storia quasi mai approdino a una visione nitida, se non cristallina, del proprio tempo. A fronte di questa coscienza collettiva che annaspa, ecco il racconto fedele, interrotto talvolta da giorni e settimane di silenzio, di Marisa Volpi che annota incontri, letture, cose viste e concerti ascoltati; che tenta di dare uno spazio di comprensione ai fatti della propria vita, il rapporto con la madre, col fratello, col marito; le amicizie e le persone che invecchiano, gli oggetti della casa, i viaggi e le malinconie di chi si vede sempre un po' straniero in questo mondo. Così la trasparenza del vetro si rivela, en reverse, uno specchio opaco, dove l'autrice, fra ombre e inquiete rappresentazioni, trattiene dalla disgregazione molecolare del ricordo i cristalli di sabbia che cadendo lungo l'imbuto della clessidra ritmano il tempo della maturità interiore.
Lo scrittore verticale. Conversazione con Vincenzo Consolo Consolo Vincenzo Calcaterra Domenico - Medusa Edizioni, 2014 - Polaroid
Sembra che Vincenzo Consolo, in questa serratissima conversazione-racconto del suo apprendistato e del singolare destino di narratore, abbia voluto schizzare il suo più fedele (pubblico) autoritratto intellettuale. Troviamo, infatti, tutte le parole-chiave che compongono il suo credo civile e barocco, la sua geografia metaforica: il memorare e il ritorno; il rapporto tra storia e letteratura (e dunque tra potere, scrittura e racconto); l'imperativo categorico dell'impegno, epperò senza mai nulla concedere a fiduciose deleghe verso l'immediatezza bugiarda d'un linguaggio corrotto; al quale opporre, invece, un'archeologia di parola, un verticale contro-codice di rottura che ne tradisce, "malgré lui", il sogno inconcepibile (e forse anche il destino misconosciuto fino al silenzio) di "essere poeta"; di essere, in fondo, l'ultimo aedo civile del Novecento che Antonio Franchini, nella Prefazione, ricorda così: "Era un uomo piccolo che esprimeva una grande forza, enorme determinazione, una fede incrollabile nella letteratura".