Montabone Libri
Libri editi da Montabone Filosofia
Lo spazio intermedio. Psiche e materia. Con Italo Calvino Zuccaro Luigi - Montabone, 2020
Lo spazio intermedio tra psiche e materia intende muoversi con gli strumenti di Italo Calvino verso la comprensione delle relazioni tra struttura e coscienza, ripensando certamente alla scuola russa di Vigotskij, ma suggerendo altro. Lo strutturalismo di Calvino, inteso come origine di storie, come forma basica da cui si dipanano varie tipologie di incastri narrativi è preso in considerazione rispetto alle opere combinatorie de Il castello dei destini incrociati e Le città invisibili. Calvino viene studiato come l'autore che ha posto in corrispondenza le immagini, i tarocchi, i numeri, le combinazioni delle città invisibili, con il mondo intermedio tra psiche e materia. Ossia, quella linea di confine entro cui si può configurare con il fisico russo Kozyrev, la presenza di un campo eterico entro cui la temporalità si tramuta in una organizzazione spaziale. Campo eterico che Henry Corbin ha denominato come mundus imaginallis. Il presente saggio intende analizzare proprio il nesso tra immagine e materia nell'annoso mind-body problem, con categorie provenienti dallo strutturalismo francese e dalla scuola russa. Sullo sfondo una riflessione sulla letteratura intesa come arte combinatoria e alchemica di fondere tra di loro zolfo e mercurio filosofali.
La storia dell'anima (e anche un po' del corpo) Serena Mauro - Montabone, 2023
"Gesù, Giuseppe, Maria fate che io salvi l'anima mia". Avete mai recitato questo piccolo mantra, magari al termine di una tradizionale preghierina cattolica? Io sì, da bambino, prima di addormentarmi. Lo scopo era quello di sentirmi più tranquillo, casomai fossi morto nel sonno. Inoltre ritenevo di garantire con una formula di sicura efficacia il felice futuro destino della mia anima, impedendole di cadere tra le fiamme dell'inferno. Una cosa mi colpisce ora, ricordando la mia esile religiosità preadolescenziale: di non aver mai avuto il minimo dubbio su cosa fosse quest'anima della quale imploravo la salvezza. In più ero sicuro che, se mai avessi dovuto conversare con qualcuno su questo argomento (ma questo non era probabile che succedesse), non ci sarebbero stati equivoci su cosa intendere col termine anima e quali caratteristiche attribuirle. L'anima, che diamine, ero io stesso, togliendo il corpo. Era la mia intimità, l'insieme dei miei pensieri, dei miei desideri, delle mie speranze e delle mie aspirazioni. Era anche ciò che decidevo di fare, nel bene e nel male, il deposito e il supporto dei miei meriti e soprattutto delle mie colpe. Ogni tanto mi sembrava quasi di sentirla, quest'anima, pesante sulla schiena, gonfia di peccato. Ero poi assolutamente convinto che essa avrebbe continuato ad esistere anche dopo la morte, che anzi sarebbe stata proprio lei a dover rispondere degli atti compiuti quand'era col corpo, ricevendone un giudizio e un conseguente premio o castigo. E anche se molte cose non buone erano state compiute per la soddisfazione del corpo, quest'ultimo, alle prese coi fenomeni biologici della decomposizione, non sarebbe stato più imputabile di alcunché. Tutto questo, per quanto ne potevo sapere, era una verità che proveniva direttamente dagli insegnamenti della religione cristiana, materia di fede, inattaccabile da qualsiasi dubbio. Ignoravo allora che nella nostra cultura occidentale si era cominciato a disputare dell'anima ben prima che il cristianesimo facesse la sua comparsa.
Sul piano obliquo: immagini per una soggettivazione possibile, tra Gilles Deleuze e Gilbert Simondon. Saggio di epistemologia post-antropologica Corda Rosella - Montabone, 2020
Cos'è un piano obliquo? È un meta-luogo di posizione radicale delle questioni, dove il punto di vista dell'accesso al piano è parte integrante della sperimentazione. In tal senso, esso si profila come quella piega di/in superficie resa, con efficacia plastica, nell'immagine dell'otre di Klein, per cui l'interno, il che cos'è, è il "fuori" più estroflesso. Il piano obliquo diventa, simultaneamente, il merito e il metodo di questo lavoro, in cui, a partire dal piano "obliquo" di bergsoniana memoria, si procede nella direzione di una disamina dell'epistemologia della relazione di stampo simondoniano, attraverso un confronto serrato con gli elementi della nuova fisica quantistica. A essere costantemente richiamato nel testo è il lavoro di G. Deleuze, inteso principalmente come pensatore della radicalità del piano di immanenza. Si rielabora, in tal modo, la cornice critica della questione antropologico-filosofica fondamentale, alla ricerca di un'immagine di con/sistenza e nonorientabilità da cui si producano e riproducano forze di soggettivazione primarie, in seno ai processi di individuazione personali e sociali. Il "possibile" qui evocato intende sia la potenza di una nuova possibilità che le condizioni tali per cui ciò possa darsi e attualizzarsi.