Poiesis Alberobello Libri
Libri editi da Poiesis Alberobello Conflitti armati
Siria in fuga. L'emergenza umanitaria dei profughi siriani in Libano o in Giordania Tangherlini Laura - Poiesis (Alberobello), 2013 - I Lapislazzuli
Un racconto di viaggio. Anzi due brevi racconti. Laura Tangherlini, inviata di Rainews24, in questo reportage ci dice, con forza e immediatezza, il dramma dei profughi siriani e attraverso loro, quello che succede in Siria, di cui nulla sappiamo.
Libano nel baratro della crisi siriana. L'emergenza umanitaria, il ruolo di Hezbollah, le implicazioni geopolitiche in Medio Oriente Tangherlini Laura Bressan Matteo - Poiesis (Alberobello), 2014 - I Lapislazzuli
Un testo attuale che affronta le differenti emergenze e le difficoltà che attraversano il Libano, sempre più scosso dalla crisi in Siria. I due autori raggiungono Tiro, la Bekaa, Tripoli e Beirut per documentare le tensioni che paralizzano il Paese dei Cedri e dare voce, con forza e immediatezza, al dramma e alle storie dei profughi siriani.
Elogio del tradimento. Dodici lettere sulla natura del sionismo e sullo Stato di Israele Haddad Gerard - Poiesis (Alberobello), 2026 - I Sisifo
Elogio tradimento è il diario intimo, doloroso, umano, di Gérard Haddad, intellettuale ebreo-tunisino, naturalizzato francese, di fronte al genocidio di Gaza. Dodici lettere a cuore aperto rivolte da Haddad al suo maestro Yeshayahu Leibowitz, medico e filosofo israeliano di fama internazionale, morto da tempo, di cui Haddad ha curato la pubblicazione delle opere in Francia. In tempi non sospetti Leibowitz ha avvertito Israele che la vittoria della Guerra dei Sei Giorni (1967) si sarebbe trasformata in una maledizione riguardo alla natura dello Stato ebraico e del sionismo. Ma, è dopo il massacro di Sabra e Shatila (1982) che il maestro della Torah, rileva: "Noi ci comportiamo già, nei territori occupati sulla riva occidentale del Giordano, nella Striscia di Gaza, in Libano, come si comportarono i nazisti nei territori occupati della Cecoslovacchia e dell'Ovest." Si chiede Gerard Haddad: "Il popolo che aveva subito l'orrore del nazismo poteva mai essere definito a sua volta giudeo-nazista?" Interrogativo terribile e insopportabile che Haddad pone insieme ad altri intellettuali ebrei occidentali e israeliani come Michèle Sibony, Alain Gresh, Ilan Pappé, Dominique Vidal, Rony Brauman, Shlomo Sand, Sylvain Cypel, Edgar Morin, Noam Chomsky. L'Elogio tradimento è subire, allora, inopinatamente l'accusa infamante e generalizzata di "antisemitismo", pur di affermare giustizia e verità, anche se questo comporta una posizione scomoda e controcorrente. "Il giudeo-fascismo è la triste via che larghe fasce del popolo ebraico hanno scelto per suicidarsi." "Suicidio di Israele" come lo ha definito Anna Foa. Haddad che ha vissuto e lavorato per molti anni in Israele, vive il dramma lacerante - in quanto "ebreo cresciuto nel mondo arabo" - del genocidio in corso a Gaza che non esista a definire: "la Shoah del popolo Palestinese".