Solfanelli Libri
Libri editi da Solfanelli Educazione
Scuola ed educazione alla democrazia Di Giorgi Piero - Solfanelli, 2022 - Faretra
Il libro di Piero Di Giorgi, dopo avere rilevato la grave crisi che attraversa la scuola, anche a causa del non adeguamento ai cambiamenti verificatisi nell'epoca della complessità, palesa che non ci può essere più posto per una scuola nozionistica, verbalistica e trasmissiva e che occorre un cambio di paradigma che capovolga la prassi educativa attuale. L'autore presenta delle proposte innovative per rendere la scuola meno noiosa e più coinvolgente per i ragazzi, facendoli diventare protagonisti attivi del loro apprendimento, attraverso un sapere basato sulle domande e sul dubbio metodico. Serve una scuola che superi l'individualismo competitivo e i rituali della spiegazione, dell'interrogazione, dei voti e dei compiti a casa, della lezione frontale, tutti fattori che generano disuguaglianze e dropout. Una scuola attenta ai bisogni di ciascuno, perché dal modo in cui educhiamo, possiamo creare persone sane o malate, dogmatiche e conformiste o creative e critiche. Una scuola educante deve funzionare come un grande centro di cultura e di ricerca ed essere una palestra di confronto, di dibattito e di democrazia, una scuola-laboratorio dove nulla è dato per scontato, una scuola non a compartimenti stagno ma che contestualizza il sapere e collega le diverse discipline all'interno di un sapere unitario facendo cogliere la totalità del reale nelle sue interconnessioni. La migliore riforma della scuola fallisce senza la qualità degli insegnanti. A tal uopo, occorre investire sulla loro formazione, esaltandone la funzione e il prestigio con retribuzioni adeguate all'importanza del ruolo rivestito. Una scuola rinnovata, stimolante, che rende piacevole lo stare bene insieme, che educa al pensiero divergente e forma persone critiche e consapevoli, che educa alla cittadinanza attiva, alla cultura democratica, pluralistica e solidaristica può costruire una cultura cosmopolita, può essere un volano di sviluppo e di cambiamento in direzione di una società più democratica e più giusta, può davvero cambiare il mondo.
Giuseppe Bottai e la carta della scuola. Una riforma mai realizzata Pasqualini Daniela - Solfanelli, 2013 - Faretra
Nel 1939 il Gran Consiglio del fascismo approva la Carta della Scuola dell'allora Ministro dell'Educazione Nazionale Giuseppe Bottai: il tentativo più avanzato di modernizzare l'istruzione pubblica che il regime fascista abbia elaborato dopo la riforma Gentile. Destinata a restare inattuata per gli eventi bellici, la Carta presenta un impianto legislativo sintetico, strutturato in ventinove dichiarazioni concise. La scelta della formula segue l'emanazione della Carta del Lavoro e della Carta della Razza, a completare un trittico che intende porsi come unico documento fondamentale e coerente del modello sociale fascista. A Bottai si deve l'introduzione del calendario scolastico, primo atto di inizio d'anno, inteso a organizzare la scansione dei periodi tra uno scrutinio e l'altro, la durata delle vacanze, le date degli esami. Particolare attenzione è posta alla preparazione tecnica e professionale delle classi popolari: l'aumento delle specializzazioni in settori fino ad ora rimasti fuori dal circuito formativo, come le arti grafiche, la pratica commerciale, la lavorazione del vetro.
Buongiorno, università. Dal «giornale di bordo» d'un «referente d'Area». Un questionario di questionari Siciliani De Cumis Nicola - Solfanelli, 2018 - Faretra
Questo libro da un lato è la cronaca di una prima esperienza universitaria di "Valutazione della Qualità della Ricerca" (VQR). Da un altro lato, è dell'"Università di domani" che già tratta. E lo fa in aperta polemica con la "volontà prava dei gruppi politici dominanti che hanno sistematicamente rifiutato una seria riforma dell'Università", rendendo vani "gli sforzi più seri di miglioramento" e offrendo "facili alibi a una tradizione di incuria e di disprezzo della cultura, della scienza, della scuola", che dall'Unità arriva fino a noi. Giacché "senza una consapevolezza precisa dei fini dell'Università, e della sua funzione nella società, senza una rigorosa veduta teorica della ricerca scientifica, e soprattutto senza una chiara scelta politica, parlare della riforma dell'Università è tempo perso, e vuota retorica" (così Eugenio Garin).