Sperling Kupfer Libri
Libri editi da Sperling Kupfer Sociolinguistica
La lingua parla (di te). Perché parlare e scrivere bene ti aiuta a vivere meglio De Luca Mariangela - Sperling & Kupfer, 2022 - Varia
«La lingua è dinamite allo stato puro, scoppia e cambia in maniera vistosa; si fa sentire, ruggisce, è più viva che mai.» È a partire da questa convinzione che Mariangela De Luca, giovane italianista e professoressa di liceo, ai più nota come vivace e magnetica divulgatrice culturale, ha scritto un libro agile e divertente, eppure capace di aprire un'infinità di porte: una felice e colta esplorazione della nostra lingua, degli usi, delle storpiature, dei neologismi e dei mutamenti che la rendono una materia incandescente. E non solo. Perché le parole che scegliamo per comunicare non testimoniano semplicemente dello stato attuale dell'italiano, ma dicono molto di chi siamo. Il linguaggio, come scrive De Luca, è infatti «un transito continuo tra noi e il mondo, uno sdoppiamento tra chi siamo e chi vorremmo essere, tra chi siamo e chi siamo stati». E «se diventiamo padroni delle nostre parole, saremo automaticamente padroni di noi stessi; ci mostreremo più sicuri, più sereni, più carismatici». Diventare migliori grazie alle parole, le nostre e quelle di chi ci ha preceduto: è questa la prima grande lezione di "La lingua parla (di te)". Il linguaggio possiede infatti «una forza particolare, in grado di investire e far mutare in meglio i nostri rapporti sociali e lavorativi», e spesso la chiave del cambiamento risiede proprio nelle parole attraverso cui decidiamo di dare forma al nostro mondo e nel modo in cui scegliamo di raccontarlo a chi ci sta attorno.
Peste e corna. Come disintossicarci da luoghi comuni, frasi fatte e compagnia bella Roscia Massimo - Sperling & Kupfer, 2018 - Varia
In fin dei conti, ognuno di noi le usa. Perché sono immediate, perché le sentiamo in ogni dove, perché chiunque le capisce (o almeno finge bene), perché quando non abbiamo altre parole fungono da salvifico pronto soccorso linguistico. Sono le frasi fatte: espressioni idiomatiche, modi di dire, metafore logore e formule preconfezionate che hanno invaso ogni ambito semantico. Il burocratese ne abbonda, il giornalese ne abusa, in cucina sono uno degli ingredienti principali e nel meteo poi mietono più vittime dei violenti nubifragi. A volte servono a dare colore al discorso o a rompere il ghiaccio, ma più spesso appiattiscono la comunicazione in un prevedibile ammasso verbale trito e ritrito, con il risultato di parlare molto senza dire niente. In questo libro, Massimo Roscia, il non-linguista, non-lessicografo e non-grammatico più innamorato dell'italiano, si diverte a prendere in giro la nostra inveterata tendenza a usare formule stereotipate a ogni piè sospinto. Lo fa tramite la storia di Mario, un mite impiegato romano che, ovunque si volti, si imbatte nella quintessenza della banalità espressiva, fino ad avere il sospetto che a essere trita e ritrita non sia la lingua, ma l'idea. Giocando con le parole come Flaiano e Campanile, Roscia torna a farci sorridere e riflettere sull'uso, talvolta bizzarro, che facciamo dell'italiano, e ci invita a cercare (almeno) un modo migliore per dire sempre le stesse cose.