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Libri editi da Streetlib Conflitti armati
Nel buio dei conflitti armati. I crimini di natura sessuale Morrone Antonio - Streetlib, 2020 -
Se è vero che la guerra ha accompagnato la storia dell'umanità, vi è un'altra costante, fra le tante, che ha caratterizzato i conflitti nel corso dei millenni: i crimini di natura sessuale. Partendo da questo importante spunto, analizzato le testo "arma di guerra", l'autore, oggi, in quest'ultimo lavoro delinea il difficile cammino su tale tipologia di crimine, diventando nei conflitti odierni vera e propria strategia militare. Con l'intento di rivolgersi all'opinione pubblica, il testo, nella sua essenzialità, svolge un preciso excursus storico sulla costante di tali delitti, spesso pianificati nei conflitti di ogni tempo, nonché sul susseguirsi delle norme del Diritto Internazionale e Diritto Internazionale Umanitario. Lo stupro, inteso sia come bottino di guerra o come strategia e tattica di un'operazione militare, è uno dei crimini più aberranti che possano essere attuati e censiti in una società civile. Le condanne dei tribunali penali internazionali della Ex Jugoslavia o del Ruanda risultano essere, oggi, pietre miliari nella tutela dei diritti umani delle donne. Le sentenze emesse fanno sì che i crimini di natura sessuale commessi durante una guerra, possono essere perseguiti e non vi è più quella sorta di virtuale impunità, di cui erano convinti i soldati, miliziani e truppe paramilitari, che si sono fronteggiati nei Balcani. Per la prima volta, gli atti di violenza sessuale vengono perseguiti come elementi costitutivi della campagna di genocidio e lo stupro è posto allo stesso livello di altri crimini contro l'umanità. Oggi i Tribunali Internazionali possono giudicare sulla base di norme codificate che consentono di superare l'ostacolo dell'irretroattività giuridica del Tribunale stesso, rispetto all'arco temporale dei crimini attuati; ostacolo che ha consentito, nel passato, a tanti criminali, come alle menti politiche di vari Governi, di restare drasticamente impuniti. In tale ottica, la sentenza "post mortem" dell'imperatore Hiroito per i delitti contro l'umanità perpetrati dalle truppe nipponiche nel corso della Grande Guerra. Occorrerà, ovviamente, che l'opinione pubblica internazionale non abbassi l'attenzione su tali delitti affinché questi non diventino una costante dei conflitti armati moderni.
Il dolore degli altri Battaglia Rinaldo - Streetlib, 2022
Da qualche mese abbiamo una nuova data sul calendario della storia, che sin da subito ha sconvolto tutto il mondo, con spettri e parole di cui, da 80 anni, si erano persi le traduzioni e i suoni. È il 24 febbraio 2022. Alle 4 del mattino le lancette della Storia sono state riportate indietro, al tempo dell'odio, delle stragi e degli olocausti. Quando il mondo si divise tra aggrediti ed aggressori. E, 80 anni fa, gli aggressori eravamo noi, ai fastosi dell'impero del duce, dell'uomo della provvidenza. Per gli altri, allora, il 6 Aprile 1941 ebbe lo stesso valore del 24 febbraio 2022, oggi, per gli ucraini. Mussolini quel giorno ordinò, di concerto con Hitler, di aggredire la terra vicina, quella a quel tempo chiamata Jugoslavia, vale a dire "terra degli slavi". Da lì si arrivò alla cintura di Lubiana, ai massacri di luglio a Podhum e in tutta la terra slava occupata, alle foibe del '43 e a quelle del biennio '45/'47. Magari qualcuno conosce politicamente solo questa pagina, quella del crimine delle foibe comuniste, che cronologicamente vennero dopo. Ma si sa nelle foibe fu versato sangue italiano, prima fu sangue degli slavi. E come diceva Fabrizio De André: «E per tutti il dolore degli altri è dolore a metà». Ma noi siamo stati il "prima" e poi è arrivato il "dopo". Prima siamo stati i carnefici, dopo le vittime. Cronologicamente dopo le vittime. Prima gli aggressori, poi gli aggrediti. Cronologicamente dopo gli aggrediti. Ma con un grande comune denominatore, sia prima che dopo: la guerra è solo ipocrisia, propaganda allo stato più criminale. E non esistono guerre giuste e guerre sbagliate. Non esistono vittime di serie A e vittime di serie B. Il dolore non conosce bandiere, non accetta confini e nemmeno distingue frontiere. Il dolore rimane sempre solo dolore.
Gaza spiegata a mio figlio Scala Tonino - Streetlib, 2025
Una tavola apparecchiata. Un notiziario in sottofondo. Un bambino che guarda e non capisce. Un padre che decide di non tacere. Gaza spiegata a mio figlio è una lettera civile, un atto d'amore, un grido sussurrato tra le macerie. Non è un trattato, non è un saggio. È il tentativo ostinato di raccontare l'ingiustizia, la guerra, la prigione a cielo aperto che è Gaza, con parole che un figlio - e un lettore - possano sentire sulla pelle. Con uno stile crudo e lirico, tra il racconto urbano e la profondità etica, questo libro attraversa la storia della Palestina, l'orrore dell'occupazione, le voci zittite dei giornalisti, i bambini che non dormono mai, le parole che fanno male ma vanno dette. È un libro che si rivolge a tutti i figli. A chi vuole capire. A chi si ostina a non voltarsi dall'altra parte. A chi crede che la memoria non serva ai morti, ma ai vivi.