Terre Blu Libri
Libri editi da Terre Blu Società e cultura: argomenti d'interesse generale
Castel Morrone 70. Il solco tra arte e partecipazione sociale Ibello Gabriella - Terre Blu, 2022 - Derive
Cosa distingue il rito del solco e le altre tradizioni contadine di Castel Morrone dalle tante consuetudini rurali dell'entroterra casertano? Cosa le rende uniche e nuovamente disponibile alla narrazione del contemporaneo? Nella primavera del 1975, il giovane Giovanni Tariello riprendeva i contenuti profondi del rito del solco per trasformarlo in un happening concettuale nei giardini della Flora di Caserta. Così lo scavo tracciato nella terra, attività propiziatoria e devozionale, diventava il "solco rosso" che attraversa il globo terrestre proiettando il significato rituale su scala planetaria. L'anno successivo recuperava nuovamente quel rito e tracciava il solco nel luogo deputato, a Castel Morrone. Successivamente ripeteva l'esperimento con altre pratiche, tutte di origine contadina: la Zeza, I dodici mesi, l'infiorata del Corpus Domini, Il volo, ma anche il lancio dello strummolo, la campana, in gergo 'U tizzù, o le cene contadine, portando fisicamente i contadini e le tradizioni morronesi nelle gallerie d'arte, riscuotendo consensi e riconoscimenti da parte della critica militante e in particolare di Enrico Crispolti, uno dei massimi storici dell'arte italiana. Infine, dando ad un paesino di pochi abitanti una visibilità internazionale, ritrovo di personaggi di spicco dell'arte contemporanea.
Aliano nel racconto di Carlo Levi. Ediz. illustrata Di Consoli Andrea Staino Isabella - Terre Blu, 2025 - Sguardi
Noi non sappiamo se Levi scrisse questo romanzo spinto dal bisogno "politico" di far conoscere al resto del mondo una realtà nascosta e marginale oppure se lo scrisse sull'onda di un rapimento psichico, da medium. Levi era uomo di scienza e di ragione, ma ha sempre avuto qualcosa, nello sguardo e nell'atteggiamento, di mitopietico, di mitologico, di olimpico, com'è stato più volte detto. Per quanto egli stia con precisione e lucidità nel qui storico, nelle concrete pieghe del reale, in lui emerge sempre questo sguardo "superiore", tra il lirico e il mitologico, di chi osserva le cose da una sorta di altura sacra ... (E lo sguardo di Isabella Staino) porta il Cristo altrove, lo rende universale, disarcionandolo dall'iconografia tradizionale del realismo meridionalistico. È come se Isabella Staino ricollegasse quest'opera all'immaginario universale della favolistica popolare - ho pensato a Chagall -, in tal modo dimostrando un aspetto fondamentale, e cioè che l'opera di Levi non è regionalistica, ma universale, perché tutte le civiltà contadine del mondo hanno questa stessa complessità e stratificazione morale e spirituale. (Andrea Di Consoli)