Libri di narrativa classica prima del 1945
Opere di narrativa classica antecedenti al 1945
Lo specchio delle creature Cisti Abd Al-Rahman D'onofrio S. (Cur.) - Unicopli, 2021 - Biblioteca Di Studi Sull'india
"Lo specchio delle creature" è un singolare trattato in lingua persiana, redatto nel 1632 dal sufi e dotto indiano Abd al-Rahman Cisti. Si tratta di un'opera assolutamente unica nel suo genere per l'audacia dell'invenzione narrativa dispiegata dall'autore. Ricorrendo all'espediente del 'manoscritto ritrovato', egli afferma di avere individuato, dopo lunghe ricerche, un testo sanscrito contenente un'antica profezia enunciata da Siva all'alba dei tempi. In essa il gran dio dell'induismo avrebbe predetto la creazione di Adamo, la missione di Muhammad, l'avvento dell'Islam in India e tutti i principali eventi della ierostoria islamica fino al Giorno del Giudizio. "Lo specchio delle creature" altro non sarebbe che la traduzione "senza alcuna aggiunta" di quel testo sanscrito, che gli indù, "per eccesso di fanatismo della loro religione", avrebbero tenuto nascosto per millenni. Dèi ed eroi, re e sapienti della mitologia indiana si trovano così reinterpretati in chiave islamica e presentati come agenti della divina provvidenza. Ma sotto il velame del suo artificio narrativo, Abd al-Rahman ricorre ad un'articolata strategia di inclusione e sussunzione gerarchica dell'induismo, finalizzata a presentare l'islam quale culmine e superamento della religione vedica, e al tempo stesso ad accogliere l'induismo entro il paradigma monoteista, creazionista e profetico dell'islam, tramite un uso inventivo degli stessi testi indù. Questa versione del "Mir'at al-mahluqat" - la sua prima traduzione integrale in un'altra lingua - è basata su sei manoscritti del testo originale individuati e collazionati dal curatore in varie biblioteche in Europa e Asia.
La vita operosa Bontempelli Massimo Cenati G. (Cur.) - Unicopli, 2013 - Metropolis
Nella Milano del 1919, dopo la Grande Guerra, niente può essere più come prima. Il protagonista, un letterato che presenta le sembianze dell'autore, è appena rientrato dal fronte e cerca di reinserirsi nella società civile in tutti i modi, attraverso le molteplici occasioni offerte dalla metropoli moderna: industria, edilizia, pubblicità, intrattenimento, persino politica. Per un verso o per l'altro l'intraprendenza operosa del reduce non ha mai riscontro positivo. Nessun personaggio di romanzo ha mai dimostrato maggior spirito di iniziativa o volontà di adeguarsi ai tempi che cambiano: ma neppure tanto candida ingegnosità nel procurarsi gli alibi più efficaci a riprova della propria emarginazione. L'umorismo di Bontempelli scandisce la progressione verso quella che ha tutta l'aria di essere una catastrofe mediante ritmi svelti e lineari, giocando sul contrappunto ironico di una voce narrante dall'ingenuità acuminata. Il disagio della modernità novecentesca è già tutto racchiuso in questo romanzo del 1920, capace di miscelare indagine socioculturale e vero.
La fabbrica Sperani Bruno Croci P. (Cur.) - Unicopli, 2014 - Metropolis
Opera ambientata tra gli operai edili in una Milano in ascesa capitalistica e che fa perno su una prospettiva dichiaratamente socialista, il romanzo apparve per la prima volta in dispensa nel 1894 sul "Tesoro delle famiglie italiane", rivista strettamente connessa con le edizioni della nuova "Farfalla" (fascicoli 46-52), dopo una gestazione e una vicenda editoriale piuttosto travagliate. La stesura va tuttavia retrodatata di parecchi anni sulla base di una lettera (rinvenuta dal curatore Paolo Croci) ad Arcangelo Ghisleri presso la sede bergamasca di "Cuore e critica" in data 29 dicembre 1888. In quell'occasione Beatrice Speraz faceva orgogliosamente osservare al suo destinatario come le ostilità di certa critica non le avessero tolto "la voglia di lavorare"; a riprova, non solo comunicava l'inizio della pubblicazione, sulla "Tribuna", del Romanzo della Morte, ma annunciava di aver intrapreso la stesura del La fabbrica. Difficile dire se, dopo l'inizio entusiastico testimoniato dalla lettera a Ghisleri, l'autrice fosse stata costretta da più pressanti impegni pubblicistici ad accantonarne la stesura per qualche anno. La presente edizione de La fabbrica, grazie alla accurata revisione del testo da parte del curatore, ristabilisce il testo originario senza omissioni o imprecisioni.