Solfanelli Libri
Libri editi da Solfanelli pubblicati nella collana Athenaeum con argomento Al
Dante «Semimedioevale» e «Neo-Ghibellino». Società, cultura e «realismo figurale» Catalfamo Antonio - Solfanelli, 2021 - Athenaeum
In occasione del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, questo libro intende fare chiarezza sulla vita e sull'opera del «sommo poeta», soffermandosi su alcuni passaggi biografici fondamentali, intorno ai quali la critica precedente, anche nelle sue espressioni migliori, ha creato degli equivoci, oppure ha assommato inesattezze, in relazione alla posizione politica di Dante nella Firenze del suo tempo e nelle lotte che la dominarono, ai mutamenti radicali in essa intervenuti dopo la cacciata dalla città e nel corso del lungo esilio, durato fino alla morte, con l'approdo ad un «neo-ghibellinismo» tutto da definire nei suoi elementi caratterizzanti. Il volume approfondisce, inoltre, un contesto più ampio, rappresentato dal Medioevo, quale si manifestò, nei vari campi, a livello italiano e internazionale, individuando la collocazione specifica che in esso assunse Dante, tale da poterlo definire intellettuale «semimedioevale». Infine, l'autore sottopone ad un'analisi serrata il «realismo figurale» dantesco, quale si manifesta soprattutto nella Divina Commedia, passando in rassegna, in particolare, gli studi di Bruno Nardi, Erich Auerbac, Charles Singleton, Antonio Gramsci, e, da ultimo, Mario Alinei e Ugo Dotti, e indicando la presenza in essi di elementi critici da condividere e di altri da approfondire, rielaborare, precisare o, addirittura, contestare.
In viaggio con Dante e con la Commedia (1971-2021). Saggi, relazioni, conferenze, interviste, note di diario Marianacci Dante - Solfanelli, 2021 - Athenaeum
Questo libro è il racconto di un viaggio durato cinquant'anni, dai tempi dei primi studi universitari fino ai giorni nostri, che Dante Marianacci ha compiuto in giro per il mondo, sempre o quasi sempre con la Divina Commedia sottobraccio o nella valigia, in compagnia di molti amici, spesso illustri studiosi, che ha ospitato nelle numerose città nelle quali si è trovato a vivere ed operare, come Praga, Dublino, Edimburgo, Budapest, Vienna, Il Cairo, invitandoli a tenere letture pubbliche, conferenze, relazioni a convegni, o anche semplicemente intervistandoli. Ne viene fuori un ricco e ben articolato panorama sulla presenza di Dante Alighieri nel mondo che, in questa eccezionale ricorrenza del settecentesimo anniversario della morte, si pone come un originale contributo allo studio e alla conoscenza del Sommo Poeta. Contributi di Ulla Åkerström, Fortunato Bellonzi, Vittorio Bresciani, Piero Calì, Arturo Cronia, Charles Dedeyan, Joseph Farrell, John Freccero, Pamela Hardesty, Béla Hoffmann, János Kelemen, Alfred Noe, Pavel Linhart, Hussein Mahmoud, Vladimír Mikes, József Pál, Giorgio Patrizi, Dagmar Reichardt, Jacqueline Risset, Michele Rovini, Géza Sallay, Piotr Salwa, Vittorio Sermonti, Hans Werner Sokop, Enrico Tiozzo.
Dante contro Cavalcanti. «Ortodossia» e «miscredenza» nella temperie politico-dottrinale e letteraria del loro tempo Catalfamo Antonio - Solfanelli, 2019 - Athenaeum
Gianfranco Contini ha scritto che l'«ombra» di Dante è presente in tutta l'opera di Guido Cavalcanti, ben oltre gli anni della comune esperienza stilnovista, nei quali il «sommo poeta» considerò l'«ottimo filosofo naturale» (secondo la felice definizione di Boccaccio) suo «primo amico», per distaccarsene successivamente. Sulla scia del grande filologo, la critica ha visto sempre Cavalcanti in funzione di Dante, collocandolo qualche gradino al di sotto di lui, dal punto di vista del valore artistico. Ma Antonio Gramsci, in alcune pagine veramente pregnanti dei Quaderni del carcere, ha creato le premesse per valutare Cavalcanti in tutta la sua grandezza, come massimo rappresentante dell'«eresia» comunale, anticipatore dell'«umanesimo laico», affermatosi nei secoli successivi, con proiezioni fino ai nostri giorni. Il presente volume si propone di rappresentare senza reticenze lo scontro che oppose Dante e Cavalcanti, portatori di due concezioni della vita e dell'arte assolutamente inconciliabili, fondate rispettivamente sull'«ortodossia» cristiana e sulla «miscredenza», che sfociarono in una lotta senza esclusioni di colpi, al di là delle forme apparenti della «cortesia» medievale, che rende realistica l'ipotesi che il «sommo poeta», come priore, abbia decretato la condanna all'esilio sarzanese dell'ex «primo amico» e la conseguente morte per malaria, causata dall'insalubrità dei luoghi, non per ossequio alla «ragion di Stato», ma per un atto di rivincita.