Aguaplano Libri
Libri editi da Aguaplano pubblicati nella collana Biblioteca Studi Lingue indo-europee
Prossime uscite della collana Biblioteca Studi
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9788868592714 Le carte e gli scritti di Aurelio Navarria (1897-1977). L'itinerario critico verghiano
- 9788843085774 Capirsi e fraintendersi al computer
- 9788843076345 Da «Matronae» ad «Augustae». La condizione femminile nella casa imperiale giulio-claudia
- 9788843074624 Il sondaggio d'opinione. Regole, effetti, limiti
- 9788843074440 Cimone di Milziade e Atene
- 9788843056651 Temi di antropologia culturale. Fare, dire, sentire
- 9788829037827 La lingua usabile
- 9788829037773 Anatomia patologica...
- 9788829037766 Narrare con il design
- 9788829037759 Qualità ed etica nella ricerca
Una lunga fedeltà a Italo Calvino. Con lettere edite e inedite Falaschi Giovanni - Aguaplano, 2019 - Biblioteca. Studi
«La prima lettera di Calvino a me è del 1971, l'ultima del 1983. In tutto sono 17 lettere, fra edite e inedite; un arco di tempo lungo, intervallato da incontri a Torino presso la Einaudi e a casa sua, ancora a Torino e poi a Pineta di Roccamare; e a Firenze. Nell'Introduzione ricostruisco i nostri incontri e do conto delle nostre conversazioni. In qualche modo ho fatto il ritratto di Calvino come persona. Ma dalle lettere di questo grande intellettuale emerge il suo lavoro appassionato di editor, mai documentato fino a ora per nessun autore con questa abbondanza di testi. E questa è un'altra novità. Perché esse illustrano anche la storia di un libro, il mio "La Resistenza armata nella narrativa italiana", uscito da Einaudi nel 1976. Calvino si prese la briga di seguirlo passo passo, incoraggiandomi o correggendomi, brontolando quando i capitoli che gli mandavo avevano difetti, segnalandomi testi da leggere e temi da approfondire: il tutto con un'intelligenza e una passione quale si potevano finora soltanto attribuirgli e che qui sono ben documentate. E nelle lettere c'è anche altro: giudizi su autori, sul proprio lavoro (sia in generale che in particolare: per esempio sulle "Città invisibili"), anche sulla propria generazione e sul suo passato resistenziale; insomma, un'esemplare e grande disponibilità verso quel giovane intellettuale che io ero. Il mio primo saggio su di lui è del 1971, l'ultimo del 2017. "La lunga fedeltà" che ho dato al titolo è il mio scavo appassionato sulla sua opera, che non ha mai cessato di stimolarmi. Il titolo ha un'ascendenza nobile, perché l'ho mutuato dal volume di Contini su Montale: un critico che Calvino ammirava e un poeta che conosceva a memoria. Insomma: è quasi un cinquantennio che leggo e rileggo, fra gli altri, questo scrittore. Nell'orizzonte globale delle merci e dei libri - in cui mancano punti di riferimento per capire la nostra realtà, in questo clima in tutti i modi minaccioso - non sarà il caso di rileggere attentamente questo grande intellettuale-scrittore? E non sarà il caso che scuola e Università comincino a proporlo seriamente ai più giovani?» (Giovanni Falaschi)
Anni di piombo, penne di latta. (1963-1980. Gli scrittori dentro gli anni complicati) Contu Roberto - Aguaplano, 2015 - Biblioteca. Studi
L'idea da cui nasce questo libro è che il "quindicennio lungo" 1963-1980 sia stato il tratto decisivo di una crisi sistemica del mondo intellettuale italiano. Se nell'immediato Dopoguerra si era giunti alla canonizzazione del modello di intellettuale partecipe alla costruzione di una società migliore, già dalla fine degli anni Cinquanta, e in modo decisivo durante i Sessanta, tale aspirazione entrò in crisi. Gli anni Settanta registrarono un disorientamento nella facoltà degli scrittori di farsi interpreti della realtà. In questo contesto, emersero impreparazione, senso di spiazzamento, a volte imbarazzante mancanza di coraggio. Se al massimo grado di tensione la nostra intellighènzia cercò di partorire il proprio articolato "io so", il mondo rispose con un ben più sonoro "non ci interessa". Il fatto che l'ultima spiaggia di tale pretesa fu quella dei giornali non fece che sottolineare il rumore della ritirata degli scrittori. Gli anni Ottanta avrebbero visto così la luce a partire dal superamento di statuti intellettuali che non avevano retto il colpo di una società divenuta troppo estesa e troppo di tutti per continuare ad aspettare la parola di uno solo.
Shakespeare e l'urlo di Narciso. Viaggio nel «Riccardo II» Catà Cesare - Aguaplano, 2015 - Biblioteca. Studi
Narrando la caduta di Riccardo II, l'ultimo Re per diritto divino sul trono inglese, Shakespeare racconta un'apocalisse della storia. Ma non solo: come sempre in Shakespeare, il dramma definisce un archetipo, quello di Narciso, il cui desiderio si frantuma contro la realtà generando un urlo - quello che ogni uomo lancia quando si accorge di essere soltanto, e miseramente, se stesso. Il libro, un saggio fuori dagli schemi in cui si mescolano filosofia e la storia del teatro, prova ad ascoltare, e a interpretare, proprio questo urlo.