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Libri editi da Aska Edizioni pubblicati nella collana Ad Fontes Biografie: personaggi storici, politici e militari

Concino Concini maresciallo d'Ancre. Ascesa e caduta di un gentiluomo toscano alla corte di Francia (1600-1617) libro
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LIBRO   9788875422080

Concino Concini maresciallo d'Ancre. Ascesa e caduta di un gentiluomo toscano alla corte di Francia (1600-1617) Fabbri Carlo   -  Aska Edizioni, 2014  -  Ad Fontes

Concino Concini era nipote del notaio Bartolomeo, il segretario e uomo di fiducia di Cosimo I de' Medici, che con la sua azione diplomatica aveva permesso al granducato di occupare un posto di rilievo tra le principali potenze europee. Concino, il più intraprendente fra i suoi nipoti, riuscì a farsi inserire nel gruppo di gentiluomini che avrebbero accompagnato a Parigi Maria de' Medici novella sposa del re di Francia Enrico IV; e... durante il viaggio della flotta toscana da Livorno a Marsiglia, si mise a far la corte a Leonora, "sorella di latte" ed amica intima della regina, che finì per ricambiare le sue attenzioni. Sotto il regno di Enrico IV, i coniugi Concini ottennero cariche di prestigio e corpose elargizioni.

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Le avventure di una famiglia di mercanti-banchieri fiorentini. Storia documentata dei Rinieri del Vaio di San Giovanni libro
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LIBRO   9788875424015

Le avventure di una famiglia di mercanti-banchieri fiorentini. Storia documentata dei Rinieri del Vaio di San Giovanni Battista Gabriella   -  Aska Edizioni, 2024  -  Ad Fontes

Lo studio riguarda la storia di una famiglia tra le più importanti di Firenze, dalle origini alla sua estinzione nel XVII secolo, sulla quale l'autrice ha indagato a lungo in fonti d'archivio. Pur facendo parte dell'élite cittadina, legata ai Medici e alle relative vicissitudini storiche, finora era stata citata solo occasionalmente in saggi specifici; quindi, si è resa necessaria una visione completa di tutta la sua ricostruzione. I Rinieri (Berri), inurbatisi dal contado fiorentino intorno alla prima metà del Duecento nel popolo di San Pancrazio, appartennero ad una famiglia di banchieri e mercanti attiva tra il XIII e il XVII secolo. Ben presto fondarono una loro compagnia bancaria, ma i loro interessi spaziavano anche in altri campi, come il commercio laniero, e la partecipazione alla vita pubblica. Neri fu priore nel 1284 e nel 1287 e nel 1295 si schierò a favore di Giano della Bella. Fu socio fino al 1315 della compagnia bancaria di Giovanni Buiamonti, considerato da Dante grande usuraio (Inf. XVII). I suoi figli, Filippo e Piero iniziarono la loro attività di banchieri agli inizi del Trecento, quando entrarono nella compagnia dei Bardi, curando gli interessi della società soprattutto all'estero. Tra fine Trecento e per tutto il secolo successivo furono attenti a contrarre unioni con le maggiori famiglie fiorentine: dai Portinari ai Pitti, dai Sassetti ai Tornabuoni e ai Pazzi. Cristoforo fu il primo della famiglia ad occupare un ruolo di amministratore statale sotto Cosimo I, tanto che nel 1543 era senatore granducale. Il declino del casato cominciò con l'adesione di due membri della famiglia alla congiura contro i Medici ordita da Orazio Pucci. La famiglia si estinse nel 1640.

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Diario della guerra che non ho combattuto. Un italiano ebreo tra persecuzione e Resistenza libro
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LIBRO   9788875422189

Diario della guerra che non ho combattuto. Un italiano ebreo tra persecuzione e Resistenza Supino Giulio  Sarfatti M. (Cur.)   -  Aska Edizioni, 2014  -  Ad Fontes

Il diario che Giulio Supino, professore di Idraulica espulso nel 1938 perché ebreo, appuntò su taccuini nel 1939-1940 e nel 1943-1945 (per il periodo intermedio sono conservati fogli sparsi) contiene molte storie, da lui vissute o osservate: la propria vita a Bologna, la seconda guerra mondiale, la persecuzione antiebraica, l'inizio del suo impegno antifascista, e poi la Resistenza nelle fila del Partito d'Azione, la partecipazione alla vita sociale, lo studio, la rete amicale, la vita clandestina con la famiglia a Firenze nel 1943-1944, l'impegno nella ricostruzione fino al rientro a Bologna appena liberata. Il diario viene qui pubblicato con il titolo che l'autore appose a un progetto di autobiografia, intrapreso dopo la guerra ma non portato a conclusione. L'inusuale "non" contenuto nel titolo rimarca il suo non aver combattuto nell'esercito italiano, perché ebreo, e non aver partecipato militarmente alla Liberazione di Firenze, perché ferito. Ma con ciò Supino non intendeva sostenere militarismo e bellicismo; poco sotto quel titolo egli scriveva: "Voglio raccontare come ho visto una guerra che non si doveva fare".

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