Bollati Boringhieri Libri
Libri editi da Bollati Boringhieri pubblicati nella collana Temi Migrazioni, immigrazione, emigrazione
L'isola del non arrivo. Voci da Lampedusa Aime Marco - Bollati Boringhieri, 2018 - Temi
Lampedusa è un pezzo dimenticato d'Italia, assente persino dalla cartina del meteo in tv. È una piccola isola, più vicina all'Africa che all'Europa, lunga appena sei chilometri, battuta dal vento, circondata da un mare meraviglioso e abitata da una piccola popolazione, per lo più di pescatori. Di colpo, Lampedusa balzò all'onore delle cronache nazionali una prima volta nel 1986, quando Gheddafi le lanciò contro due missili. Tornò nei telegiornali nazionali con la prima ondata migratoria, dopo la primavera araba, e poi soprattutto con la nuova ondata dei migranti provenienti dall'Africa subsahariana. Senza volerlo, Lampedusa è così diventata un simbolo: l'avamposto d'Europa, la prima meta delle masse di disperati in fuga dalla guerra e dalla fame. Il 3 ottobre 2013 avvenne la tragedia: un barcone si rovesciò a poche centinaia di metri dalla spiaggia, lasciando in mare trecentosessantotto morti accertati. Come ha reagito la popolazione dell'isola all'enorme pressione mediatica alla quale è stata improvvisamente sottoposta? Cosa pensano i lampedusani degli immigrati? Come reagisce l'Italia che si trova davvero sulla prima linea della più tragica emergenza internazionale degli ultimi anni? Per rispondere a queste domande, Marco Aime ha parlato a lungo con gli abitanti, con le autorità e con la gente comune dell'isola. L'isola del non arrivo è il racconto di queste voci, che tracciano un ritratto complesso e plurale, dove tuttavia prevale su tutto la solidarietà tipica della gente di mare.
Nel labirinto delle paure. Politica, precarietà e immigrazione Bonomi Aldo Majorino Pierfrancesco - Bollati Boringhieri, 2018 - Temi
Modernità in polvere, tessuto sociale a brandelli, guerra civile «molecolare». La Grande Crisi, nella quale siamo immersi, è il più marcato punto di frattura che la società occidentale abbia affrontato nel dopoguerra. Ci siamo dentro e, come sempre avviene, quando si è dentro a qualcosa si fatica a distinguerne i contorni e a individuare una via d'uscita. Non si tratta solo di crisi economica; il mutamento radicale che ci investe coinvolge aspetti sociali, antropologici, politici, tecnologici e persino climatici, che ci hanno mutato nel profondo. In questa terra di mezzo si fa strada la paura, ed è quindi vitale analizzare con attenzione il reale per poter proporre soluzioni possibili. La soluzione più facile è sfruttare questa paura diffusa, soprattutto degli ultimi, dei sommersi, alimentarla di rancore e rovesciarla su chi sta ancora più in basso. È la via scelta dai populismi e dai neonazionalismi, che puntano il dito accusatorio verso una popolazione disperata e lacera di migranti, ai quali viene addossata la colpa del malessere diffuso. A questa retorica la sinistra non sembra in grado di fornire una narrazione alternativa e pare aver smarrito la ragione principale del suo ruolo politico: stare «in mezzo», creare i presupposti per nuove relazioni sociali, tendere una mano ai deboli e preparare per loro un terreno di affrancamento. Questo libro è un urlo lanciato alla nostra società, scritto da chi la società la studia profondamente da molti anni, assieme a chi sta cercando, quotidianamente nella sua azione politica, di operare a Milano per cambiarla.
Ius migrandi. Figure di erranti al di qua della cosmopoli Vitale Ermanno - Bollati Boringhieri, 2004 - Temi
Questo volume non intende riformulare le presunte "leggi generali" dei fenomeni migratori, né offrire una ricostruzione storica di esperienze di migrazione. Intende, piuttosto, definire una tipologia del migrante moderno, riconoscendone alcune fisionomie essenziali. Dall'interpretazione di alcuni testi al confine tra narrativa e autobiografia, filosofia e politica, emergono così cinque figure di erranti - l'emigrante, il profugo, il marrano, l'autodeportato e l'autosegregato - il cui semplice arrivare, fermarsi e ripartire nell'indifferenza o nell'aperta ostilità dei "sedentari", mette a nudo le ipocrisie di una civiltà che si crede fondata sul rispetto dei dirittti fondamentali della persona. Diritti dei quali gli erranti non godono.