Deriveapprodi Libri
Libri editi da Deriveapprodi pubblicati nella collana Deriveapprodi Periodo moderno dal 1500 in poi
Guerra alla democrazia. L'offensiva dell'oligarchia neoliberista Dardot Pierre Laval Christian - Deriveapprodi, 2016 - Deriveapprodi
La parola «crisi», utilizzata negli ultimi trent'anni per indicare un meccanismo oggettivo indipendente dall'azione umana, maschera di fatto la realtà di una guerra politica portata avanti da diversi attori, privati e pubblici, nazionali e globali. Da questo punto di vista la politica, in quanto esercizio del potere, non è nient'altro che la forma con la quale viene instancabilmente portata avanti la guerra tra classi da parte dell'oligarchia politico-finanziaria. Questa guerra ha per posta in gioco l'organizzazione della società e per strumento l'economia. Ha l'obiettivo di trasformare, talvolta distruggere, le istituzioni sociali che garantivano una relativa autonomia individuale, famigliare, e più in generale collettiva di fronte al mercato del lavoro e alla subordinazione nei confronti del capitale. Gli argomenti di moralità sulla «virtù» dell'austerità nascondono a stento l'obiettivo principale: indebolire fino a far scomparire tutto ciò che ha consentito agli individui, soprattutto a partire dalla metà del XX secolo, di non stare completamente in balìa del capitale e del mercato. Questa guerra ha come effetto più complessivo quello della disattivazione di qualunque capacità di azione collettiva autonoma della società. Il neoliberismo è così attivamente impegnato a sfasciare la democrazia. Imponendo lentamente, pezzo dopo pezzo, una cornice normativa globale che assolda individui e istituzioni dentro una logica implacabile volta a demolire le capacità di resistenza e di lotta. Una logica che nel tempo non si indebolisce, bensì si rafforza. È questa natura antidemocratica del sistema neoliberale a spiegare la spirale della crisi economica che attraversiamo.
Storia politica della moltitudine. Spinoza e la modernità Del Lucchese F. (Cur.) - Deriveapprodi, 2010 - Deriveapprodi
"La differenza fra me e Hobbes, della quale mi chiedete - scrive Spinoza a un suo ansioso e preoccupato corrispondente - consiste in questo, che io continuo a mantenere integro il diritto naturale e affermo che al sommo potere in qualunque città non compete sopra i sudditi un diritto maggiore dell'autorità che esso ha sui sudditi stessi, come sempre avviene nello stato naturale". Negli anni Settanta del XVII secolo, nel cuore dell'epoca contrattualistica e agli albori del liberalismo moderno, la sfida viene così lanciata: è possibile - e anzi necessario - per Spinoza pensare la sovranità in un rapporto di assoluta immanenza alla comunità politica, concepire lo Stato come subordinato al diritto, immaginare la potestas come una funzione e un'espressione della potentia. La libera moltitudine non è più rivolta verso il volto rassicurante del sovrano, come nel frontespizio del Leviatano, perché non ha più bisogno di essere rappresentata per esistere. Non si tratta, per Spinoza, di rendere gloria a un nuovo dio mortale (la moltitudine invece del sovrano). Si tratta piuttosto di fondare la consistenza ontologica del soggetto (di ogni soggetto, quello singolo come quello collettivo) nella rete immanente delle relazioni individuali che, in politica, si chiamano rapporti di forza: mantenere il diritto naturale nello Stato significa, per Spinoza, mantenere integro un vero e proprio "diritto di guerra" fra i sudditi e il sovrano."
Stanno tornando. I foreign fighters jihadisti raccontati dalle loro madri Cerino Giulia - Deriveapprodi, 2018 - Deriveapprodi
«Hanno tra i 16 e i 26 anni e sono immigrati di seconda e terza generazione. In pochi mesi hanno cambiato vita: hanno abbandonato la loro casa, le loro madri, le abitudini, gli amici e ogni altro sogno in terra occidentale. Mandando tutto all'aria hanno pianificato il proprio viaggio verso lo Stato islamico. La maggioranza di essi ha abbandonato l'Europa nel 2011, ma il numero di reclutati stranieri è andato crescendo fino al 2015. Per lo più sono partiti da questi quattro paesi: Belgio, Francia, Germania e Regno Unito. Numerose madri di foreign fighters affermano che gli enti locali non le hanno mai aiutate mentre i loro figli si radicalizzavano. "Il fallimento non è solo quello delle madri", sostiene Aziza, ma dell'intero sistema: il fallimento dello stato sociale e dell'idea di uguaglianza, delle politiche di integrazione e del sistema di protezione sociale». Prefazione di Corrado Formigli.