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  • 9791255213611 La saga nera dei Borgia
  • 9791255213604 I medici della morte
  • 9791255213574 Gerusalemme anno zero movimenti messianici e identità:
  • 9791255213529 Hitler, biografia di un dittatore
  • 9791255213512 Il regno di Napoli
  • 9791255213475 Cavie umane nei lager nazisti
  • 9791255213437 Mafia. Una storia italiana
La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar libro
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LIBRO   9788864731926

La Germania. Storia di una cultura da Lutero a Weimar Merker Nicolao   -  Editori Riuniti University Press, 2016  -  Biblioteca

Questa Germania di Nicolao Merker, è prima di tutto una narrazione, puntuale e senza reticenze. Storia di una cultura in senso ampio, della cultura dei grandi intellettuali e di quella della gente comune, di quella che ha sede nei testi e nelle idee ovunque si formino e di quella che si incarna nei «fatti» e nelle relazioni materiali tra gli uomini. Altre Germania, da Tacito a madame de Stäel, hanno segnato attraverso i secoli le domande e le risposte dell'Europa. Ma più che di storia, si è spesso trattato dei grandi miti, dei paradigmi culturali che hanno unito e diviso in ogni contrada europea partiti, orientamenti dell'opinione, movimenti spirituali, religiosi e politici. La Germania, centro e cuore dell'Europa da quando questa storia comincia, ha diviso più che unito l'Europa (o l'Europa si è divisa nella e per la Germania). Narrare una vicenda come questa, che da Lutero giunge fino a Weimar traversando cinque secoli della contemporaneità, significa forse oggi scegliere un approccio più laico e razionale, più volto al futuro che al passato, meno preoccupato di colpe, assoluzioni e condanne. Certo c'è stata e c'è ancora una Germania «buona» accanto e contro una Germania «cattiva»: Müntzer o Lutero, Böhme o il protestantesimo ufficiale, Bebel o Bismarck, Karl Liebknecht o Ludendorff. Dopo il novembre 1918 la Germania, pur diventata una repubblica, continuò a portare il nome ufficiale di Deutsches Reich (Reich tedesco). Fu «una repubblica nostalgica di impero». La nostalgia di impero spiega buona parte delle contraddizioni che dal 1918 in poi si accumularono fino all'esito allarmante che avranno nel 1933. È stato talvolta sollevato il quesito di che cosa sarebbe successo della Germania neonazista senza la guerra. Il neonazismo (e per l'Italia il neofascismo) hanno spesso sottolineato come unico errore dei due regimi la loro entrata in guerra. Ma anzitutto la guerra per conquistare la più ampia possibile area di dominio non era per i due regimi una scelta opzionale, bensí una politica ad essi coessenziale. La guerra solamente accelerò il crollo di un edificio destinato a rovinare comunque per cedimento strutturale. Caduta la Cortina di ferro, la Germania è diventata, con l'inglobamento della RDT il più forte Stato dell'Unione europea. Da allora hanno contato ancora di più, e continuano a contare, i suoi orientamenti e atteggiamenti circa la struttura e il futuro dell'Unione. Come conta altrettanto la percezione e visuale che della Germania hanno gli altri Stati dell'Unione.

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LIBRO   9788835982760

Il brigantaggio meridionale. Cronaca inedita dell'Unità d'Italia De Jaco Aldo   -  Editori Riuniti University Press, 2026  -  Biblioteca

«Negli anni '60 del secolo scorso nel Mezzogiorno italiano c'era una guerra feroce, senza leggi internazionali da rispettare, senza prigionieri, senza trincee e retrovie. Dei due eserciti quello "vero", con le divise in ordine e gli ufficiali usciti dalla scuola militare di Torino, se ne stava di presidio nei paesi, isolato come fosse nel cuore dell'Africa, fra gente che aveva lingua e costumi incomprensibili e, quasi sempre, un figlio o un fratello fra le montagne a tener testa agli "invasori". Ogni tanto il presidio veniva a sapere di qualche "reazione agraria" di qualche "ribellione borbonica" e accorreva di zona in zona, sulle poche strade conosciute, a reprimere le rivolte. Dai boschi e dalle montagne scendeva allora ad affrontarlo l'esercito silenzioso dei briganti. Nei paesi intanto si rinnovavano qua e là gli incendi dei municipi e degli uffici del catasto, i saccheggi delle case dei "galantuomini", si instauravano effimere amministrazioni che rendevano obbedienza all'esiliato Borbone. Tutto finiva con la restaurazione dei simboli dei Savoia e con la fucilazione in piazza dei briganti presi prigionieri, uomini dai volti chiusi dalle grandi barbe, dai vestiti fatti di pelli. [...] Questa "guerra" durò per circa cinque anni; difficile dire il giorno in cui essa cessò del tutto giacché, naturalmente, non fu firmato alcun armistizio. Si può dire che fini quando nelle selve incendiate e semidistrutte a colpi di cannone non rimasero che poche decine di banditi mentre nelle carceri o a domicilio coatto migliaia di contadini d'Abruzzo, di Puglia, di Terra di Lavoro, di Basilicata, di Calabria, incominciavano a scontare le loro condanne. [...] Lo Stato appena sorto impegnò nella repressione dei "reazionari" metà del suo esercito, circa 120.000 uomini. Il destino del contadino meridionale si delineava ormai nell'alternativa indicata da Francesco Saverio Nitti: o brigante o emigrante». (Dall'introduzione di Aldo De Jaco)

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