Edizioni Efesto Libri
Libri editi da Edizioni Efesto pubblicati nella collana In Artem Edifici religiosi
Per manufacere li claustri. Studio di fonti sulla fondazione delle domus franciscanae di Adrano tra Cinque e Seicento Mursia Antonio - Edizioni Efesto, 2019 - In Artem
"Occorre essere grati all'autore, per avere affrontato il duro lavoro di archivio necessario a ricomporre, con competenza, la storia dell'insediamento di alcuni dei maggiori ordini religiosi nella Adrano di età moderna. Il risultato è un libro di saggi tematicamente ben organizzati, con un filo rosso che guarda alla propagazione della famiglia francescana attraverso la ricostruzione della fitta rete di attori sociali che parteciparono all'impresa complessiva. Il libro non propone, però, solamente un'originale rilettura dello spazio urbano e dell'intreccio di questioni derivanti dall'investimento materiale compiuto da alcune famiglie dell'élite cittadina per realizzare la loro devozione, ma guarda piuttosto ai progetti politici che ne furono alla base, mantenendo alta l'attenzione tra gli indubbi vantaggi derivanti da un maggior controllo sociale della popolazione e il prestigio derivante dal ruolo di protettori di ordini religiosi, in una società determinata dalle possibilità offerte dal «controllo del sacro». Ma quel che va qui segnalato, è che il libro sottrae quelle vicende all'oblio cui spesso l'età moderna è costretta dall'attenzione verso l'antichità." (dalla postfazione di Lina Scalisi)
La chiesa di S. Irene, la peste del 542 e la scultura della seconda metà del VI secolo a Costantinopoli Russo Eugenio - Edizioni Efesto, 2023 - In Artem
Nella chiesa di S. Irene è oggi pacifico che il colonnato dell'VIII sec. (frutto della ricostruzione dopo il terremoto del 740) sia stato alterato in epoca ottomana. Ma l'analisi archeologica dei resti e quella comparativa con gli altri interventi ottomani sulle chiese di Costantinopoli portano a concludere che i colonnati attuali siano quelli dell'VIII secolo. È una conclusione sconcertante per la situazione dei colonnati stessi, che vedono l'impiego di capitelli rovesciati come basi e di colonne di differente altezza. Ma tale conclusione è clamorosamente confermata da un documento del 10 maggio 1552 - che finora era stato ignorato nel dibattito -, in cui il sultano Solimano il Magnifico ordina di prelevare da S. Irene soltanto le colonne che non avrebbero provocato danni alla cupola, cioè soltanto le colonne del quadriportico, 16, non le 10 dell'interno. Ora, sotto due colonne del lato nord sono reimpiegate come ipobasi due metà di una lastra, di un pluteo, la cui decorazione è dunque dell'epoca di costruzione della chiesa (costruzione che va posta negli anni '50 del VI sec., quasi contemporaneamente al S. Giovanni di Efeso), e non dell'VIII sec. come si è detto sinora. Dall'analisi della decorazione di tale pluteo prende l'avvio una diversa nuova ricostruzione capillare della produzione della scultura a Costantinopoli a partire dalla metà del VI secolo. Una produzione che ci sorprende, dal momento che non contempla più la presenza di sculture lavorate a giorno con il trapano corrente. La spiegazione che offro del fenomeno è data dalle catastrofiche conseguenze provocate nella capitale dalla peste del 542: la difficile scuola del lavoro a giorno con il marmo si è estinta con la morte dei maestri e la perdita delle botteghe di massima specializzazione.