Gaspari Libri
Libri editi da Gaspari pubblicati nella collana Diaristica Fotografica Preistoria
Ulderico e il figlio irrequieto. La guerra di Etiopia e le tensioni degli anni Settanta Bressan Carlo Pantanali A. (Cur.) - Gaspari, 2013 - Diaristica Fotografica
«Scrivendo di Ulderico, Carlo ha ripercorso un secolo di storia: i ricordi della Grande Guerra, il fascismo, la violenza, la manipolazione delle coscienze e le ambizioni imperiali, la conseguente tragedia della Seconda guerra mondiale, la prigionia americana, gli anni difficili dell'immediato dopoguerra e il microcosmo di Aiello, il loro paese: Aiello centro del mondo e di una intensa e attiva vita sociale a cui entrambi hanno sempre partecipato con grande generosità e passione». (Bianca Agarinis). «Il libro di Bressan non è dunque solo viaggio nella memoria ma anche storia orale che aiuta a capire un momento importante dell'evoluzione politica, culturale e sociale di una stagione e di un paese... Paese che, non del tutto consapevole del percorso finale, si stava avviando verso la crisi di fine secolo». Nereo Battello «L'incipit di questo affascinante e significativo gioco della memoria è costituito dall'album africano di Ulderico. Il figlio è attratto e al tempo stesso respinto: le immagini inconsuete e sere- ne dell'Africa contrastano visibilmente con le nefandezze di Graziani e del colonialismo italiano. Ma l'album è l'inizio della lunga storia del rapporto tra un padre e il figlio irrequieto: un dialogo intenso e rasserenante fatto di reciproco rispetto, di affetto, di comprensione, non senza punte di tensione». (Giampaolo Borghello)
Dai dragoni del Genova ai bersaglieri di Boriani. Il diario di guerra di un intellettuale aristocratico Bracci Testasecca Lucangelo Ficini S. (Cur.) Bracci M. (Cur.) Papafava F. (Cur.) - Gaspari, 2006 - Diaristica Fotografica
Il fante nella ritirata di Caporetto fu, è vero, una rivelazione per il capitano Bracci ma non nella direzione che individua Mario Isnenghi. A questo proposito Lucangelo nel 1918 collaborerà alla redazione del programma di Volontà che afferma inequivocabilmente: "Ci avevano sempre detto, tutti, dal professore di università al segretario della società operaia, dagli uomini di governo ai vigili urbani, ci avevano detto che un popolo più indisciplinato, più cialtrone, più volubile, più venale, più smidollato del nostro, non era possibile trovare nel globo terracqueo; un popolo, per colmo, tenace nella abiezione, incorreggibile. Invece, vivendo per mesi a lato del nostro soldato, giorno e notte, lo abbiamo trovato buono, docile, disciplinato, lavoratore fino all'esaurimento, affettuoso, generoso fino al sacrificio della vita. Questo figlio del popolo, ignorante, sporco, ruvido, al quale l'Italia d'oggi nulla ha dato, perché potesse elevarsi alla dignità di uomo e che a lei tutto ha votato con slancio commovente, noi lo abbiamo visto, se comandato da uomini moralmente degni di lui, rimanere e combattere, su linee faticosamente conquistate e flagellate dal nemico, fin sette giorni consecutivi, senza tregua, senza riposo, affamato, assetato, insanguinato, cencioso; ma sempre sereno, fermo di cuore e di braccio, spesso di buon umore. Ed abbiamo finito per ammirarlo, per amarlo profondamente, per vergognarci talvolta di noi stessi. Nel soldato abbiamo conosciuto ed amato le grandi virtù del nostro popolo; di quella grande parte oscura dell'Italia nostra che lavora e risparmia, che non sa leggere e scrivere, ma vive nell'onestà, nel culto della famiglia e dell'onore, che sente ancora intensamente la gratitudine, l'amicizia e l'impegno morale della parola data. Di questo popolo l'esperienza di guerra ci ha resi fieri".