Il Ponte Vecchio Libri
Libri editi da Il Ponte Vecchio pubblicati nella collana Vicus Studi Santarcangiolesi Storia
Faenza. «La cava degli assassini» Albonetti Gabriele Randi Mattia Raggi Carlo - Il Ponte Vecchio, 2020 - Vicus. Studi Santarcangiolesi
C'è stato un tempo non lontano in cui le città della Romagna, e più di tutte Faenza, rappresentavano la più grande preoccupazione per le Autorità nazionali per la diffusa delinquenza e per l'efferatezza dei delitti che vi venivano compiuti. Ne discutevano in Parlamento e i Governi ammassavano poliziotti e carabinieri, a volte anche l'esercito. Era la seconda metà dell'800, nei decenni di transizione fra Stato Pontificio e Unità d'Italia, c'erano il brigantaggio, gli accoltellatori, le rese dei conti con la saracca e l'archibugio: era facile che si riproponesse nell'opinione pubblica nazionale lo stereotipo antico dei romagnoli violenti, faziosi, settari, perfidi e traditori; ma sul finire del secolo Olindo Guerrini, in un celebre sonetto, si ribellava all'idea che queste terre fossero considerate "la cava degli assassini". Era un giudizio esagerato, segnato anche dal bisogno delle classi dirigenti della Destra Storica di associare le lotte di mazziniani, garibaldini, anarchici e socialisti, tutti molto radicati in Romagna, alle azioni dei criminali comuni. Tuttavia è innegabile che una lunga scia di sangue attraversi la storia di questa come di altre città di Romagna: dall'eliminazione di Avidio Nigrino nel 118 d.C. per mano dei sicari di Adriano, all'assassinio di Galeotto Manfredi da parte della giovane moglie, dalla strage delle "frutta del mal orto" a "La Castellina", all'uccisione del conte Filippo Ferniani, dall'uomo squartato davanti al cimitero di Granarolo, al "Brenta", vero e proprio "serial killer" novecentesco. Passioni, gelosie, vendette, cupidigia, ambizione e a volte follia: questi sono gli eterni ingredienti del delitto. Di questo e di altro racconta questo libro. Sembrano racconti gialli e noir, ma sono storie vere.
Processo alla Rivoluzione Russa Canfora Luciano Flores Marcello Fusaro Diego Miro Gori G. (Cur.) - Il Ponte Vecchio, 2018 - Vicus. Studi Santarcangiolesi
La Rivoluzione russa reca un enorme carico simbolico: è per le masse sfruttate, per i proletari di tutto il mondo, il momento in cui comincia a essere realizzato il sogno comunista: l'aurora di un mondo di uguali e liberi. Con le parole d'ordine di Lenin - pace immediata, terra ai contadini, potere ai Soviet -, il feudalesimo zarista è cancellato ma, purtroppo, non passa molto tempo che la rivoluzione comincia a divorare i suoi figli; e s'avvia verso la dittatura di Stalin che resta, pur nei suoi orrori, un bastione contro il nazifascismo. La rivoluzione ha tradito i suoi ideali. Ciò nonostante è rimasta, per molti decenni, un faro per i poveri di tutto il mondo: quelli dell'Occidente e dell'Oriente, del Sud e del Nord; e forse ancora oggi, dopo il disfacimento dell'Urss, non cessa di emanare una luce, almeno coi suoi intenti iniziali. Sono questi i temi o alcuni temi del "Processo alla Rivoluzione russa" tenuto nella Torre il 10 agosto del 2017, di cui il presente volume, arricchito da una Prefazione e da alcune testimonianze redatte per l'occasione, riproduce gli interventi.