Lubrina Bramani Editore Libri
Libri editi da Lubrina Bramani Editore pubblicati nella collana Varia Problemi e processi sociali
Prossime uscite della collana Varia
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9791282494205 I sogni sono contagiosi
- 9791282494199 Giappone. Piccolo atlante della felicità
- 9791282494182 Irlanda. Piccolo atlante della felicità
- 9791282494175 Svezia. Piccolo atlante della felicità
- 9791282494137 Preadolescenza consapevole
- 9791282494120 La strategia dell'aragosta
- 9791282494113 Il kung fu e l'arte dell'equilibrio
- 9791282494106 Liberati dalle cazz*te
- 9791282494076 In punta di piedini
- 9791282494069 100 libri romance da leggere assolutamente una volta
La mobilità della matrice-The mobility of the matrix Benaglia Sara - Lubrina Bramani Editore, 2021 - Varia
"Questo testo presenta un'analisi femminista della riproduzione come forza strutturante che definisce il femminile in relazione alla biopolitica, alla sfera sociale e allo stato nazionale. Ripercorre la genealogia storica della costruzione del femminile attraverso un'esplorazione della divisione mitica dei ruoli maschile e femminile nella procreazione: quelli della forma e della materia. Negli antichi libri di scienza scritti in latino, il termine "matrice" è sinonimo di utero. Per questo motivo ho deciso di mantenerlo nella mia scrittura, anche se qui il termine non si riferisce solo all'organo. Piuttosto si collega alla riproduzione fisica della logica dell'"equivalente generale" delineata dal filosofo Jean-Joseph Goux. La matrice è stata storicamente separata dal corpo della donna, ridotta a contenitore biologico e posta sotto la responsabilità della storia delle scienze della vita, in particolare dell'embriologia. La riduzione del corpo della donna a un'intelligente incubatrice e la concezione della madre come una macchina hanno comportato prima una svalutazione del corpo materno, e poi la cancellazione del soggetto nella madre. Questa è, inoltre, l'archeologia sessuale che riflette la battaglia tra idealismo e materialismo. La separazione tra l'utero e la donna, come descritto nel primo capitolo, è stata operata dai medici. La medicina ha giocato un ruolo fondamentale nella repressione delle donne e nel sostenere una precisa ideologia del loro ruolo: in anatomia la matrice è stata a lungo considerata un "animale dentro un animale" - cioè un organo di natura mobile. L'utero è diventato una sorta di terreno di competizione tra gli scienziati per il controllo del corpo femminile e del suo potere riproduttivo. Nel secondo capitolo, analizzo questo passaggio esaminando il modo in cui la civiltà impone un costume disciplinare al corpo femminile. La monopolizzazione della violenza fisica da parte dello Stato esclude le donne dall'esercizio di tale potere delegato, e rimodella l'habitus sociale in cui esse operano. Il corpo femminile viene confinato nei vestiti che lo stringono e lo immobilizzano, mentre il corpo maschile viene ridisegnato come motore umano. Questa disciplina limita la capacità delle donne strutturando per loro una incapacità fisica. Il terzo capitolo è dedicato alla costruzione della "differenza" nella "transizione al capitalismo", che ha trasformato profondamente la riproduzione della forza lavoro. La persecuzione delle donne durante la caccia alle streghe del XVI e XVII secolo è una forma di terrorismo attuata con l'obiettivo finale di naturalizzare il "lavoro femminile" e di rinforzare economicamente la trasformazione delle donne in proprietà privata. Infine, nell'ultimo capitolo, la maternità surrogata e lo sfruttamento dell'utero sono introdotti attraverso un immaginario "futurista" e un femminismo che muove i primi passi dal miraggio dell'ectogenesi. Questa spinta anglosassone, da Shulamith Firestone in poi, ha visto nella tecnologia una forma di liberazione dalla naturalità. L'utero è stato investito di un'essenza "macchinica" all'interno di un movimento progressista che non ha scosso le colonne su cui si fonda l'inferiorizzazione delle donne, ma che ha tutt'al più abbracciato la loro forma patriarcale, sfruttando geografie considerate "inferiori" e sconfiggendo le stesse lotte femministe attraverso posizioni reazionarie e conservatrici, ben rappresentate dal femminismo neoliberale. Lo scopo di questo testo è capire come la riproduzione della vita determini una riproduzione dell'economia e viceversa, nella prospettiva di un femminismo intersezionale che considera le oppressioni multiple (attraverso il genere, la razza e la precarietà del lavoro), al fine di ripensare la società sulla base dei bisogni collettivi delle più oppresse".
Di male in peggio Boggi Paolo Di Lecce A. (Cur.) - Lubrina Bramani Editore, 2020 - Varia
"In attesa che il Sommo gli si manifesti per una resa dei conti, siccome per Paolo Boggi arrendersi non è un'opzione contemplabile e bisogna combattere fino all'ultimo, ecco che dà alle stampe questa nuova operetta morale dal titolo luminoso e intensamente positivista: "Di male in peggio". Che nessuno osi prenderlo sul serio per carità, lui risponderà che non è «mica Tolstòj» e che se solo il garagista o la guardarobiera o il venditore di castagne dovessero incrociare il libretto e avere un lieve stimolo cerebrale lui si sentirebbe l'uomo più felice del mondo. Che poi con i libri non si sa come va a finire. Tra settant'anni con gli uomini smistati in una colonia su Marte (tutto made in Cina ovviamente) qualche studioso potrebbe interessarsi a questa testimonianza, una voce proveniente dall'«epoca Umana», nella quale Umano voleva ancora dire qualcosa". (dalla prefazione di Alessandro Di Lecce)
Lettere al giornale. Frammenti di riflessioni sulla vita, la morte, il morire... Goisis Antonella Caseri Renzo - Lubrina Bramani Editore, 2012 - Varia
"La prima volta che ho letto (e pubblicato) una sua lettera inviata al giornale ho provato commozione, era come una carezza spuntata fra le tante tribolazioni (grandi o piccole, motivate o esagerate) segnalate alla rubrica. Eppure quella lettera parlava di malati terminali, di esistenze che si spegnevano. Ma con un amore e una tenerezza tali da dare forza vitale anche al morire. Non ricordo l'anno né il contenuto preciso della missiva, ma quella commozione è rimasta indelebile. Gli scritti di Antonella Goisis appartengono anche alla categoria delle testimonianze, preziose in un tempo diffidente delle parole e delle promesse. Dicono di un mestiere fatto certo con serietà e passione, ma soprattutto come vocazione. Quell'amore che trapela per pazienti inguaribili ma curabili è più convincente di ogni discorso contro l'eutanasia e dà alla pagina delle lettere e al giornale un tocco di umanità e di verità del quale possiamo essere solo grati." (dalla prefazione di Andrea Valesini, caporedattore de L'Eco di Bergamo)