Minimum Fax Libri
Libri editi da Minimum Fax pubblicati nella collana Minimum Classics EUROPA
Antistoria del Risorgimento. Daghela avanti un passo! Bianciardi Luciano - Minimum Fax, 2018 - Minimum Classics
Che il Risorgimento possa essere «una faccenda che appassiona e avvince, e persino diverte» è una scommessa che soltanto un anarchico come Luciano Bianciardi poteva tentare. Nella memoria collettiva, il Risorgimento era stato a lungo appannaggio dell'agiografia fascista o di quella cattolica e patriottarda, un esercizio di narrazioni retoriche, pedanti e nazionaliste che gli storici e gli specialisti avevano sempre faticato a contrastare, e con le quali quasi nessun letterato contemporaneo si era preso il rischio di fare i conti. Per Bianciardi, provare a scriverne una cronaca senza enfasi né disinganno equivalse a un'impresa garibaldina. All'età di otto anni aveva ricevuto in dono "I mille" di Giuseppe Bandi, e da allora il Risorgimento rimase per lui la più entusiasmante scoperta dell'infanzia e la sua prima nostalgia. Ma, per restituirlo così come lo sentiva, doveva conferire alla scrittura il piglio spumeggiante di un manuale di storia... sottosopra. Schierarsi apertamente dalla parte dell'epopea popolare e dell'eroe che più di tutti l'aveva incarnata, Giuseppe Garibaldi, e adottare come punto di vista capovolto il suo stesso sguardo di bambino. Perché a Bianciardi del Risorgimento non interessava il giudizio critico, ma la follia donchisciottesca, lo slancio ideale e l'inadeguatezza dell'incantesimo. Nella nostra «vita agra» non poteva esserci eresia più grande e scandalosa. Con un contributo di Pino Corrias.
I minatori della Maremma Bianciardi Luciano Cassola Carlo - Minimum Fax, 2019 - Minimum Classics
Tra le 8.35 e le 8.45 del 4 maggio 1954 si verifica uno scoppio di grisou al pozzo Camorra, nella miniera di lignite di Ribolla. In seguito all'esplosione e all'incendio di polvere di carbone, muoiono quarantatré minatori. È una tragedia nazionale. Le salme vengono portate in un'autorimessa per essere ricomposte e identificate, poi allineate nella sala del cinema. Su ogni bara l'elmetto da minatore, e sotto lo schermo un altare di bandiere rosse. Le donne piangono; i vecchi operai ripetono la stessa frase come un salmo responsoriale: «L'avevamo detto tante volte che doveva succedere, ed è successo». In questa camera ardente improvvisata l'inchiesta che Carlo Cassola e Luciano Bianciardi stavano conducendo sulle condizioni di lavoro dei minatori toscani cambia natura. Entrambi si sono ormai affratellati a questi uomini dai polmoni sconciati, di poche parole, spesso di famiglia contadina e in maggioranza di fede comunista. Gli hanno prestato i loro libri, organizzato proiezioni e incontri, ne hanno ascoltato il destino di infortuni e silicosi. La sciagura non è dovuta a una tragica fatalità, ma «a una consapevole inadempienza» da parte della Montecatini: è il capitolo finale, il più doloroso, di una lunga storia di sfruttamento, dalla formazione delle prime società minerarie alla nascita dei villaggi operai, alle lotte antifasciste e sindacali. "I minatori della Maremma" diventa così un'orazione funebre e un atto d'accusa, un'opera coraggiosa all'epoca della sua pubblicazione che conserva ancora oggi intatta la sua attualità.