Mondadori Libri
Libri editi da Mondadori pubblicati nella collana Sentieri SCIENZE UMANE
Prossime uscite della collana Sentieri
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9791256470709 Sul tetto del mondo, nel cuore dell'Asia
- 9788896209295 Il rosso e il bruno
- 9788893281911 Tra le onde e il velo
- 9788880548621 Meditazioni scout sul Vangelo. Gesù parla ai ragazzi
- 9788804814474 Quello che i neonati non dicono
Cosa fare con gli imbecilli (per non restare uno di loro) Rovere Maxime - Mondadori, 2022 - Sentieri
La stupidità è il flagello del nostro tempo. Che si tratti dello zio che dispensa teorie complottiste, della signora che salta la fila in panetteria, del tizio che urla sotto le nostre finestre alle tre di notte, dell'automobilista che ci taglia la strada, per non parlare del nostro capo che prende decisioni che sappiamo essere pessime: gli imbecilli sono ormai ovunque. Il problema è che, nella maggior parte dei casi, di fronte a tanta stupidità, spesso condita di un'insolita cattiveria, rimaniamo quasi sbigottiti, incapaci di reagire. Il filosofo Maxime Rovere, che ha dedicato la sua vita allo studio di Spinoza e dell'Illuminismo, affronta qui, con grande ironia e ineccepibili finezze logiche, questo fenomeno dilagante, a partire da tre, inconfutabili assiomi: «si è sempre l'imbecille di qualcun altro, le forme dell'imbecillità sono infinite e il peggior imbecille è quello che sta dentro di noi». Alla luce di questi principi, allora, il punto di vista cambia radicalmente: non si tratterà più di dichiarare guerra (al grido di « Stultitia delenda est! ») al cretino che ci sta accanto, bensì di capire come l'imbecillità possa farsi prepotentemente avanti e impadronirsi di persone intelligenti, dotate quindi della disposizione a comprendere propria di ogni essere umano, e far sì che questo non accada. In pagine talvolta esilaranti ma mai superficiali, che sondano anche argomenti di morale, politica ed economia, Rovere ci guida a riconoscere le molteplici forme di imbecillità, esamina le nostre relazioni con gli altri, il nostro ego, ma soprattutto offre strumenti e strategie per risolvere le situazioni più disparate, rivelandoci persino come smettere di essere noi stessi degli idioti (perché siamo sempre gli idioti di qualcun altro). Un intervento erudito, divertente quanto necessario per risolvere una vessazione sempre più familiare e che, al contempo, ci mostra il potere della filosofia nell'affrontare le difficoltà della vita quotidiana.
Sul filo di lana. Come riconnetterci gli uni con gli altri Napoleoni Loretta - Mondadori, 2019 - Sentieri
Il lavoro a maglia è una metafora perfetta, non solo per parlare di ricordi personali, vicende sentimentali e aneddoti familiari, ma anche, ampliando la prospettiva, per raccontare meccanismi globali economici e politici. Ce lo dimostra Loretta Napoleoni in questo libro che tratta di sociologia e di politica, ma è anche un doloroso viaggio alla scoperta di sé, dei propri limiti e delle proprie risorse. Il viaggio della maglia ha inizio tra il 6000 e il 4000 a.C., quando i nostri progenitori avevano messo a punto un metodo rudimentale per creare degli indumenti e ripararsi così dalle intemperie, e prosegue attraverso il medioevo e il rinascimento con le corporazioni di lavoratori dell'arte della lana e il successo in tutta Europa dei filati e tessuti italiani. Passa per la rivoluzione francese, con le sue "tricoteuses" che sferruzzavano sedute davanti alla ghigliottina, e per quella americana cui hanno contribuito le pioniere, le famose «api che sferruzzano», per arrivare alla Grande Guerra, quando gli indumenti di lana fatti a mano da chi stava a casa hanno contribuito a tener caldi i soldati in trincea, e alla seconda guerra mondiale, quando le spie-magliaie si sono servite della maglia come di un codice segreto per inviare messaggi che non dovevano essere intercettati. Dopo un periodo di stasi, il lavoro a maglia è poi tornato alla ribalta negli anni Sessanta con il movimento hippie, diventando uno strumento di rifiuto dell'omologazione e del consumismo imposti dal «sistema». In anni recenti le neuroscienze hanno scoperto che i tessuti fatti ai ferri sono ottimi per rappresentare concetti della fisica d'avanguardia difficili da ricreare con altri materiali, ma anche che lavorare a maglia ha sulla mente e sul fisico gli stessi effetti terapeutici calmanti e rilassanti dello yoga e della meditazione. E il movimento femminista ha infine smesso di considerare quest'attività un simbolo della sottomissione femminile, ma l'ha anzi rivalutata tramutandola in un segno di liberazione dagli stereotipi di genere. Oggi in tutto il mondo si assiste a fenomeni di mobilitazione spontanei come lo "yarn bombing" e l'"urban knittering", veri e propri gridi di protesta pacifici contro le diseguaglianze di ogni tipo, sociali, razziali e di genere, contro gli aspetti più deleteri della globalizzazione, l'ecodevastazione del nostro pianeta e la dilagante realtà virtuale, nel cui freddo cyberspazio siamo allo stesso tempo strettamente connessi e spaventosamente isolati. Siamo disorientati e abbiamo un disperato bisogno di strategie e strumenti per «guarire» la società in cui viviamo. Guardando al passato, ci accorgiamo che il lavoro a maglia è sempre stato un leit motiv, un filo conduttore, una sagola che ha permesso all'umanità di attraversare in sicurezza i mari tempestosi delle transizioni epocali. Ed è per questo che ancora oggi può aiutarci a intrecciare relazioni in modo più creativo e a ritrovare il bandolo della matassa delle nostre vite.