Neri Pozza Libri
Libri editi da Neri Pozza pubblicati nella collana La Quarta Prosa Storia dell’arte: stili artistici
La forma e l'intelligibile. Scritti sul Rinascimento e l'arte moderna. Nuova ediz. Klein Robert - Neri Pozza, 2025 - La Quarta Prosa
Anche se non ha forse ricevuto il riconoscimento che gli spettava, "La forma e l'intelligibile" è un classico delle scienze umane del secondo Novecento. Come ogni classico di questa specie, il libro sconta innanzitutto l'impossibilità di definire la mente dell'autore, al quale si potrebbe riferire la caustica battuta che aveva egli stesso coniato per Aby Warburg, creatore di «una disciplina che, all'opposto di tante altre, esiste ma non ha nome». Se, come quella di Warburg, la «scienza senza nome» di Klein sembra ricalcare i confini disciplinari della storia dell'arte, ciò che ogni volta li smentisce non è, com'era avvenuto per Warburg, l'interesse per la psicologia e l'antropologia, quanto piuttosto un'urgenza genuinamente filosofica. Il giovane intellettuale ebreo che aveva vissuto ventenne in Romania gli anni atroci della dittatura fascista di Antonescu e della Guardia di Ferro, che aveva portato allo sterminio di metà della popolazione ebraica del paese, dopo la caduta del regime si laurea nel 1947 in filosofia all'università di Bucarest. Esule in Francia, l'incontro con André Chastel segna l'inizio di una lunga collaborazione, che lo spingerà a spostare maggiormente le sue ricerche sul terreno della storia dell'arte. È questa filosofia dislocata al di là dei suoi confini che ha permesso a Klein non soltanto di rivoluzionare per molti aspetti la storia dell'arte del Rinascimento, ma anche, col saggio Spirito peregrino, di gettare una nuova luce sulla poesia di Dante e dei poeti d'amore e, con lo studio su L'eclisse dell'opera d'arte, di descrivere con trent'anni di anticipo il destino dell'arte contemporanea. Fino agli studi che concludono il libro, in cui l'etica si definisce attraverso l'ardua dialettica fra appropriazione e alienazione, esser-sé ed essere altro. La nostra edizione aggiunge un testo sul riso, ritrovato dopo la prima pubblicazione del libro. G.A L'idea che il desiderio suscitato dalla bellezza è un desiderio di possesso (eterno)... La bellezza formale è ciò che rende mio il contenuto... La radice comune tra possesso e bellezza formale è il paradosso del godimento che non altera né consuma il suo oggetto... Spiegare l'aspetto «carezza», la finezza d'una esecuzione musicale, il timbro d'una voce, il vellutato di un (dipinto). In un certo senso questo compie l'oggetto; è l'«ultima mano» che elimina l'idea stessa della traccia d'una mano. Vedere la frase sulla bellezza che corrisponde a un desiderio così sottile che non si è potuto nemmeno concepire o sentire prima che sia esaudito: l'oggetto accarezzato è così il soggetto stesso.
Paesaggi del Regno. Dai luoghi francescani al Luogo Assoluto Cuniberto Flavio - Neri Pozza, 2017 - La Quarta Prosa
Gli antichi non avevano una chiara nozione del paesaggio. La scoperta, l'invenzione, anzi, del paesaggio nella pittura occidentale avviene tra il XIV e il XV secolo secolo fino poi a diventare un genere autonomo nel Seicento. Questa invenzione, per Flavio Cuniberto, è inscindibile dalla diffusione del francescanesimo nel XIII secolo e dalla sua celebrazione della Madre Terra come immagine del Regno di Dio, del Giardino originario. Inventando il paesaggio, i pittori cominciarono ad aggirarsi senza saperlo intorno a questo luogo: a ritrovarlo nel fascino inspiegabile che si sprigiona dai variegati paesaggi della Madre Terra, sulle tracce del primo formidabile «agrimensore» del paesaggio come memoria del Regno: il santo di Assisi, che lo «misura» percorrendo instancabile e come a passo di danza i luoghi dell'Italia Centrale: di quella Italia che diventerà di lì a poco il «giardin de lo Imperio». Analizzando le opere dei grandi paesaggisti, Flavio Cuniberto conduce il lettore dinanzi al fascino di questa idea: il Luogo, il Giardino originario, che ha attratto anche i grandi viaggiatori metafisici del nostro tempo: Martin Heidegger, alla ricerca di quella che chiama la Terra come Tale (e che non è soltanto la Selva Nera o il paesaggio del Reno), e Peter Handke, innamorato dei luoghi come può esserlo solo chi intravede nei luoghi della terra i contorni baluginanti del Regno.
Venezia. Nascita di una città Bettini Sergio Cavalletti A. (Cur.) - Neri Pozza, 2006 - La Quarta Prosa
Che cosa fa di Venezia Venezia? Qual è l'intenzione artistica, la forma che concede a Domenico Theotocopuli di Candia o ad Antonio Vassilachis di Milo, Giorgione di Castelfranco, Tiziano di Pieve di Cadore di sentirsi perfettamente veneziani e di parlare artisticamente in veneziano? Ritenuto il capolavoro di Sergio Bettini, "Venezia. Nascita di una città" costituisce certamente un unicum nella cultura italiana, oltre che il compendio dell'opera di uno studioso che appare oggi, nel centenario della nascita, come uno dei più originali pensatori del nostro Novecento. Mostrando come Venezia obbedisca attraverso i secoli a un suo Kunstwollen, a una sua propria intenzione artistica, Bettini illumina la città come una sola, coerente opera d'arte.