Neri Pozza Libri
Libri editi da Neri Pozza pubblicati nella collana Piccola Biblioteca Neri Pozza Società e cultura: argomenti d'interesse generale
Europa. La meglio gioventù Vigna Edoardo - Neri Pozza, 2019 - Piccola Biblioteca Neri Pozza
Questo è un viaggio dentro l'Europa e dentro i giovani europei - dentro i loro sogni, i loro timori, il loro vivere senza confini - partito dal desiderio di vedere e capire che cosa sta cambiando. È diventato l'autentico incontro con una generazione. Nei pub, nelle scuole e nelle università, sui mezzi pubblici, nei parchi urbani, in discoteca, nelle feste private, sul lavoro. Dieci città - Berlino, Riga, Siviglia, Dublino, Copenhagen, Atene, Praga, Varsavia, Stoccolma, Strasburgo. Dieci parole chiave, una per ogni città: Street, Indipendenza, Misura, Talento, Felicità, Cambiamento, Arrangiarsi, Condivisione, Tecnologia, Apertura. Un migliaio di giovani intervistati fra i quindici e i trentacinque anni: la studentessa italiana che a Strasburgo ha vinto una gara di retorica in francese, il ventenne dublinese che organizza la vita e il lavoro degli startupper, il violinista praghese che sogna in grande suonando sul Ponte Carlo, il graffitaro ateniese che vuole lasciare il segno sui muri della città, la lobbista berlinese che vende sciarpe e cappelli fatti da lei nei mercatini di strada... Ne emerge il ritratto di una gioventù europea piena di talento che, nonostante tutto, crede fermamente in un futuro senza limiti né barriere.
Amatrice non c'è più. Ma c'è ancora Polidori Elena - Neri Pozza, 2018 - Piccola Biblioteca Neri Pozza
Amatrice, agosto 2016, sesto grado della scala Richter: da allora la città vive in altro modo. Nel ricordo, nella fantasia, nel dolore, nel vuoto. "Quella notte - ore 3,36 - ero lì con marito, figlia e cane. La scossa, la paura, la fuga, la casa lesionata e poi venuta giù con gli affetti e le sicurezze di un'intera vita, qui a Poggio Vitellino, una delle 69 frazioni di Amatrice: una ventina di anime d'inverno, dieci volte tanto d'estate, un'oasi persa per sempre. Ci siamo salvati, ma è una salvezza che assomiglia a un'altra realtà." Questo libro cerca di ricordare la realtà precedente, più vera di quella delle macerie. E si interroga su quel "per sempre", cui non danno risposte né la terapia post-traumatica, né le cronache degli spettacoli di solidarietà, né la speranza della ricostruzione. La risposta sta invece nella memoria che accerchia, accarezza e attraversa ciò che non esiste più. Questo è dunque un libro terapeutico, sconsolato e a suo modo perfino istruttivo. Parla di un piccolo lembo d'Italia, crocevia di tradizioni e sapori fra Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche: un cratere di natura, di civiltà e di memorie annientate. Amatrice era un posto bellissimo, e forse continuerà a esserlo se gli dei e gli uomini sapranno tenerlo ancora nel cuore. Da quel poco che resta, le briciole ormai, può partire una rigenerazione che però tarda ad arrivare. Questo libro, infine, è un dono: per ricordare e per sostenere la rinascita di un luogo che non c'è più, ma c'è ancora. Perché il terremoto distrugge ciò che continua a vivere nell'anima.
La fine della madre Scaraffia Lucetta - Neri Pozza, 2017 - Piccola Biblioteca Neri Pozza
Un nuovo diritto non previsto né codificato da alcuna legge si è prepotentemente affacciato, nel nostro tempo, sulla scena: il diritto al figlio. Per molti è un semplice passo in avanti sul piano della libertà individuale, reso possibile dall'inarrestabile progresso delle tecnoscienze. Per l'autrice di queste pagine è il segno di una trasformazione antropologica di vasta portata in cui sono in questione i punti nevralgici della condizione umana, a cominciare dalla generazione. Nulla più delle modificazioni linguistiche e giuridiche è in grado di mostrare la profondità di questa trasformazione. In molti paesi i termini stessi di «madre» e «padre» vengono cancellati; la frase «nato da...» viene sostituita da «figlio di..»; la «parentela» sparisce e si affermano nuovi termini sessualmente neutri, quali «genitorialità», «progetto genitoriale» ecc. Infine, una nuova formula giuridica, il contratto di affitto dell'utero, rende giuridicamente disponibile ciò che in tutte le legislazioni occidentali è sempre stato giudicato indisponibile: il corpo umano. Il risultato è che la scena della generazione muta radicalmente. Comprende ora, oltre ai due genitori, i donatori o la donna che affitta l'utero, i medici addetti alle operazioni necessarie, le istituzioni che mediano i rapporti fra i cosiddetti «donatori» con gli aspiranti genitori; i legali, indispensabili per definire la «proprietà» del bambino e l'eventuale anonimato del donatore. Un teatro in cui scompare un'unica figura: la madre, quale detentrice unica, secondo Lucetta Scaraffia, di quella capacità di procreare che da sempre gli uomini hanno invidiato alle donne.