Libri di narrativa moderna e contemporanea successivi al 1945
Libri di narrativa moderna e contemporanea successivi al secondo dopoguerra
L'uomo che coltivava le comete Nanetti Angela - Neri Pozza, 2022 - Spleen
Il bambino è nato in una giornata in cui il sole spuntava oltre le cime dei larici e invadeva la stanza: una giornata cosí bella da spezzare il cuore. Perciò la quindicenne Myriam, sua madre, non è riuscita a risolversi a lasciarlo andare. Ha voluto tenerlo con sé, anche se era ancora una bambina lei stessa, anche se sarebbe dovuta andare a scuola, anche se possedeva solo due pecore da latte e una casetta fatiscente. Per questo ha dato al bambino il nome di un eroe, un cavaliere coraggioso: Arno. E Arno è diventato un bambino dall'animo puro, capace istintivamente di vedere il cuore delle cose, ma inquieto come l'acqua dello stagno di Isbue, «che basta una nuvola a farle cambiare colore», Per questo Arno aspetta la cometa, una cometa eccezionale, a cui esprimere il desiderio che più gli appesantisce lo spirito: veder tornare il proprio padre. Intanto la vita al paese continua, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, fra la madre Myriam, bellissima ragazza di origine zigana che ama cantare e ballare; il fratellino Bruno, tanto allegro e spensierato quanto lui è riflessivo e pensoso; Nenele, il fantasma di una vecchia nonna dalle sembianze di una strega; Cocò, la pecorella intelligente che lo accompagna dappertutto come un buffo cane lanoso, e il signor Lorenz, fornaio e sindaco del paese, che offre a questa piccola famiglia lavoro, ciambelle calde, protezione e disciplina. Fino a quando Arno non fa un incontro inaspettato. Uno straniero, che abita nella baita abbandonata nel bosco. No, non è suo padre, Arno ne è sicuro: non ha i suoi occhi chiari né i capelli biondi. Eppure ha una certa eleganza, un modo strano di parlare, e uno strano mestiere: dice di coltivare le comete. Con "L'uomo che coltivava le comete", Neri Pozza riporta in libreria il libro, corredato dalle suggestive tavole di Germano Ovani, con cui Angela Nanetti ha superato sé stessa. Una favola candida e commovente che racconta di sogni e di perdita, di dolcezza e di gioia, piena al tempo stesso di realtà e di poesia.
Nat Tate. Un artista americano 1928-1960 Boyd William - Neri Pozza, 2020 - Spleen
Nel 1998 la 21 Publishing, la casa editrice fondata da David Bowie, pubblicò una raffinata monografia di William Boyd dedicata a un pittore sconosciuto alla comunità artistica internazionale del tempo: Nat Tate. Corredata da foto del pittore e da immagini di suoi disegni, la monografia ricostruiva la breve e tragica esistenza di un artista di cui, in apparenza, non restavano che esili tracce. Utili, comunque, ad apprendere che Tate nacque nel New Jersey nel 1928, rimase orfano da ragazzo e fu adottato da una ricca coppia di Long Island. Grazie a un indiscusso talento per la pittura, frequentò una scuola d'arte e poi il milieu artistico del Greenwich Village, a Manhattan, dove negli anni Cinquanta, in cui emergevano e si affermavano le nuove tendenze dell'arte contemporanea, riscosse un certo successo come giovane esponente dell'Espressionismo astratto. L'abuso di alcol, tuttavia, e il fatale incontro con due geni della pittura, Pablo Picasso e George Braque, conosciuti entrambi in Francia durante il suo unico viaggio all'estero, lo gettarono in una profonda prostrazione. Tate cominciò a dubitare del suo talento e, durante un weekend in cui cadde preda della più cupa disperazione, diede fuoco alla quasi totalità delle sue opere. Tempo dopo si suicidò gettandosi da un traghetto nelle acque del fiume Hudson. Il suo corpo non fu mai trovato. La monografia ebbe subito una vasta risonanza sulle pagine culturali dei giornali e sulle riviste d'arte britanniche. Non mancò naturalmente di destare l'attenzione di critici e artisti sull'altra sponda dell'Oceano. David Bowie organizzò un party per la presentazione del libro a Manhattan, nello studio di Jeff Koons dove accorsero gli esponenti più in vista del mondo dell'arte newyorchese. L'interesse per un pittore dimenticato e riscoperto mezzo secolo dopo crebbe e perdurò a tal punto che il 10 novembre 2011 venne battuto all'asta da Sotheby's, con grande eco, un disegno dell'artista: il Bridge no. 114. Nelle pagine della postfazione a questa edizione italiana di Nat Tate, Boyd ricorda al lettore che ogni scrittore è una sorta di dottor Frankenstein che sguinzaglia per il mondo i suoi mostri, ai quali può anche capitare di farsi involontariamente beffe di uomini e cose. In realtà, quest'opera mostra uno dei principi irrinunciabili della scrittura letteraria: che il vero esiste solo in quanto può alimentare il falso, la magnifica finzione in cui consiste il potere proprio della letteratura.
La vita davanti a sé. Ediz. a colori Gary Romain - Neri Pozza, 2018 - Spleen
Pubblicato per la prima volta nel 1975, "La vita davanti a sé" fu subito accolto con grande favore dalla critica e dal pubblico francesi. L'opera vinse il Goncourt, il più prestigioso premio letterario francese, ed Émile Ajar, il suo misterioso autore, divenne di colpo il romanziere più promettente degli anni Settanta, l'inventore di un gergo da banlieue e da emigrazione, il cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi. Nel 1980, il colpo di scena. La comparsa nelle librerie di "Vita e morte di Émile Ajar", un libretto-confessione di Romain Gary dato alle stampe pochi mesi dopo la sua morte, rivelò al mondo letterario francese una verità inaspettata: l'autore di quelle pagine osannate da pubblico e critica cinque anni prima altri non era che Gary stesso, l'eroe di guerra, il diplomatico, il tombeur de femmes, già vincitore di un Goncourt con "Le radici del cielo", considerato da molti un sopravvissuto, un romanziere a fine corsa. Sono trascorsi molti anni da quelle vicende. "La vita davanti a sé" continua ad essere una delle opere più lette e amate nel mondo e Romain Gary è al centro oggi di una travolgente riscoperta da parte della critica e dei lettori.