Pellegrini Libri
Libri editi da Pellegrini pubblicati nella collana Crocevia Lingue indo-europee
Prossime uscite della collana Crocevia
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9788831559317 Dizionario della lingua inaudita. La lingua e la Rivoluzione
Testi con-testi. Saggi su Chiari, De Roberto, Alvaro e altro Giannanti Alessio - Pellegrini, 2014 - Crocevia
Testi con-testi raccoglie in undici capitoli altrettanti interventi critici, editi o inediti. È un titolo programmaticamente duplice, perché evoca sia la relazione tra le parti (appunto testi con testi), sia il contesto, che sembra ormai diventato démodé, ma al quale si dovrà sempre guardare per continuare il viaggio ermeneutico nella letteratura. Gli argomenti sono l'America nel romanzo settecentesco di Pietro Chiari; una trilogia derobertiana su risorgimentalismo critico, novelle di guerra e teatro; un dittico alvariano, dedicato ad un avantesto dell'Età breve ed all'immagine della città nella trilogia delle Memorie del mondo sommerso. Completano il quadro altri soggetti, solo apparentemente distanti: le riscritture del libro Cuore fino ai giorni nostri e la letteratura dalle periferie, che comprende sia la poesia in dialetto di Ignazio Buttitta e di Paolo Bertolani, sia la narrativa di Maurizio Maggiani. Il finale è lasciato a una riflessione sugli archivi letterari e la filologia ai tempi della metamorfosi digitale, a partire da un caso concreto e attualissimo: il "Fondo Autografi Scrittori Sardi".
'Ne la faccia che a Cristo / più si somiglia: la poesia mariana di Dante D'elia Antonio - Pellegrini, 2018 - Crocevia
Lo studio di Antonio D'Elia 'ne la faccia che a Cristo / più si somiglia': la poesia mariana di Dante esamina la figura lirica della Vergine Maria all'interno della poetica dantesca, e soprattutto nella Commedia. Riprende la lezione di "figura" da parte di Auerbach, esemplata, a sua volta, sull'esegesi della Scrittura. E relaziona il cammino lirico di Dante Auctor-Agens in rapporto all'enucleazione dell'amore nuovo, che non smentisce l'antico eros. E anzi lo promuove, dopo essersi purgato negli occhi di Beatrice discepola della Vergine. La "metaforizzazione" ed il ritrovato poetico della collatio occulta esprimono in sommo grado l'analogia e contemporaneamente dicono il rapporto unitivo tra cielo e terra mediante transumptio nel racconto dell'Exul immeritus verso la Patria celeste. E il "mariale lirico", così viene definito il canto dantesco rivolto alla Vergine da Antonio D'Elia, è depositario attraverso l'exemplum della costante discreta ma incisiva presenza della Madre di Dio nella Commedia. La quale espone poeticamente l'Eterno nella saldatura ritmico-plastica della cera, che guarisce la "catacresi" esistentiva e poematica del poeta-pellegrino. Il sigillo, che è Maria stessa, apre il Verbo-Parola. Il verso dantesco è così redatto nel linguaggio dell'ineffabile, espresso dalla gradazione della Luce persuasiva (il "visibile parlare") per l'humilitas di Maria entro il rapporto Madre-figlio-canto-oratio. Lo studio analizza, poi, i luoghi della Commedia in cui compare Maria relazionandoli con le altre opere del Fiorentino e all'interno dell'ampia esamina tra pensiero classico-pagano e pensiero cristiano. Pervenendo alla realizzazione di una riflessione esegetica che va a scavare il portato lirico-dialogico nella singolarità della figura della Madre di Dio, così come Dante ce la porge. Ella è memoria perfetta: la poesia canta Maria nel portato ontologico e nell'azione concreta del proprio incessante incedere nella storia personale e comunitaria dei credente ai quali Dante appartiene. La relazione versificatoria di figura-persona che Dante ha coniato nel suo singolare canto costituisce, all'interno del paradosso proprio della Commedia, una tappa drammaticamente inventiva e, assieme, profondamente ricreativa nel porgere col verso l'inchoatio formae, che nella Vergine si attua costantemente Maria è l'unica figura lirica della Commedia ad essere detta, unitamente al Figlio, nella realtà complessa della sua "persona". E il periglioso viaggio si apre nell'apparente conclusione contrastiva (Vergine-Madre) mediante la quale il poeta si immerge straordinariamente proprio "ne la faccia che a Cristo / più si somiglia" per capire Dio e l'uomo e porgerceli con il mariale lirico.
Ariosto e Bacco due Picchio Franco - Pellegrini, 2007 - Crocevia
Che l'Orlando furioso sia stato segretamente progettato come un gigantesco sileno di Alcibiade, come una corteccia cavalleresca in superficie che nasconde midolla teologiche al suo interno, è la proposta sorprendente e innovativa del presente saggio che condensa il risultato di un lavoro di ricerca ultradecennale. Attraverso una rigorosa analisi del testo ariostesco e un serrato discorso critico e storico, l'autore delinea l'immagine inedita di un Ariosto apocalittico e "solare", nutrito di filosofia neoplatonica, ermetica e ficiniana, prudentemente ironico e nicodemita nella finzione letteraria, in realtà in bilico tra ortodossia ed eresia, aperto a suggestioni ecumeniche di "pace della fede" e a utopistiche attese di una nuova religione riformata.