Piemme Libri
Libri editi da Piemme pubblicati nella collana Varia Pm SOCIETÀ E SCIENZE SOCIALI
I sacri crimini. Delitti, scandali e crudeltà tra le mura di Santa madre Chiesa Centini Massimo - Piemme, 2018 - Varia Pm
Il corpo di Elisa Claps. Le suore aguzzine del Ruanda. I misteriosi omicidi delle guardie svizzere. L'infanzia in catene negli orfanotrofi di suor Diletta Pagliuca. Gli abusi sessuali del clero statunitense. E ancora: le sacre sette in odore di mafia, l'intreccio ambiguo di erotismo e mistica, l'abominevole castrazione dei bambini nelle corali di musica sacra... L'oggetto di questa inchiesta che abbraccia un arco temporale ampio - dall'attualità recentissima a ritroso fino al IX secolo - riguarda molti uomini e donne di santa romana Chiesa. Uomini e donne che si sono macchiati di atti ignominiosi nei quali la fede ha avuto una collocazione precisa, in alcuni casi persino ribaltata, assumendo il volto della superstizione, dell'abuso, della violenza. Il dato che più colpisce è l'inquietante assoluzione di vizi e perversioni ecclesiastiche insieme alle tante sanguinose cospirazioni consumate fra le sacre pareti. Seguendo un'impostazione rigorosamente obiettiva, giornalistica e storica, l'indagine raccoglie vicende che hanno visto i carnefici in saio e talare commettere misfatti all'ombra della croce, spesso avvalendosi di quello stesso simbolo per meglio portare a segno spietati progetti. Fondandosi su centinaia di documenti affastellati negli archivi giudiziari, ecclesiali e civili, Massimo Centini rifugge le generalizzazioni, ma resta fermo su una scrupolosa ricostruzione dei fatti; narrando con partecipazione storie criminali note, meno note e semisconosciute, si tiene lontano dai ceppi dei luoghi comuni e della retorica, per offrire un contributo significativo all'altare d
Negro. La verità è che non potete fare a meno di noi Ohazuruike Francesco Crippa Luca Onnis Maurizio - Piemme, 2018 - Varia Pm
I negri ci rubano il lavoro. I negri si prendono le case popolari e i contributi. I negri vogliono la nostra terra. E ancora: portano malattie, rubano, violentano le nostre donne. All'indomani di qualche fatto di cronaca, in Tv e sui giornali i titoli forti sugli immigrati - spesso costruiti su dichiarazioni di politici - sovrastano la realtà delle cifre. Eppure i numeri dicono tutt'altro. Dicono che senza gli immigrati l'Italia semplicemente si fermerebbe. Come attestano Confindustria e associazioni degli agricoltori, il Made in Italy senza i lavoratori immigrati crollerebbe. Persino le eccellenze enogastronomiche per cui siamo giustamente famosi nel mondo - vino, olio, formaggi, ortaggi, salumi - senza manodopera "negra" rischierebbero il tracollo. Altro che invasione. La verità è che non possiamo fare a meno di "loro". L'amato Belpaese faticherebbe persino a erogare le pensioni senza i contributi versati dai lavoratori immigrati. E lo stesso presidente dell'INPS a certificarlo. Ingegnere chimico, figlio di due nigeriani arrivati in Italia negli anni Settanta, l'autore, commentando i dati reali sull'immigrazione e analizzando fatti di cronaca, cerca di capire come stanno davvero le cose. Chi meglio di un "negro" italiano può raccontare questa realtà? E aiutarci a valutare se ci conviene davvero mandarli tutti a casa. Oppure se è vera l'invocazione che qualcuno ha scritto su un muro: «Immigrati, vi prego, non lasciateci soli con gli italiani».
Nessuna resa. Storia del combattente italiano che ha liberato Raqqa dall'Isis Locatelli Claudio Marzocchi Alberto - Piemme, 2018 - Varia Pm
La liberazione di Raqqa da Isis è uno di quegli eventi che segnano la storia, così come gli uomini e le donne che hanno combattuto sul campo, fino a veder abbassare le bandiere nere del Califfato. Claudio Locatelli era tra loro. Appassionato di politica estera, Claudio è un giovane attivista che presta il suo impegno nelle zone terremotate d'Italia, ai profughi curdi di Kobane e in Palestina. Prima di partire non aveva mai imbracciato un fucile, né pensato di farlo. Ma di fronte all'escalation di violenza delle forze di Isis, alle immagini dei profughi o delle donne violentate, decide che non può solo indignarsi. Quella cultura di odio è una chiamata alle armi, purtroppo letterale. A febbraio 2017 atterra in Iraq e da lì, con pericolose marce notturne, entra in Siria. L'addestramento militare è breve, poi è subito guerra. Con il nome di battaglia Ulisse, partecipa alla sanguinosa campagna per la liberazione di Tabqa, poi di Raqqa, capitale e centro nevralgico di Isis. Tornato in Italia non vuole raccontare solo le pallottole a pochi centimetri dal volto, gli amici feriti vicino a lui nei conflitti a fuoco, o il compagno arabo che gli è morto tra le braccia. Vuole raccontare perché il pericolo Isis non può dirsi definitivamente scongiurato, e perché bisogna vigilare per evitare che l'indottrinamento faccia altri danni. E perché Isis, come ogni regime di fanatismo, prima della barbarie e dell'occupazione militare, è una mentalità, subdola e pericolosa. Ed è questa la battaglia più difficile, che spetta a ognuno di noi.