Progedit Libri
Libri editi da Progedit pubblicati nella collana Tempi Liberi ARTI
Mal di giardino. Natura e arte del verde Botta Franco Caccavale Giuseppe - Progedit, 2016 - Tempi Liberi
Vi è ancora spazio per progettare, costruire e vivere i giardini? E quando un qualsiasi ammasso di piante, anche quelli che prima avremmo giudicati confusi e sgraziati, viene accettato senza discussione, quale può essere il compito di un giardiniere? Pensiamo davvero che egli possa essere solo un osservatore e un custode della natura o abbiamo bisogno di avere dei giardini, ma costruiti nel dialogo tra Natura, cose e uomini? Possono diventare spazi nei quali uomo e "natura selvaggia" giocano insieme per creare "altre nature"? Sono alcuni degli interrogativi che questo libro solleva, sollecitando risposte in un'era nella quale occorre prendersi cura del mondo e dei giardini. Questi devono diventare luoghi di incontro e sperimentazione, laboratori per mettere in scena altri spettacoli, per non ripetere solo quello che la natura crea. Il libro è composto di parole e disegni, ma questi ultimi non vogliono illustrare le prime. Il lettore è invitato a leggerle facendone emergere le immagini e a scovare le parole che le immagini contengono. Il volume è un invito a pensare che siamo il giardino e il giardiniere di noi allo stesso tempo, un invito a prendersi cura di noi e della Terra.
Ricostruire con l'arte Semeraro Roberta - Progedit, 2018 - Tempi Liberi
Qual è il contributo che il mondo dell'arte può offrire alle popolazioni terremotate dell'Aquila? Muovendo dal dibattito che la questione sollevò nel 2010 in seno alla Biennale di Architettura di Venezia, l'autrice racconta la genesi del suo progetto "Nove Artisti per la ricostruzione" e ripercorre le tappe fondamentali che hanno portato alla realizzazione dell'anfiteatro della scultrice statunitense Beverly Pepper per Parco del Sole all'Aquila. È la storia della convergenza di intenti di artisti, operatori, amministratori, tutti volti all'obiettivo prioritario di restituire, con la presenza di manufatti d'arte, i luoghi e le atmosfere di una antica civiltà. Un segno provvidenziale - la presenza di un cane - indusse gli amministratori dell'Aquila a utilizzare i linguaggi universali dell'arte per ridisegnare la geografia emotiva e sentimentale di luoghi distrutti e abbandonati, perché la gente vi facesse ritorno. Un finale sorprendente si proietta cento anni in avanti, immaginando come le opere d'arte possano continuare a vivere nel tempo relazionandosi con le future generazioni.