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Libri editi da Studium pubblicati nella collana Quaderni Di Brixia Sacra Istituzioni e organizzazioni cristiane
Don Orione e il piccolo cottolengo milanese Archetti G. (Cur.) - Studium, 2015 - Quaderni Di Brixia Sacra
Fondato da don Luigi Orione nel 1933 e benedetto dall'arcivescovo Ildefonso Schuster, che inaugurò pure la parrocchia di San Benedetto annessa al Piccolo Cottolengo, questo «transatlantico della carità» o «cittadella della carità e della preghiera», come lo definì il cardinal Giovanni Bat- tista Montini in occasione di una delle sue visite annuali, ebbe umili origini alla periferia di Milano, dove un tempo sorgeva la villa Restocco dei baroni Monti. «Il Piccolo Cottolengo - scriveva don Orione nel 1935 - è come un piccolo grano di senape cui basterà la benedizione del Signore per diventare un giorno grande albero, sui cui rami si poseranno tranquilli gli uccelli», che «qui sono i poveri più abbandonati, nostri fratelli e nostri padroni». Nel 1937, la modesta casa stracolma di indigenti e oggetto di mille richieste di accoglienza, divenne un articolato progetto, degno della migliore tradizione caritativa ambrosiana, e a farsene carico fu l'architetto Mario Bacciocchi. La fabbrica crebbe unitaria e grandiosa, senza cedimenti a inutili orpelli decorativi, lineare e funzionale agli scopi caritativo-assistenziali per cui era stata pensata, quasi una maestosa costruzione medievale secondo lo stile lombardo, in cotto come la basilica di Sant'Ambrogio. Lo spirito che la animava era quello del Vangelo per «fare del bene a tutti e del bene sempre», come amava dire don Orione. Occuparsi del Piccolo Cottolengo Milanese significa ripercorrere un tratto di storia cittadina fatta di grandi famiglie e di una miriade di benefattori che hanno sostanziato con le loro liberalità l'impegno millenario della Chiesa. Ciò con l'originalità dello stile di don Orione, che non chiedeva a chi bussava alla porta il nome di battesimo o la fede di appartenenza, «ma soltanto se aveva un dolore». Attualmente il Piccolo Cottolengo si sta trasformando in un moderno centro polivalente, dove, accanto ai tradizionali bisogni legati alla disabilità fisica e psichica, sono ospitati anziani, sono forniti servizi assistenziali e sanitari, sono sostenute attività educative a vasto raggio e si guarda alle nuove povertà e richieste di accoglienza della vita odierna.
Alle porte della città. Il monastero di Santa Maria della Visitazione di Salò Franceschini Mariagrazia - Studium, 2012 - Quaderni Di Brixia Sacra
Sorto alla fine del 1712, il monastero della Visitazione di Salò celebra tre secoli di vita. Nato come filiazione della Visitazione di Arona, per volontà della comunità civile salodiana, si è innestato nella realtà locale come uno strumento di elevazione nella preghiera, nel silenzio e nell'umiltà. Radicate nel mondo ma con lo sguardo verso il cielo, le sue monache hanno tradotto nella semplicità della loro vita lo spirito di san Francesco di Sales di «morire a se stesse per vivere in Dio». Attraverso una scrupolosa disanima archivistica e documentaria Maria Grazia Franceschini, lei stessa suora di clausura, ricostruisce la storia del monastero e offre un punto di vista originale, inedito e suggestivo, di questa vicenda plurisecolare vista, per così dire, dal di dentro. Il volume si sviluppa in una narrazione che è stata oggetto di lettura, di commento e di confronto anche da parte dell'intera comunità. Ne scaturisce in tutta la sua freschezza la dinamica misteriosa della quotidianità orante, dei riflessi delle vicende generali sulla regolarità claustrale, dei rapporti con l'esterno, specie in campo educativo, fino all'abbandono degli austeri chiostri della Fossa nel 1968, nel centro di Salò, per una nuova e più tranquilla sede nella zona collinare delle Versine. Tre secoli di storia fecondi di spiritualità salesiana e di intensa religiosità, per i quali si possono ancora ripetere le parole che il padre spirituale del monastero, don Augusto Orio, scriveva al vescovo di Brescia nel 1875: «Ho la compiacenza di poter riferire che queste religiose vivono nella concordia e nell'osservanza». Questo è senza dubbio il viatico più bello per un libro in cui la storia non è diversa dalla vita, anzi è la vita stessa che continua.