Il Ponte Vecchio Libri
Libri editi da Il Ponte Vecchio pubblicati nella collana Lyceum di Genere Storia D Europa
Che si chiama Acquacheta suso. Dante work in progress sull'Alpe di San Benedetto tra Firenze e Ravenna Cappelli Quinto - Il Ponte Vecchio, 2021 - Lyceum
Che cosa sia questo libro, nei suoi percorsi molteplici e multanimi, è detto acutamente nella presentazione di Franco Cardini, che così tra l'altro sottolinea: «Quel che mi ha appassionato per non dir affascinato in questo libro, e lo dichiaro volentieri, è il taglio: la tecnica di narrazione che non si basa su alcuna vera e propria forma di costruzione letteraria, la diaristica compresa, ma che procede in realtà esattamente in analogia con la mente umana, attraverso "libere" associazioni mentali. Certo che c'è un "filo del discorso": una narrazione. Ma grazie a Dio non è un filo vergine e continuo. È il filo più volte lacerato o tagliato e quindi riannodato della vita». Passano nelle rievocazioni di Cappelli - arricchite da un patrimonio sterminato di immagini a colori e dalla ricerca continua di legami tra storia e leggenda - le coinvolgenti memorie di Dante e dell'Acquacheta, e insieme si portano sulla scena, per non dire d'altro, i contadini dei Romiti; Leonardo da Vinci, al servizio di Caterina Sforza signora di Forlì, che al Muraglione apre un protolaboratorio fotografico; le città tra i boschi e i dirupi dell'Appennino tosco-romagnolo; le valli e i pastori della Romagna aerea; l'ipotesi che Dante abbia scritto alcuni passaggi dell'Inferno nell'abbazia di San Benedetto di Biforco o nell'eremo dell'Acquacheta; e poi «una serrata raccolta di leggende dantesche», la prima delle quali riguarda l'incontro amoroso fra Dante e Beatrice a Portico di Romagna, patria della famiglia di lei: un incontro - ci ricorda Franco Cardini - «che i cantastorie tosco-romagnoli hanno lungamente celebrato». In sintesi, un libro documentatissimo, denso e avventuroso, disteso lungo le stesse vie di Dante, dall'Acquacheta alla Ravenna luminosa dei mosaici, e dunque dalle selve oscure dei monti alla luce dei paesi di paradiso [rc].
Fra Michelino e la sua eresia Carlini Armando - Il Ponte Vecchio, 2015 - Lyceum
"Tu hai pensato molto bene di preparare al mio vecchio concittadino questo ricovero della biblioteca. Dopo che le sue ossa sono state scompigliate e confuse nella tomba di Monaco, mi pare che l'ombra di lui debba esser tornata per uso a questi luoghi e strade e chiese, amiche alla sua fanciullezza. Ma oggi la piccola ombra irrequieta doveva sentirsi smarrita; vasta è la terra e tumultuosa, e il freddo fa cercare i rifugi. Quando la porta di tutti gli altri è ingombra, è bene che si apra quella della libreria. Dov'egli avrà freddo forse e si annoierà qualche volta insieme con me: ma i buoni vecchi libri insegnano a tollerar tutto questo in silenzio, nell'onesta compagnia" (dalla prefazione-lettera di Renato Serra). Abbiamo voluto rendere nuovamente disponibile un libro oggi introvabile, nel quale Armando Carlini ricostruisce le opere e i giorni di un grande cesenate e, nello stesso tempo, offre a Renato Serra l'occasione di stendere una delle sue pagine più celebri. Marino Biondi ha accettato di rendere più prezioso questo volume arricchendolo di una postfazione che ci rende la modernità di Serra, di Fra Michele e del suo biografo.
Alfredo Oriani. Romanzi e teatro Debenedetti Marco - Il Ponte Vecchio, 2008 - Lyceum
Perché uno scrittore come Alfredo Oriani, ammirato da Croce e Bellonci, considerato con attenzione da Serra e da Gramsci, è oggi così evidentemente trascurato nelle ricostruzioni storiche del romanzo italiano dell'Ottocento? E perché testi come Gelosia e Vortice, spesso intensamente presenti nell'esercizio creativo dei maggiori scrittori del Novecento, sono a malapena citati nella gran parte dei manuali di storia letteraria? Certamente, un ruolo fondamentale nella caduta in disgrazia di Oriani ha avuto la Marcia al Cardello del 1924, e in generale tutta la violenta appropriazione della sua opera da parte del fascismo. A quasi un secolo di distanza, ormai superata l'insidiosa identificazione di Oriani col regime, appare doveroso tornare ai suoi testi: accanto al "grande male" psicologico, amplissimamente documentato nell'epistolario dello scrittore, resiste in essi una prepotente forza poetica, la capacità di allucinata rappresentazione delle sofferenze dei respinti della società, che si affina via via, attraverso il succedersi degli stili, dalle opere scomposte della giovinezza fino ai capolavori della maturità. La ricostruzione critica di Marco Debenedetti ci guida alla riscoperta di quello che potrebbe rivelarsi un piccolo classico.