Edipuglia Libri

Libri editi da Edipuglia pubblicati nella collana Archeologia Postclassica

LIBRO   9788872289426

La rasola 1 nel castello del Monte di Montella. Ricerche 1983-92 Donnarumma Iolanda   -  Edipuglia, 2020  -  Archeologia Postclassica

Un posto di primo piano negli studi sui siti fortificati della Campania interna spetta agli scavi condotti nel castello del Monte dal prof. Marcello Rotili che nel 2011 ha curato l'edizione del volume Montella: ricerche archeologiche nel donjon e nell'area murata (1980-92 e 2005-07), nel quale vengono illustrate le complesse indagini che hanno permesso di avanzare un'articolata proposta di periodizzazione alla luce delle stratigrafie rilevate e di un'ampia selezione di reperti. La trentennale attività di ricerca ha evidenziato strutture risalenti al VI-VII secolo quando, in rapporto al graduale abbandono del fondovalle, prese forma sull'altura un villaggio accentrato, trasformato prima in azienda curtense nel VII-VIII secolo e poi in centro fortificato con connotati microurbani, allorché nel IX secolo l'insediamento venne enfatizzato con l'attribuzione di funzioni amministrative al gastaldo che risiedeva nel punto più alto del Monte. All'iniziativa normanna va ricondotta la costruzione del donjon, requisito insieme al resto dell'area murata alla fine del Duecento da Carlo d'Angiò che tre anni dopo attribuì il bene al figlio Filippo, principe di Taranto, trasformando la tenuta in parco-giardino di delizie. La pubblicazione degli scavi è proseguita nel 2012 con il volume Montella: l'area murata del Monte. Ricerche archeologiche nel settore nord, in cui il prof. Carlo Ebanista ha analizzato una porzione dell'insediamento più volte utilizzata a scopo funerario sin dal VI-VII secolo. A prosecuzione del lavoro di edizione, in questa sede si esamina la rasola 1, ampia terrazza situata ai piedi del ridotto fortificato nella quale gli scavi condotti tra il 1983 e il 1992 hanno portato in vista strutture risalenti al periodo dell'azienda curtense ricordata da un giudicato di Arechi II del 762. Tra queste vi è il silo interrato di un'abitazione deputato alla conservazione delle quote canonarie del signore, probabilmente granaglie e/o leguminose. Contestualmente alla costruzione di un possente circuito difensivo, reso necessario dalla trasformazione della curtis in centro del gastaldato montellese documentato nell'849, nell'area fu realizzato un grande impianto metallurgico nelle cui vicinanze sorgeva un edificio interpretabile come officina. L'utilizzo dell'area continuò anche all'indomani del terremoto del 989 che danneggiò la fortificazione e le strutture, rendendo necessario un rifacimento dell'impianto metallurgico e della vicina officina, nella quale furono realizzati due banconi d'appoggio. La frequentazione abitativa ebbe termine soltanto nel XIII-XIV secolo quando l'area venne terrazzata nell'ambito della conversione a parco per i solacia della casa regnante angioina. Dopo la costruzione del convento annesso alla chiesa di S. Maria del Monte nella seconda metà del XVI secolo, nella rasola 1 fu avviata una produzione agricola documentata da un piccolo recinto in muratura. L'analisi delle stratigrafie e dei reperti ha consentito di delineare un quadro piuttosto articolato sulle fasi di vita di questa porzione dell'area murata e sui rapporti con i vicini centri irpini, beneventani e dell'area costiera campana, testimoniati dai puntuali riscontri con i manufatti ceramici.

€ 50.00
LIBRO   9791259950024

Archeologia e storia di un monastero Sant'Ilario a Port'Aurea di Benevento Rapuano Silvana   -  Edipuglia, 2022  -  Archeologia Postclassica

Il complesso di Sant'Ilario a Port'Aurea, ubicato a nord-est di Benevento, poco all'esterno del centro storico, è stato oggetto negli anni 2000-2002 di indagini archeologiche, condotte dalla Soprintendenza di Salerno-Avellino-Benevento, d'intesa con la Provincia e con il Comune, nell'ambito del progetto per l'allestimento del Parco e del Museo dell'Arco di Traiano. Dallo scavo, diretto dalla compianta Giuseppina Bisogno, è emersa una complessa stratigrafia, compresa fra l'età romano-repubblicana e l'età contemporanea, che ha restituito importanti quantità di reperti, soprattutto ceramici.

€ 40.00
LIBRO   9788872289020

Ricerche a Cerreto Sannita (2012-15) e archeologia dei paesaggi dal Titerno alla bassa valle del calore Lester Leonardo  Di Cecio Maria Teresa   -  Edipuglia, 2020  -  Archeologia Postclassica

Le indagini condotte dal 2012 al 2015 nella vecchia Cerreto Sannita hanno rappresentato un'occasione straordinaria per acquisire la conoscenza dell'insediamento, mai indagato in precedenza nelle sue strutture materiali, che presenta continuità di vita dall'alto medioevo dal X secolo alla seconda metà del XVII, allorché la località venne devastata dal sisma del 5 giugno 1688. Ciò comportò la successiva ricostruzione dell'abitato in altro sito, ubicato poco più a valle, per iniziativa del feudatario Marzio III Carafa e del vescovo Giovan Battista de Bellis che si avvalsero della competenza tecnica dell'ingegner Giovan Battista Manni. Le attività archeologiche che hanno contribuito alla conoscenza, valorizzazione, conservazione e fruizione del sito-monumento hanno evidenziato le fasi di impiego e le trasformazioni dell'insediamento. L'importanza politica ed economica che assunse Cerreto in età normanna, in particolare con la famiglia dei Sanframondo, fu favorita dalla sua ubicazione nella media valle del Titerno, una via di comunicazione fra i contesti tirrenici e quelli della costa adriatica. La fase normanna, documentata da un riallestimento delle opere difensive con l'ampliamento ed il rafforzamento della cinta muraria, è testimoniata dalle poderose strutture della Magna turris. Edificato tra gli ultimi decenni del XII secolo e i primi del XIII, il donjon cerretese, cilindrico e con base a scarpa, presenta caratteristiche architettoniche peculiari ed elementi significativi che ne avvalorano l'utilizzo residenziale: per dimensioni e tecnica costruttiva, esso è assimilabile alle coeve torri cilindriche presenti in contesti vicini, ma documentate anche su un ampio scenario internazionale. Lo studio della cultura materiale, documentata in particolare dai reperti ceramici, ha consentito di avanzare ipotesi sulla produzione, circolazione e diffusione degli stessi nel comprensorio cerretese. Se è noto che nella nuova Cerreto, entro i primo del Settecento, giunsero maestranze e ceramisti attirati dall'attivismo dei Carafa nella ricostruzione dell'insediamento, poco si sa sulla produzione di vasellame nel basso medioevo e nella prima età moderna. Tuttavia alcuni documenti provano che non mancarono a Cerreto, prima che avesse inizio la realizzazione di maiolica di pregio, botteghe di vasai dedite alla produzione di vasellame d'uso comune. Inoltre riveste notevole interesse l'individuazione, fra quelli provenienti dagli scavi, di manufatti smaltati con decorazioni policrome di tipo compendiario riferibili ad una delle produzioni note come "campano-castellane" perché diffuse in contesti della Campania interna e costiera dalla prima metà del XVII secolo ad opera di ceramisti di Castelli o di altri centri abruzzesi. L'edizione dello scavo si integra nello studio di un'ampia porzione di territorio che si è ritenuto di analizzare per la migliore contestualizzazione storica, topografica e culturale dei dati archeologici: una vasta area del Beneventano settentrionale gravitante sul bacino inferiore del fiume Calore e sul corso del torrente Titerno. I risultati delle attività di survey svolte fra il 2012 e il 2014 e, più sporadicamente, negli anni successivi hanno inoltre offerto l'opportunità di redigere, su base cartografica IGM, quattro carte archeologiche che costituiscono un documento nuovo per la conoscenza della storia e dell'assetto del territorio.

€ 65.00