Kurumuny Libri
Libri editi da Kurumuny pubblicati nella collana Beniana
Da questo altrove. Carmelo Bene e Il Sud del Sud dei santi. Una cartografia Giorgino S. (Cur.) Paiano A. (Cur.) - Kurumuny, 2024 - Beniana
Il «Sud del Sud dei santi» è la definizione che Carmelo Bene adopera per presentarci la sua idea di Terra d'Otranto, intesa non solo come spazio geografico ma come un articolato sistema di significati culturali a partire dai quali è possibile organizzare uno spazio estetico. Sono infatti alcune caratteristiche geo-etno-culturali del Salento a creare il sostrato indispensabile per lo sviluppo delle principali direttrici della sua ricerca, a partire dal concetto di «depensamento», cioè da quella sospensione del pensiero che è uno dei tratti distintivi della sua poetica. Nella prima parte del libro, 14 studiosi si interrogano sui rapporti fra il territorio di origine e l'opera complessiva di Carmelo Bene, approfonditi secondo diverse prospettive: teatrale, letteraria, cinematografica, filosofica, linguistica, sociologica, antropologica. Nella seconda parte, ricca di immagini e documenti, si sviluppa una dettagliata Cartografia poetica nei cinque comuni salentini maggiormente legati all'artista: Campi Salentina, Lecce, Santa Cesarea Terme, Otranto e Copertino.
Carmelo Bene. Antropologia di una macchina attoriale Giacchè Piergiorgio - Kurumuny, 2026 - Beniana
Pubblicato per la prima volta nel '97 da Bompiani, questo «libro molto audace» di un «antropologo senza paraocchi» - come ebbe a dire Carmelo Bene - e che ha «lasciato un segno in molti lettori, e un metodo di incontro e confronto fra l'antropologia e il teatro» - come segnala l'autore - ritorna con una nuova edizione, rivista e arricchita di un inedito. Propedeutico e illuminante per ogni studioso che si sia provato nel corpo a corpo con Bene, unendo alla raffinata analisi la sapienza di uno tra i primi antropologi del teatro contemporaneo, il volume ripercorre il processo artistico e concettuale che ha condotto alla genesi - e alla definitiva messa a punto negli anni '90 - della «macchina attoriale», cifra dell'«impossibilità» del teatro stesso - condannato «barbaricamente» da Bene all'oblio - e dell'attore, liquidato a carcassa inorganica, a «vuoto» dis-abitato dalla voce. Comprendere questo espediente, teorico ancor prima d'essere praticato come «meccanica operativa», è comprendere la sostanza stessa del grande genio che è stato Carmelo Bene, ragion per cui queste pagine funzionano da grimaldello al più ostile degli accessi al suo pensiero.