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Al di là di quel mare è un altro mare. Versi e riflessioni sulla pittura libro
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LIBRO   9788894782004

Al di là di quel mare è un altro mare. Versi e riflessioni sulla pittura Cardile Augusto  Trevisani S. (Cur.)  Marghetich T. (Cur.)   -  Cloralia Edizioni, 2025  -  Stille

La breve e sfortunata storia di Augusto Cardile, finora nota solo a pochissimi, sembra aver voluto aspettare il momento propizio per essere raccontata e presentata al lettore di oggi quasi a mettere in scena un'ulteriore e perfetta parabola di amore e morte tra le tante ambientate nel «fosco nembo politico» di quegli anni. Oggi, a quasi novant'anni dalla morte del loro autore, vedono finalmente la luce in volume i pochi versi che Oreste Macrí e Alfonso Gatto riuscirono a recuperare dai parenti e vollero pubblicare sulla rivista «Letteratura» unitamente al loro ricordo in un omaggio postumo che profuma ancora di offerta votiva. Si tratta di «versi belli, e qualcuno bellissimo» che vanno a comporre quello che Silvano Trevisani ha felicemente definito nello scritto introduttivo «il minuscolo immenso tesoro che abbiamo ricevuto in eredità» e che con questa edizione si vuole conservare e tramandare per far sí che la vicenda di Cardile non resti sconosciuta. Unitamente a questi, il lettore troverà anche uno scritto d'arte inedito di Cardile, ritrovato di recente tra le carte di Macrí, che Tiziano Marghetich nella postfazione mette in dialogo con la coeva scena di critica artistica. Una prima 'stilla' nel mare di 'stille' che ci apprestiamo ad attraversare. Di Augusto Cardile (1909-1937), poeta nato a Taranto e morto suicida nella Firenze degli Ermetici, non sarebbe rimasta traccia se i suoi amici - Oreste Macrí e Alfonso Gatto prima e, su invito del critico magliese, Giacinto Spagnoletti poi - non avessero raccolto e pubblicato le sue poesie e non avessero lasciato i loro ricordi e le loro testimonianze sulle pagine di riviste, di antologie poetiche e nei loro carteggi. Tracce che - unitamente alle dieci poesie che ci sono pervenute e allo scritto inedito che qui pubblichiamo - si spera il nostro lettore voglia seguire e custodire con cura.

€ 12.00 € 11.40
La beata riva. Trattato dell'oblìo. Preceduta da un «Ragionamento» di Gabriele D'Annunzio libro
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LIBRO   9788894782028

La beata riva. Trattato dell'oblìo. Preceduta da un «Ragionamento» di Gabriele D'Annunzio Conti Angelo  Gibellini P. (Cur.)  Manghetti G. (Cur.)  Jurcev E. (Cur.)   -  Cloralia Edizioni, 2025  -  Leukè

'La beata riva' (pubblicata originariamente nel 1900 in coppia con 'Il fuoco' di D'Annunzio, quasi a formare un dittico inscindibile) costituisce la perfetta sintesi della concezione critico-estetica dell'Autore. Ambientata nella Venezia wagneriana di fine Ottocento, tra gli evocativi giochi di luce tra acqua e pietra, la «piccola bibbia dell'estetismo italiano 'fin de siècle'» (per usare la felice definizione di Pietro Gibellini) «si propone un alto valore educativo, e auto-educativo, poiché la riflessione, seguendo un percorso che, al pari di quello degli iniziati o dei convertiti, muove dalla morte dell'uomo vecchio per generare il nuovo e presuppone l'oblío del male per ricercare il bene. 'Trattato dell'oblío' recita infatti il sottotitolo, non meno esplicito del titolo, tratto dai versi in cui il mistico pellegrino del 'Purgatorio' si avvicina al Lete e all'Eunoè: "Quando fui presso a la beata riva, / 'Asperges me' sí dolcemente udissi, / che nol so rimembrar, non ch'io lo scriva". Anche al suo lettore, Conti donerà "un istante d'oblìo, una tregua breve alle angoscie dell'esistenza", guidandolo alla "sospensione dell'incredulità" e immergendolo nella "bella riva, ove primavera è sempre ed ogni frutto"». A corredo della presente edizione, il lettore troverà alcune immagini, tratte dal Fondo Conti, custodito presso l'Archivio Contemporaneo «A. Bonsanti» del Gabinetto Vieusseux di Firenze, che costituiscono quello che Gloria Manghetti ha giustamente definito «un selezionato album che auspichiamo permetta di richiamare la concretezza materica dell'officina dello scrittore» e al contempo valorizzi «un'opera di assoluta preminenza nell'ambito della produzione del suo autore». "Una sera di settembre percorrevo, in compagnia di Domenico Tumiati, la via Bolognese lungo il borgo del Pino a due chilometri da Firenze, e tentavo parlare al mio amico della essenza della musica. Poiché m'era assai difficile esprimere il mio pensiero, venne in mio aiuto la natura. Sostammo dinanzi ai cipressi della villa Salviati, mentre dietro i colli fiesolani sorgeva la luna. Ella sorgeva e diffondeva per le campagne il suo silenzio, stendeva sugli alberi, sulle case, sulle colline il suo velo, e dietro quel velo si vedevano impallidire i piccoli lumi della terra. A tutte le creature che avevano tremato sotto la diurna luce implacabile, ella donava una pace simile a quella che dà la preghiera. E si sentiva il suo potere benefico venir di lontano, da un punto tanto lontano dalla nostra esistenza e tanto vicino alla nostra vita. Io dissi al poeta che era meco: la musica è come questa luce. Ella appare come la manifestazione d'un mistero che sia fuori di noi e parla al mistero che è in noi. Innanzi ad essa le forme delle cose fugaci si nascondono, e gli stessi simboli di ciò che è eterno sono esclusi dal suo regno; poiché ella è la voce limpida e immediata del mistero e della eternità, è il ritmo sensibile dell'arcano che vive e che si cela nel cuore del mondo. E mentre la luna ascendeva nel cielo sereno, tutte le cose entravano a poco a poco sotto l'incanto del silenzio musicale."

€ 26.00 € 24.70
LIBRO   9788894782011

Il fabbro armonioso. Seguito dalle lettere dal fronte di Jacopo ai suoi genitori Novaro Angiolo Silvio   -  Cloralia Edizioni, 2026  -  Stille

Quando nel giugno del 1916 alla 'Casa Rossa' giunse la notizia del ferimento al fronte di Jacopo e della sua 'scomparsa', la vita del poeta Angiolo Silvio Novaro e di sua moglie Laura si fermò di colpo unitamente a quella del loro unico e amatissimo figlio. Eppure i due dovettero trovare, a fatica e ognuno diversamente, un modo per andare avanti: Laura si adoperò per far sì che la figura del giovane venisse ricordata e fece pubblicare, già nel 1917, le sue lettere; Angiolo Silvio, invece, ripiegò su sé stesso e iniziò la stesura del Fabbro armonioso (edito da Treves nel 1919), diario di un immedicabile dolore che oggi ripubblichiamo proprio con le lettere dal fronte che Jacopo inviò ai suoi genitori fino all'ultimo e che Stefano Verdino nella sua introduzione definisce «il giusto contrappunto di parole diversamente sorgive e di giovanile quanto sobria baldanza al compianto misurato del padre».

€ 14.00