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Erich Auerbach e Walter Benjamin tra figura e Jetztzeit. Una considerazione teologico-politica Arigone Leonardo - Mimesis, 2020 - Theoretica
Nel 1892 Erich Auerbach e Walter Benjamin nascono nel quartiere berlinese di Charlottenburg da famiglie dell'alta borghesia ebraica. Dell'amicizia personale e della stima intellettuale tra i due rimangono diverse tracce nelle rispettive opere e sei lettere scambiate tra il 1935 e il 1937, nelle quali si conserva il ricordo di un passato ormai annichilito dal nazionalsocialismo. Contro l'abolizione della storia operata da quest'ultimo, rileggendo Paolo di Tarso e Dante, Auerbach e Benjamin formulano i concetti di figura, la prefigurazione del Nuovo Testamento nell'Antico, e di Jetztzeit, l'attualizzazione del passato nel presente. Figura e Jetztzeit delineano così costellazioni dialettiche tra finito e infinito, storia ed eternità, creazione e redenzione opposte al dualismo gnostico. L'accusa di gnosticismo che Jacob Taubes, pure ottimo lettore di Auerbach, muove a Benjamin, quindi, si rivela contraddittoria e lascia spazio a una diversa interpretazione del rapporto tra Benjamin e Auerbach già intuita da Giorgio Agamben.
Erich Auerbach. Una teoria della letteratura Tinè Giuseppe - Carocci, 2013 - Lingue E Letterature Carocci
"Io ho sempre avuto l'intenzione di scrivere storia: mi accosto dunque al testo non considerandolo isolatamente, non senza presupposti: gli rivolgo una domanda, e la cosa più importante è questa domanda, non il testo": così scriveva Erich Auerbach nel 1958. La nozione di "storicità" è al centro della riflessione auerbachiana già a partire dagli anni Venti del Novecento. Pur anticipando tematiche e problemi che caratterizzeranno la stagione del cosiddetto postmodernismo, quella che il filologo tedesco finirà per elaborare è una vera e propria estetica della mimesis, basata su solide premesse filosofiche e tesa a cogliere, insieme con l'autonomia della letteratura e delle sue strutture linguistico-formali, anche il suo legame organico con l'evoluzione storica e sociale. Prendendo le mosse dalla "filologia" di Vico ma anche dalla sua "filosofia della storia", rilette attraverso le categorie della logica dialettica di Hegel, Auerbach definisce le basi teoriche di un nuovo umanesimo storicista. I processi di globalizzazione e la conseguente crisi delle ideologie postmoderniste rimettono oggettivamente al centro della cultura contemporanea l'idea auerbachiana di "Weltliteratur", l'esigenza di una letteratura intesa come "rispecchiamento" della realtà, delle sue contraddizioni come dei suoi contenuti universali e umani, di là da ogni prospettiva genericamente relativistica o "nichilistica".
Erich Auerbach Domenichelli M. (Cur.) - Fabrizio Serra Editore, 2010 - Moderna
Con questo fascicolo monografico "Moderna" redige un bilancio degli studi auerbachiani degli ultimi dodici anni, a partire cioè dal 1996, quarantennale della pubblicazione di Mimesis (1946), fino al successivo cinquantenario, che ha originato, in rapida sequenza, una serie di convegni, incontri e pubblicazioni di atti (dal Colloquio della Scuola Normale di Pisa del marzo 2007, a quello di Bressanone-Innsbruck del luglio 2007, a quello di Parigi dell'ottobre 2007 e infine al Convegno tenutosi a Urbana, Illinois, nell'aprile 2008, di cui questo fascicolo pubblica gli interventi di Ascoli, Doran, Meneghetti, Rota, Segre e Stoppino). Il bilancio critico, curato da Elena Fabietti, definisce con precisione i limina temporali entro cui il volume è contenuto, a cavallo del terzo millennio. Il soggetto di quest'opera è dunque l'eredità, la legacy di Auerbach, la sua perdurante rilevanza come studioso della tradizione occidentale e della mimesis, la rappresentazione della realtà, vista come percorso della civiltà occidentale verso la democratizzazione, nell'evolversi del realismo fino alle propaggini estreme del postmoderno, o della terza modernità.