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Libri di Titolo Gi con argomento Boni Giacomo
Giacomo Boni. Cronache sulla conservazione di un ignorato patrimonio architettonico nell'Italia Meridionale Giuri Paolo - Congedo, 2017 - Univ. Salento. Dipartimento Di Beni Culturali
"Paolo Giuri in questo volume riporta la complessa ricostruzione dei carteggi intercorsi tra personalità delle Istituzioni meridionali e Giacomo Boni per conto del Ministero, da cui emerge una realtà territoriale che vuole superare preconcetti ideologici attraverso un confronto con le diverse posizioni emergenti nella vita collettiva. Quella società, infatti, sperava in una Italia, maturata lungo il sofferto ed ancora incompiuto processo risorgimentale, in cui era ben radicato lo spirito civile di progresso e di fiducia, realizzato da uno dei protagonisti di questo nuovo cambiamento culturale, Giacomo Boni. Personalità colta, affascinante e poliedrica aveva saputo raccogliere l'eredità di una coscienza europea orientata da saperi pratico-scientifici e si prodigava nell'affermazione e nella diffusione della cultura letteraria e artistica insieme a quella scientifica e tecnica." (Dalla prefazione)
Giacomo Boni e il restauro architettonico Bellini Amedeo - Ginevra Bentivoglio Editoria, 2013 - Arti
Giacomo Boni (1859-1925), archeologo e architetto, mostrò sempre un vivo interesse per la cultura classica, approfondendo tra l'altro la conoscenza della letteratura e delle lingue greca e latina nonché della storia romana. Egli fu fortemente influenzato dal rapporto con John Ruskin, al cui romanticismo aderì con ardore. Responsabile degli scavi al Foro Romano, brillò anche come restauratore di architettura, rifacendosi alle tesi di Ruskin e a quelle di William Morris. Più di tutti, egli apprezzò però l'opera di Luca Beltrami, quanto di più antitetico si possa immaginare rispetto alle istanze inglesi. Nel complesso, l'esame degli scritti di Boni e la verifica condotta sul monumento per il quale più si adoperò, ossia la Cattedrale di Nardò, ci mostrano un personaggio che aderì pienamente a una metodologia di restauro fondata su un "metodo storico" basato sul concetto di ripristino, così come espresso dalla cultura del positivismo italiano.
Giacomo Boni. L'alba della modernità. Ediz. illustrata Russo A. (Cur.) Paribeni A. (Cur.) Altieri R. (Cur.) - Electa, 2021 - Soprintendenza Archeologica Di Roma
Il catalogo accompagna la mostra omonima (Roma, Parco archeologico del Colosseo, 14 dicembre 2021 - 30 aprile 2022) incentrata sulla figura di uno dei più importanti archeologi italiani tra XIX e XX secolo: Giacomo Boni (1859-1925). Numerosi saggi delineano la poliedrica e moderna personalità di Boni, facendo il punto sulla ricezione e l'eredità della sua figura e ripercorrendo anche il contesto politico, culturale e artistico nel quale è cresciuto e si è affermato. Autodidatta, con una formazione di disegnatore e attivo in cantieri veneziani, Giacomo Boni col tempo diviene archeologo e architetto sviluppando metodi innovativi di scavo - a cominciare da quello stratigrafico -, di restauro e di valorizzazione. Già in giovane età, il credito acquisito presso eminenti figure della cultura anglosassone, a cominciare da John Ruskin e William Morris, le amicizie veneziane e milanesi - in particolare Primo Levi e Alberto Carlo Pisani Dossi - e, grazie a quelle, l'ingresso nei circoli intellettuali sostenitori di Francesco Crispi lo portano a Roma. In un contesto culturale in cui si intrecciano la passione per l'archeologia e l'interesse per la contemporanea arte inglese, risulta incoraggiata dall'operato di Boni una nuova visione dell'Antico che l'arte simbolista porta al pieno sviluppo all'inizio del Novecento. Tra le sue scoperte, condotte ricorrendo a un linguaggio nuovo, non accademico, e alla fotografia, si ricordano in particolare il Tempio di Vesta, il complesso della fonte sacra di Giuturna e la chiesa medievale di Santa Maria Antiqua, con il ciclo pittorico bizantino. Per il Palatino, Boni approfondisce i temi della flora, interesse che lo accompagna tutta la vita, di cui resta traccia nell'ordinamento del giardino degli Horti farnesiani e in quel roseto che porta ancora il suo nome e dove è sepolto. Come evidenziano sia la mostra sia il catalogo, il progetto museografico realizzato da Boni in quegli anni per il Foro Romano e il Palatino è il risultato di una molteplicità di interessi e incontri, e si presenta straordinariamente attuale e innovativo: forse il primo esperimento di parco archeologico in cui natura, resti antichi, ricostruzioni filologiche, rievocazioni e divulgazione tendono a fondersi in armonia.