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Libri di Titolo M con argomento Biancardi Monica
Monica Biancardi. Tra le immagini. Catalogo della mostra (Ercolano, 28 novembre- 10 gennaio 2009). Ediz. italiana, inglese e araba Scotto Di Vettimo O. (Cur.) - Silvana, 2009 - Cataloghi Di Mostre
"Tra le immagini" è un progetto della fotografa Monica Biancardi (Napoli, 1972), frutto di ripetuti soggiorni in Palestina tra il 2005 e il 2009, durante i quali ha potuto documentare la vita delle donne beduine all'interno dei campi. Come scrive la curatrice Olga Scotto di Vettimo: le donne nomadi appaiono in tutta la loro travolgente bellezza di anziane e giovani-bambine, nei cui occhi, talvolta, si rispecchia la sagoma dell'artista. Sono donne al lavoro che, assecondando l'ancestrale vocazione al nutrimento e all'accoglienza, sostentano il clan, lavorano il cibo, allevano i figli. Un reportage composto da fotografie e disegni, accompagnato, nel volume, dai testi della curatrice e del poeta palestinese Bashir Shalesh, che consente, attraverso la lente al femminile dell'artista, di conoscere più da vicino quelle genti e quei luoghi.
Monica Biancardi. Mutamenti. Ediz. illustrata - Electa Napoli, 2007
Monica Biancardi è un'artista 'antica'; il suo metodo di lavoro è classico: disegna, appunta meticolosamente i suoi affascinanti storyboard per progettare e elaborare le immagini che i suoi occhi, attraverso la fotografia e i video, vogliono cogliere della realtà. Anche il tema è "tradizionale": il confronto con la natura, natura come trasformazione, natura come materia, natura come incessante processo evolutivo della vita, che si modifica e modifica.
Monica Biancardi. The catalogue of huts. Ediz. italiana, inglese e francese Biancardi Monica - Quodlibet, 2025 - Fotografia
La luce modella il mondo e la percezione che se ne ha a seconda di come si poggia, partorendo ombre e influenzando le nostre emozioni. Catturarla è rivoluzionario. Occorre imparare a fare luce sulle cose ben oltre le loro superfici d'ombra. "The Catalogue of Huts" affronta il tema della violenza sulle donne attraverso un linguaggio visivo inusuale, capace di unire passato e presente, memoria e materia. Il progetto utilizza un doppio dispositivo tecnico: la fotografia nella sua forma più primitiva e l'incisione manuale su plexiglass, un mezzo fragile, trasparente, eppure resistente. Ogni opera è un pezzo unico, costruito per essere visibile solo se illuminato. Questo meccanismo non è solo estetico, ma profondamente simbolico: le immagini che parlano di dolore e invisibilità si manifestano solo quando una luce.