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Libri di Titolo Sin con argomento Sinisgalli Leonardo
Sinisgalli e la cultura utopica degli anni Trenta Lupo Giuseppe - Vita E Pensiero, 2012 - Ricerche. Letteratura Italiana
Radunatosi a Milano negli anni Trenta, il gruppo dei poeti ermetici meridionali, Libero De Libero, Alfonso Gatto, Salvatore Quasimodo, Leonardo Sinisgalli, dà luogo a un sodalizio ove si incrociano letteratura e poesia, arti figurative e architettura, e si attua un incontro fra scienza e utopia che sta all'origine dei progetti di Edoardo Persico e Adriano Olivetti. Luoghi privilegiati del dibattito che ne scaturisce sono riviste tecniche quali "Casabella" e "Domus", periodici d'ambito letterario come "Corrente" e "L'Italia Letteraria", gallerie d'arte tra cui spicca quella del "Milione". In questa Milano si afferma la figura di Leonardo Sinisgalli. In lui si congiungono, poliedricamente, le frontiere della vocazione poetica e algebrica, l'inclinazione alla speculazione filosofico-matematica e l'interesse per le macchine sviluppatosi sulla scia degli insegnamenti di Leonardo da Vinci. Questo vasto retroterra rende la sua voce di poeta-ingegnere tra le più originali del Novecento.
Sinisgalli e la cultura utopica degli anni Trenta Lupo Giuseppe - Vita E Pensiero, 1996 - Scienze Filologiche E Letteratura
Sinisgalli e la cultura utopica degli anni Trenta - Vita e Pensiero
Sinisgalli a Milano. Poesia, pittura, architettura e industria dagli anni Trenta agli anni Sessanta Lupo G. (Cur.) - Interlinea, 2002 - Bibl. Letteraria Dell'italia Unita
Una monografia destinata a segnare una pietra miliare nella fortuna di Leonardo Sinisgalli per l'autorevolezza degli specialisti coinvolti, l'originalità delle indagini e l'abbondanza dei reperti testuali. La corredano tre folte appendici di inediti: lettere, poesie, pagine di diario, cronache giornalistiche e persino i frammenti di un incompiuto "Viaggio in Magna Grecia", che illustrano le molteplici facce, teoriche e operative, dell'ingegnere poeta, seguace, insieme, di Pitagora e di Orfeo. Milano ne diventa la seconda patria proprio perché, nella geografia della cultura italiana di metà Novecento, ha saputo essere, più di ogni altra, la città delle intersezioni feconde tra saperi e linguaggi, tra industria e utopia.