C Libri
Libri di Titolo C pubblicati nella collana Rive
Conversari con gatto puffi Gorret Daniele - Pequod, 2025 - Rive
Un uomo solo ed anziano ed un gatto giovane ma sperduto si incrociano casualmente ed avvertono di avere qualcosa in comune: la solitudine, l'"essere senza amore". E "decidono" di rivedersi ogni sera sul luogo del primo incontro: il terrazzo della casa dell'uomo. Nasce così un'abitudine che è qualcosa di più per entrambi: è il bisogno di sentirsi al mondo (il mondo tutto e quel piccolo preciso angolo di Terra in cui sono) anche per l'altro. Un umano ed un felino hanno - ciascuno per sé, ciascuno a suo modo - la compagnia che li costringe al confronto. L'uomo che è, casualmente, un poeta dirà giorno dopo giorno la bellezza e il brivido dell'incontro, il piacere di sentirsi affratellati all'altro da sé, al simile a sé: "Per questo siamo qui, entrambi con lo sguardo/ rivolto all'altro, agli occhi ed alla mente/ che l'altro ha, che non nasconde affatto/ anzi li mostra, senza più spavento!". "Figli d'un padre un poco complicato" si abitueranno ai quotidiani "conversari", dialoghi impossibili eppure ricchissimi di tutte le sensazioni e le tragedie che i viventi possono sperimentare. Sempre più convinti d'essere a modo loro immortali ("questa inedita folle convinzione"), l'uomo e il "suo" gatto si confidano e si rivelano - al di là della condizione umana ed animale - come appartenenti al Tutto, in perpetua vibrazione fra piacere e dolore, fra Bene e Male. Gli endecasillabi del testo provano a dire l'impossibile di questo rapporto: il passato dei due viventi si trasfigura e si riplasma alla luce di questo presente assoluto in cui pare che tutto sia rifondato nella necessaria evidenza.
Carni Gorret Daniele - Pequod, 2021 - Rive
Quindici quadri (o "scene" a loro modo drammatiche) si succedono come altrettanti canti di un poemetto dall'andamento insieme narrativo ed aforistico, sostenuto dall'aspra, convinta visione del mondo che è del suo autore. Nonostante la difformità dei protagonisti di ogni pannello, infatti, Carni è un libro reso compatto dalla "verità" che lo origina, lo attraversa, lo impone come necessario all'attenzione del suo lettore. Come negli altri testi di Daniele Gorret, la sfida al dominante "buonsenso" che da sempre oppone "umano" e "non umano", "animato" ed "inanimato", si fa, qui, radicale, con tonalità a tratti provocatorie, a tratti strazianti. Dai bagnanti di una spiaggia tirrenica alle ospiti in una casa di riposo, dal vitello tentato dalla fuga di fronte al macello alle piante di un bosco che stanno subendo l'abbattimento, dai poveri libri esposti in un mercatino dell'usato alla coppia protagonista di una notte amorosa, dal "déjeuner sur l'herbe" di una famiglia italiana anni cinquanta all'affresco di un Golgota in una cappella di montagna, situazioni e personaggi tra loro diversissimi condividono la condizione (abissale) di essere insieme sul pianeta Terra. La "carne" del titolo si illumina allora come metafora vivente per tutto ciò che ex-siste, costretto a fare - per un tratto più o meno breve di tempo - esperienza della propria vita, del piacere e della sofferenza, della morte. Convinto che - segretamente - tutto senta, il poeta è anche, per ciò stesso, certo che tutto sia fratello a tutto; chi non voglia distogliere lo sguardo dagli aspetti del mondo apparentemente più lontani dal nostro, avvertirà una possente parentela, che è poi quella sperimentata dai grandi mistici di ogni tempo e di ogni tradizione. Superate troppo facili sicurezze e contrapposizioni, il Verbum giovanneo si farà carne del mondo tutto, nel senso più viscerale, più radicale, più esposto; e sarà compito della Poesia proclamarlo, ora con l'urlo, ora sottovoce.