G Libri
Libri di Titolo G editi da Pacini Editore
Giovanni Girometti. Opere e progetti. Ediz. illustrata Bracaloni F. (Cur.) Dringoli M. (Cur.) - Pacini Editore, 2013 - Arch. E Ing. Del Nov. Territorio Pisano
Giovanni Girometti fu a Pisa l'Ingegnere Capo del "Corpo Reale del Genio Civile". È a questo personaggio, ancora pressoché sconosciuto ai non addetti ai lavori, che è dedicato questo terzo volume del progetto "Architetti e Ingegneri del Novecento nel territorio pisano". Esaminando la copiosa documentazione conservata presso l'Archivio di Stato, arricchita dalle testimonianze custodite dagli eredi, ci si può rendere conto di quanto meticolosa sia stata l'attenzione che egli rivolse costantemente all'ideazione ed all'esecuzione di tutte le opere.
Guida alle terme del territorio pisano Bracaloni F. (Cur.) Dringoli M. (Cur.) - Pacini Editore, 2020 - Architettura
«L'Italia è sempre stata un paese con un ruolo d'avanguardia nel termalismo. Non esiste regione in cui non si siano sviluppate, sin dall'antichità, le attività dei centri termali, notoriamente assunti, nella civiltà romana, a luoghi dove si curavano, con il benessere del corpo, anche le comunicazioni sociali. In alcune aree del territorio italiano le terme sono particolarmente numerose; di queste fa certamente parte la Toscana, in cui secondo alcuni è concentrato un quarto di tutte le sorgenti termali italiane. È comunque certo che non esiste provincia, in Toscana, in cui non sia presente almeno uno stabilimento termale, con la sola eccezione di quella di Prato, la meno estesa. La provincia di Pisa è presente e ben rappresentata in un elenco delle terme toscane. Casciana ed i "Bagni di Pisa" a San Giuliano possono ben figurare in una distinta che comprende centri di notorietà internazionale come Montecatini, Bagni di Lucca, Chianciano, Saturnia, Bagno Vignoni, Petriolo, citando solo alcuni tra i più famosi. Ma anche nel territorio pisano non ci si può limitare a considerare soltanto le due località sopra ricordate, pur ricordando che sono le uniche oggi attive con continuità. Il lungomonte pisano ha costituito per secoli una riserva naturale di sorgenti termali. Oggi esse sono in massima parte essiccate; solo le Terme di Uliveto restano a testimoniare l'antica ricchezza di questo territorio, anche se non più utilizzate per la balneoterapia, ma solo per terapie idropiniche e per l'imbottigliamento. Proprio la notorietà raggiunta in quest'ultimo ambito aiuta a comprendere quanta rilevanza abbia avuto questa attività nella storia di un territorio, che in realtà può estendersi all'intero ambito provinciale. Casciana può considerarsi la punta di eccellenza di fenomeni che interessano anche le Colline Pisane e la Valdera, ma anche salendo la Val di Cecina si incontrano episodi che meriterebbero di essere riconsiderati e rivalutati. Se, infatti, le antiche fonti termali di Sasso Pisano stanno vivendo un promettente risveglio, il Bagno di San Michele, in prossimità di Larderello, è però abbandonato da circa 80 anni. Tutto ci ricorda comunque come la presenza dei fenomeni geotermici possa accompagnarsi facilmente al termalismo e che l'offerta che questo presenta non può che essere arricchita dalla conoscenza storica del territorio. Anche ricordare che Pisa e Volterra ospitano i resti di importanti terme di epoca romana aiuta a comprendere quanto la diffusione delle attività termali sia legata alla qualità della vita di una regione. La storia diviene così strumento perché nel moderno termalismo possano trovare attuazione potenzialità, che lo integrino e rafforzino indirizzandolo verso una nuova forma di turismo, che può ben definirsi anche termale.»
Gaetano Nencini. Ediz. a colori Bracaloni F. (Cur.) Dringoli M. (Cur.) - Pacini Editore, 2015 - Architettura
"Dopo i volumi dedicati a Federigo Severini, Pietro Studiati Berni e Giovanni Girometti, ingegneri operanti a Pisa prima della guerra, ed a Luigi Pera, ingegnere architetto e docente attivo principalmente nella ricostruzione post bellica, questo quinto volume della collana "Architetti e Ingegneri del Novecento nel territorio pisano" tratta dell'opera di Gaetano Nencini, architetto, docente particolarmente attivo, non soltanto a Pisa, nei decenni successivi al primo dopoguerra. Ricordare oggi la figura di Mencini assume però un significato che va oltre la valutazione delle sue opere e del suo insegnamento. Egli si può considerate, infatti, il principale e ultimo interprete, a Pisa, dell'architettura intesa come prodotto di un'evoluzione fortemente radicata nella tradizione ed espressa con modalità che possono ben definirsi artigianali, senza per questo rinunciare né agl'insegnamenti che il Movimento Moderno aveva trasmesso, né all'impiego di tecnologie che, tenendo conto degli anni in cui venivano adottate, si possono considerare innovative. Caratteristiche che, sotto molti aspetti, lo accostano a Michelucci, cui lo accomunava certamente, oltre alla scuola di provenienza, l'interpretazione che dava del restauro, inteso principalmente come strumento per ridare vita e anima ad un'opera che, altrimenti, finirebbe col morire. Non a caso proprio nel campo del restauro ha espresso le sue opere più significative, con interventi che gli hanno procurato importanti riconoscimenti, come il Premio INARCH assegnatogli alla memoria nel 1989 per il progetto del Museo delle Sinopie. Del resto operare nel restauro, nonostante la naturale avversione nei confronti degli apparati burocratici e normativi, gli consentiva maggiore indipendenza dalle richieste della committenza rispetto a quanto gli accadeva operando per gl'imprenditori privati, con i quali, malgrado la grande quantità di progetti eseguiti, molto spesso aveva un rapporto conflittuale. Se riusciva ugualmente a operare con risultati di qualità, era grazie alla capacità di esprimersi con un linguaggio che aveva doti di semplicità e chiarezza non sempre riscontrabili in chi opera nell'architettura. Le stesse qualità con cui soleva intervenire, nei dibattiti o sulla stampa, per difendere il patrimonio culturale del territorio pisano, cui si sentiva indissolubilmente legato." (Federico Bracaloni e Massimo Dringoli)