Rom Libri
Libri di Titolo Rom editi da Olmata
Roma in allenamento. I luoghi antichi dello sport nell'Urbe Cilli Fiorenza - Olmata, 2024 - Romae
C'è anche l'harpastum, gioco con la palla che prevedeva scontri fisici, considerato antenato del rugby moderno, tra gli sport praticati, amati, seguiti e "tifati" dagli antichi romani. Appreso dai greci, veniva usato come forma di allenamento per i legionari, per mantenerli in forma nei periodi di inattività. Appassionati di sport, i romani ne praticavano molti e di un numero ancora maggiore si facevano spettatori, in occasione di incontri e veri e propri spettacoli. Si va così da pugilato e lotta fino alle corse. Ecco allora, il Circo Massimo, dove anche quest'anno si sono tenuti incontri rievocativi dell'harpastum, per mantenere viva la memoria storica della disciplina, e dove si tenevano le corse delle bighe, come "ricordato" da più di un film. Ed ecco anche le Terme di Caracalla, con i mosaici che celebrano gli atleti. Ancora, l'Odeon, lo Stadio di Domiziano, il Circus Agonalis e molti altri. Un percorso alla scoperta dei luoghi dove gli sport venivano praticati dagli antichi, dei modi e delle occasioni per tenersi in forma, anche dei "giochi" e delle loro più o meno rigorose regole. E perfino delle "mode", per la capacità di alcune discipline di farsi espressione di precisi momenti storici, anche come narrazione del momento sociale e delle esigenze dell'Urbe, nonché della filosofia del "corpo" e della sua cura.
Roma distrutta. Le demolizioni della città da Nerone a oggi Cilli Fiorenza - Olmata, 2019 - Romae
Augusto che, per motivi politici, interra la sua casa sul Palatino. Nerone e le diverse versioni e soprattutto "storie" legate all'incendio. Poi Vespasiano. Ma anche le demolizioni di Sisto V che fece distruggere il Settizonio al Palatino, i cui materiali hanno successivamente rivestito mezza città, e così fino ad arrivare ai nostri giorni. Un viaggio nella storia dell'Urbe, attraverso le sue macerie, non nate da sciagure e guerre, ma decise a tavolino per cambiare paesaggio e assetto urbani. A essere indagate sono le grandi perdite subite, nei secoli, da Roma, a volte per ottenere alcuni dei suoi orizzonti più amati, altre per creare spazi e strutture distanti dalla sua estetica e perfino filosofia. Si va così dalle demolizioni antiche fino a quelle che sono state effettuate in epoca moderna, dall'antica San Pietro alla Basilica lateranense, non tralasciando piccole costruzioni come l'arco di Portogallo, fino ad arrivare a Roma Capitale e poi alla Roma fascista, per raccontare la nuova idea di città e le tante demolizioni e macerie sulle quali, per paradosso, è stata costruita.
Roma punta al sole. Gli obelischi della città Cilli Fiorenza - Olmata, 2020 - Romae
«Il divo Augusto attribuì una mirabile funzione all'obelisco che è nel Campo Marzio, cioè quella di catturare l'ombra del sole e di determinare la lunghezza dei giorni e delle notti». Scrive così Plinio parlando dell'obelisco di Psammetico II, portato a Roma nel 10 a.C. da Heliopolis in Egitto e trasformato nello gnomone della meridiana in Campo Marzio, tra gli attuali piazza del Parlamento, piazza San Lorenzo in Lucina e vicolo della Torretta. Gli obelischi sono parte integrante dell'orizzonte cittadino e della sua storia. Roma, infatti, è la città che ne conserva il maggior numero al mondo. La gran parte è stata portata nell'Urbe dall'Egitto, proprio a partire dall'epoca di Augusto, altri sono stati realizzati direttamente in epoca romana, altri ancora sono stati innalzati in epoca moderna a stabilire continuità con il passato e la "tradizione". Dal loro trasporto alla collocazione in città, tra fortuna e sfortuna, innalzamento e restituzioni, un itinerario alla scoperta di storie, simboli e misteri di una delle forme più riconoscibili dell'orizzonte cittadino.