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Civiltà. L'arte nel tempo libro
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LIBRO   9788804722700

Civiltà. L'arte nel tempo Beard Mary   -  Mondadori, 2021  -  Le Scie. Nuova Serie Stranieri

«Civiltà» è da sempre un concetto delicato, da maneggiare con cura. Una categoria ambigua, controversa, spesso definita per contrapposizione: da una parte «noi», i civilizzati, dall'altra «loro», i «barbari», vale a dire tutti quelli che non condividono i nostri valori. Anch'essi, però, hanno una loro storia da raccontare e persino una loro idea di arte. In realtà, con il termine «civiltà» dovremmo intendere una pluralità di mondi che si confrontano e dialogano fra loro attraverso il linguaggio dell'arte. E che attraverso l'arte ci parlano. Ma di cosa parlano le opere d'arte? Secondo Mary Beard, classicista di Cambridge, al cuore della creazione artistica ci sono due questioni coinvolgenti e controverse: la rappresentazione del corpo umano e la raffigurazione della divinità. Dai colossali faraoni egizi di Luxor alle ceramiche degli antichi greci, dalla statua di Afrodite ai guerrieri di terracotta sepolti insieme al primo imperatore della Cina, la figura umana è la chiave per comprendere non solo la rappresentazione del potere e la definizione dei ruoli sociali, ma anche la sessualità, l'erotismo, la virtù morale e politica, i valori di una comunità. Al punto che una particolare rappresentazione del corpo, risalente alla Grecia classica, ha contribuito a fissare i canoni della bellezza e della perfezione formale con cui per secoli l'Occidente ha valutato le altre culture. La seconda questione riguarda invece la raffigurazione visiva del sacro, un dilemma che tutte le religioni - spesso in bilico tra vanità idolatra e furore iconoclasta - hanno dovuto affrontare, giungendo a soluzioni superbe e affascinanti, come testimoniano lo splendore delle immagini musive della basilica di San Vitale a Ravenna, la Moschea Blu di Istanbul o le pitture rupestri delle grotte di Ajanta, che ritraggono il Buddha in cerca dell'illuminazione. "Civiltà" è un viaggio attraverso alcune delle pagine più emozionanti e meno note della storia dell'arte. Portando alla luce i tesori nascosti delle civiltà antiche, Mary Beard guarda oltre il canone tradizionale dell'immaginario occidentale e si rivela una guida preziosa per educare lo sguardo.

€ 20.00 € 19.00
Classici senza filtri. Perché il mondo antico ci riguarda ancora libro
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LIBRO   9788804812388

Classici senza filtri. Perché il mondo antico ci riguarda ancora Beard Mary   -  Mondadori, 2026  -  Frecce

L'impero romano è caduto più di millecinquecento anni fa. Quanto all'«età dell'oro» dell'antica Grecia, era già storia vecchia quando la potenza di Roma si affacciava sul Mediterraneo. Eppure, da secoli, quel mondo riemerge testardo, incapace di riposare in pace: nella politica, nell'arte, nella cultura popolare, nelle grandi discussioni del presente. Roma e la Grecia vengono continuamente reinventate, idealizzate, trasformate in simboli identitari o in strumenti di scontro culturale. Tuttavia, dietro l'immagine monumentale dei classici, sopravvive qualcosa di molto più vicino e umano: oggetti quotidiani, vite comuni, tracce fragili e imperfette di persone lontanissime nel tempo, ma non così diverse da noi. È proprio da questa tensione tra distanza e familiarità che prende forma il nuovo libro di Mary Beard. Classicista tra le più autorevoli e autrice di bestseller internazionali, Beard rilegge il modo in cui l'antichità ha continuato nei secoli a esercitare il proprio fascino, interrogandosi su ciò che ancora oggi cerchiamo nei Greci e nei Romani. Non solo le grandi statue o i capolavori celebrati nei manuali, ma anche dettagli marginali e apparentemente insignificanti - un pezzo di pane conservato in un museo, una lettera, un graffito, un oggetto dimenticato - sono ciò che ci permette di percepire davvero il «brivido dell'antico» e di entrare in contatto con un passato che continua ostinatamente a parlarci. Con ironia, verve e rigore, Beard ci ricorda che i classici non appartengono a una minoranza di specialisti né possono essere monopolizzati da ideologie o appartenenze politiche: proprio perché nessuno può reclamarli davvero, continuano a rappresentare uno spazio libero in cui discutere le domande più controverse del presente; non un monolite, dunque, ma una presenza viva, inquieta, con cui «entrare in dialogo» per capire meglio noi stessi e il mondo.

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