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Civico Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado. Gli artisti e le opere Carrera M. (Cur.) - De Luca Editori D'arte, 2023
Quando nel primo Ottocento gli intellettuali di tutta Europa, durante il Grand Tour, cominciarono a esplorare i dintorni di Roma alla ricerca di scorci pittoreschi e nuove fonti d'ispirazione, il borgo di Anticoli Corrado fu una delle scoperte più interessanti, in particolare per pittori e scultori. Oltre al paesaggio e alle caratteristiche architetture, gli artisti subirono il fascino degli abitanti, tanto per la bellezza e la disinvoltura nel posare, quanto per la proverbiale ospitalità. Fu così che, soprattutto a partire dalla fine del diciannovesimo secolo, un numero sempre maggiore di importanti personalità dell'arte vi soggiornò, affittando studi per periodi più o meno lunghi in cui poter lavorare lontani dal caos della città. Molti si innamorarono delle modelle locali e le condussero all'altare. La fama di Anticoli Corrado e dei suoi modelli incuriosì quindi numerosi artisti di grande levatura, tra cui, solo per citarne alcuni, Arturo Martini, Oskar Kokoschka e Marcel Duchamp, il quale vi si recò per la prima volta nel 1925, per poi tornare nel 1965. Tra gli anni '20 e '30, la folta schiera di pittori, scultori e incisori residenti ad Anticoli Corrado sentì di dover ringraziare il borgo per l'accoglienza ricevuta donando al Comune un'opera eseguita in loco: nacque così il primo nucleo della collezione del Civico Museo d'Arte Moderna e Contemporanea, inaugurato nel settembre del 1935 dal ministro Giuseppe Bottai.
City School Bari. Per il governo della città complessa. Studi promossi dalla SUM City School of Urban Management Carrera L. (Cur.) Dioguardi G. (Cur.) Maggiore F. (Cur.) - Franco Angeli, 2022 - Studi Urbani E Regionali
Il volume è il risultato di analisi, riflessioni, teorie e sperimentazioni sul tema del management urbano realizzate nel quadro di una rete di City School nazionale e internazionale e propone contributi di molteplici settori disciplinari (dalle scienze dell'organizzazione alla sociologia, dal management all'architettura, dall'ingegneria all'economia, dalla filosofia all'urbanistica). È un percorso che nasce dalla differenza e dalla pluralità con la consapevolezza che altrettanto plurali sono i processi che attraversano ogni città modificandone il volto, così come plurali sono gli sguardi di chi la abita e di chi la amministra e, quindi, plurali le analisi necessarie per comprenderla. È indispensabile ricercare per il governo delle città, ormai caratterizzate da crescenti livelli di complessità, nuove modalità organizzative con la definizione di nuove competenze da esplicitare nel quadro di inediti percorsi per la formazione di innovative figure di manager urbani. Diviene pertanto necessario definire una prospettiva scientifica di analisi dell'evoluzione dei futuri modelli urbani in grado di confrontarsi con le mutazioni che investono la città contemporanea e che definiscono un cambiamento non più solo fisico e formale, ma anche funzionale, sociale e culturale. Cambiamenti che inducono a ritenere oramai indispensabile l'avvento di una «nuova scienza di governo organizzativo della complessità urbana» e di apposite «city school» innovative dedicate all'insegnamento di questa nuova scienza.
Collini. Ediz. illustrata Carrera M. (Cur.) - Monte Università Parma, 2015 - Pareidolia/Immaginaria
"L'attualità è il momento di oscurità tra un lampeggio e l'altro del faro, l'istante del silenzio nell'etichettare di un orologio: è uno spazio vuoto che scivola tra le maglie del tempo, il punto di rottura tra passato e futuro: è l'intraferro ai poli di un campo magnetico rotante, infinitesimale ma pur sempre reale. Essa è l'intervallo intercronico quando niente accade. È il vuoto che separa gli eventi. Eppure l'istante attuale è tutto quanto possiamo conoscere direttamente. Il resto del tempo emerge soltanto sotto forma di segnali che ci vengono trasmessi in questo istante attraverso innumerevoli stadi e impensati vettori. Sembra che George Kubler, in "La forma del tempo. La storia dell'arte e la storia delle cose" (Einaudi, 2002, p. 25), stia descrivendo l'opera di Paolo Collini: quadri che sono il disvelarsi di palcoscenici di un reale frammentato e ricomposto, sequenze di un eterno presente, che emergono però da una dimensione che in qualche modo, a pelle, sentiamo intrusi. La prima impressione è la nostra estraneità a quanto stiamo vedendo, come su di uno schermo, come in uno specchio - non a caso Collini ama usare il gioco dei rispecchiamenti -, come se avessimo sorpreso luoghi e spazi che non solo non ci appartengono, ma ci sono, in qualche modo, preclusi. Da qui quel brivido di sorpresa che ci obbliga al silenzio, all'attenzione, per verificare il nostro impaccio a sostare, a vedere meglio per poi capire..." (Marzio Dell'Acqua)