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Libri di Titolo C
Cercando voci azzurre Favaro Francesca - Giardini, 2023 - Poetare
Si presenta questo terzo volumetto di «Poetare» con un titolo programmatico per quel gerundio «Cercando», che svela l'impegno di alternare al viver quotidiano, sino a divenirne la ragione, la ricerca di «voci azzurre»: «Queste [...] / autenticamente azzurre, / sono rare... / ... non sempre risuonano / (forse, quasi mai) / su labbra / umane». La scrittura di Francesca Favaro si muove su «antiche orme» illuminate dal «lucente viso» della luna; si nutre di consapevolezza, che tende alla consolazione. Dentro il mistero la poetessa attende lo svelarsi dell'umano destino d'«incompiutezza», affidandosi al Padre che ama l'uomo - glielo ha detto una «voce pura» - «perdutamente». Aspira a «purificare la parola» e scopre quanto di questa umanità perduta conta, persino nella contraddizione di ciò che resta del non detto, pensato, raggiunto, neppure sognato. E si trova infine a cordialmente invidiare il gatto randagio e la sua arte «di chi non deve spezzare nessun vincolo».
Costanza Monti Favaro Francesca - Ali&No, 2012 - Le Farfalle
Costanza Monti - Ali&No
Canti e cantori bucolici. Esempi di poesia a soggetto pastorale fra Seicento e Ottocento Favaro Francesca - Pellegrini, 2007 - Italianistica. Letteratura Comparata
La melodia della zampogna pastorale, plasmata in poesia, ha attraversato i secoli della storia letteraria con una sonorità sottile, variata in toni molteplici, ma persistente. Di queste differenti modulazioni, il volume Canti e cantori bucolici propone un'indagine che, ruotando intorno a nuclei tematici cronologicamente disposti dal XVII al XIX secolo, ambisce a mettere in luce l'affioramento, nella reiterata ricezione di temi pastorali d'origine greco-latina, di alcune peculiarità e specificità interpretative forti. Dalle virtuosistiche rielaborazioni condotte sulla filigrana bucolica, nel XVII secolo, da Giovan Battista Marino, l'analisi si sposta nel cuore del settecentesco classicismo veronese, rappresentato da letterati-traduttori quali Girolamo Pompei e Giuseppe Torelli, che alimentano di linfa teocritea la propria vocazione alla poesia; lo studio si sofferma, infine, sulle suggestioni bucoliche che permeano l'apprendistato poetico e la produzione giovanile di Giacomo Leopardi.