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Codici neri. La legislazione schiavista nelle colonie d'oltremare (secoli XVI-XVIII) Patisso Giuseppe - Carocci, 2019 - Studi Storici Carocci
Lo sfruttamento delle immense risorse degli sconfinati territori nel Nuovo Mondo abbisognava di forza-lavoro robusta e a buon mercato. Per questo motivo tra il XVI e il XVIII secolo milioni di persone furono deportate dall'Africa verso le coste americane per essere impiegate come schiavi nei lavori più duri e usuranti. La presenza di un numero di africani di gran lunga superiore alla ancora sparuta comunità dei coloni europei - e il conseguente timore delle rivolte che periodicamente esplodevano - convinse questi ultimi della necessità di promulgare una serie di norme speciali tendenti a regolamentare la nascita, la vita e la stessa morte degli schiavi. Stiamo parlando dei cosiddetti codici neri nei quali confluiranno, nel corso dei decenni, tanto articoli di orientamento paternalistico quanto direttive che contemplavano punizioni inumane e crudeli. Il libro illustra i punti salienti dell'evoluzione storica di questa codificazione nei possedimenti spagnoli, francesi e portoghesi del Nuovo Mondo, tra i primissimi anni del Cinquecento e la fine del Settecento, non prima di aver ripercorso le origini tardo medievali di tale legislazione, del commercio triangolare, della tratta e della schiavitù in età moderna, le cui tracce sono ancora vive e operanti nella nostra epoca.
Colonie senza un impero. Società, rivolte e legislazione schiavista nei territori danesi d'oltremare (sec. XVII-XVIII) Patisso Giuseppe - Utet Università, 2024 - Universitaria
Tra il XVII e il XVIII secolo la Danimarca partecipò, seppur tardivamente, allo slancio coloniale verso l'Africa, l'Asia e il Nuovo Mondo. A partire dal possesso dei territori della Nova Dania, nei dintorni del Labrador, i danesi conseguirono Tranquebar in India; costruirono come punto strategico per i commerci Frederiksborg sulle coste dell'attuale Ghana e acquisirono le isole caraibiche di Saint Thomas, di Saint John e di Saint Croix, le cosiddette indie occidentali danesi. Nell'inserirsi in una delle attività più redditizie dell'epoca, quale era la produzione e il commercio dello zucchero di canna, la Danimarca fece ampio uso di manodopera schiavile proveniente dall'Africa. Ma per prevenire fenomeni quali la fuga degli schiavi dalle piantagioni (il cosiddetto marronage) e le loro violente rivolte, i danesi si dotarono di una legislazione schiavista considerata tra le più punitive e crudeli in vigore nel Nuovo Mondo. Nel libro si ripercorre la storia della Danimarca, dalla prima età moderna - passando per l'acquisizione e l'amministrazione dei territori d'oltremare - alla legislazione schiavista adottata nelle colonie, fino ad arrivare all'abolizione della tratta, con un atto promulgato nel 1792, ma divenuto effettivo solo nel 1803.