C Libri
Libri di Titolo C
Credo in un solo oblio Rezza Antonio - La Nave Di Teseo, 2023 - I Delfini
"In una realtà indefinita, eppure così simile alla nostra, Antonio è fermo, immobile, paralizzato da un pensiero ossessivo che lo incatena al suo inferno interiore. Costretto a vivere con sé, ma con la vaga idea che senza sé vivrebbe meglio, Antonio deve tenersi occupato almeno quel tanto da non darsi scampo. Poi, un giorno va a farsi una foto per vedersi chiaro, per una volta come tutti: almeno certificato in un documento. Ma proprio quando è tempo di star fermo fa uno scatto improvviso, e viene mosso nella foto come non riesce a essere nella vita. È un movimento piccolo, la distrazione di un istante: ma basta a escluderlo dal ritratto e a sbalzarlo, per contraccolpo, in tutti quelli dell'umanità, sui quali, da lì in poi, campeggerà per un po' solo il suo volto. In un gioco di specchi tra chi è morto da vivo e chi è vivo da morto, 'Credo in un solo oblio' è abitato da uomini che scendono a patti con le ombre e figli che nascono già nonni. Una vicenda surreale, costantemente deformata dalla lente dell'ironia e del paradosso. Il risultato è la realtà, sbattuta sulla pagina, del deserto dei sentimenti, la cui impossibilità trasforma il riso - che pure quella pagina muove con picchi davvero esilaranti - nella smorfia amarissima di una disperata urgenza d'amore." (Francesca Serafini)
Credo in un solo oblio Rezza Antonio - Bompiani, 2007 - Letteraria
In una realtà rarefatta e indefinita, abitata da un'umanità sempre in corsa e distratta dalle cose importanti per star dietro a quelle urgenti, si dà il caso isolato di Antonio (io narrante del romanzo), che invece è fermo, idealmente immobile, inchiodato com'è al suo inferno interiore. È il tormento di chi vorrebbe ancora essere in una realtà dove è possibile solo apparire. Chi non appare è ostaggio della noia (che è immortale come Dio e in più esiste): e siccome è lei il peggior nemico dell'uomo, tutti corrono nel tentativo disperato di tenersi occupati. Antonio, rassegnato a vivere con sé (ma con in testa la vaga idea che senza sé vivrebbe meglio), si occupa quel tanto da non darsi scampo. Come la mattina in cui esce di casa per andarsene a fare una foto. Cede dunque alla tentazione di "vedersi chiaro", per essere come gli altri - almeno certificato in un documento - ma cede invano. Ma Antonio si muove. Scatta durante lo scatto e viene "mosso" nella foto come non riesce a essere nella vita. È un movimento piccolo, la distrazione di un istante: tanto basta, però, a escluderlo dal proprio ritratto e a sbalzarlo, per contraccolpo, in tutti gli altri dell'umanità intera; sui quali, da quel momento, indipendentemente dalla posa, campeggia sempre e solo il volto suo. È l'inizio di un lungo viaggio tormentato attraverso due dimensioni, di cui la foto è frontiera ideale e metaforica: quella del ritratto e quella della realtà.