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Clamoroso a Wembley. Inghilterra-Ungheria 3-6. Il giorno in cui Puskas fece crollare l'impero. Storia di Jimmy Hogan, traditore e maestro... Schianchi Andrea - Absolutely Free, 2020 - Sport.Doc
Inghilterra contro Ungheria, 25 novembre 1953. La Partita del Secolo, come venne definita all'epoca. L'Inghilterra non aveva mai perso in casa contro una squadra del Vecchio Continente. L'Ungheria era considerata la nazionale più forte del momento, vincitrice dell'Olimpiade del '52. Una sfida giocata anche in ambito politico ed economico. Un confronto, secondo la retorica in uso allora, tra l'Imperialismo o il Capitalismo, di cui l'Inghilterra era portabandiera, e il Comunismo dell'Est. C'erano più di centomila spettatori a Wembley. Tra questi, uno più interessato degli altri: Jimmy Hogan, al tempo settantunenne, allenatore dalle idee rivoluzionarie che aveva insegnato il calcio ai ragazzi ungheresi durante la Prima Guerra Mondiale, inimicandosi così l'establishment inglese. Attraverso i suoi occhi e le sue emozioni, la Partita del Secolo prende vita e diventa qualcosa che va oltre il campo di gioco. Ci sono Puskas e Stanley Matthews che si battono sul prato di Wembley e c'è la memoria di Jimmy Hogan che ripesca antiche storie e vecchi amici. Fino alla gioia più grande, quando il presidente della Federcalcio ungherese, sconfitta l'Inghilterra con un clamoroso 6-3, attribuisce il merito della vittoria agli insegnamenti di Jimmy Hogan. A fare da contrappeso c'è la figura di Winston Churchill, primo ministro inglese stanco e malato, costretto a seguire la partita dallo studio di Downing Street e a dannarsi l'anima perché gli inglesi non riescono a mostrare il loro carattere battagliero. Alla fine non gli resta che prendere atto del crollo di un impero che lui stesso ha contribuito prima a rinforzare e poi a difendere. È tutto finito. Il nuovo avanza e spazza via, nel calcio e non solo, il vecchio che resiste.
Calcio Barnum. Storie di pallone, di allegria e di solitudine Schianchi Andrea - Absolutely Free, 2025 - Sport.Doc
Una raccolta di racconti sul calcio nella quale non sono le leggi della logica a dominare, bensì quelle dell'arbitrarietà. Si va dalla storia del primo divo del calcio (l'uruguaiano Andrade) che, dopo aver conosciuto la gloria con il pallone incollato ai piedi ed essere stato l'amante di Josephine Baker, muore dimenticato da tutti, all'avventura del centravanti cileno Caszely, che sfida il dittatore Pinochet e lo sconfigge. Lo sport s'intreccia con la vita e con la Storia: quella con la S maiuscola. Come nel caso della sfida disputata durante la tregua di Natale nel primo anno della Grande Guerra, o della partita-scudetto vinta dall'Inter contro il Bologna, quando il secondo conflitto mondiale era alle porte. Il calcio è sport, e dunque è vita. Qui non si spiegano schemi e moduli, ci si occupa dell'aspetto umano. Il portiere brasiliano Moacir Barbosa che, ritenuto responsabile della sconfitta della propria Nazionale al Mondiale del 1950, viene per sempre cancellato dal popolo. Un'altra scheggia impazzita? Quella del campione brasiliano, Heleno De Freitas, avido lettore di Dostoevskij, che spreca il suo talento e si concede notti di lussuria fino a morirne. E poi c'è chi come Jimmy Greaves, vittima dell'alcool, riesce a trovare la forza per uscire dalla dipendenza.