Eccesso Di Zelo Libri
Libri di Titolo Eccesso Di Zelo
Chi cerca i libri di Domenico Starnone trova un'analisi profonda e spesso ironica delle dinamiche relazionali, scolastiche e familiari nel contesto italiano. Seguire i libri in ordine cronologico di Domenico Starnone permette di osservare l'evoluzione di una scrittura che esplora la complessità dell'identità personale e il peso delle convenzioni sociali.
Biografia dell'autore
Domenico Starnone nasce a Saviano nel 1943. Dopo una lunga carriera come insegnante e giornalista, ha saputo trasfondere la propria esperienza quotidiana nella narrativa. La sua attività di sceneggiatore e collaboratore di testate come Il manifesto e L'Unità ha forgiato uno sguardo critico sulla società contemporanea. Vincitore del Premio Strega nel 2001 con il romanzo Via Gemito, Starnone è oggi considerato una delle voci più lucide della letteratura italiana moderna, capace di indagare con precisione chirurgica le fragilità umane all'interno della cornice domestica.
Stile di scrittura
Lo stile di Domenico Starnone si distingue per un uso sapiente di una lingua asciutta, capace di alternare il registro colloquiale a riflessioni filosofiche profonde. È celebre per la capacità di tratteggiare figure come il protagonista tormentato di Via Gemito o le dinamiche di coppia analizzate in Lacci e Scherzetto, opere che hanno lasciato un segno indelebile nei lettori per la loro onestà brutale. Attraverso una prosa che scava nelle nevrosi quotidiane, l'autore indaga il conflitto tra desiderio individuale e responsabilità familiare, rendendo ogni suo lavoro uno specchio delle tensioni silenziose che abitano ogni esistenza.
Eccesso di zelo Starnone Domenico - Feltrinelli, 1996 - Universale Economica
Certe volte non è facile convincere la persona che si è smesso di amare a sloggiare. Silvana ha questo problema, indurre il suo ex fidanzato a lasciare l'appartamento in cui sono vissuti insieme per tre anni. Visto che non le riesce, chiede aiuto a un suo compagno di lavoro. Eccesso di zelo racconta con sofferta ironia piccole e meno piccole malvagità quotidiane sullo sfondo di una Roma disfatta dal caldo e dalla violenza, fondale labile per una crisi che investe ogni cosa: i posti di lavoro, i profili professionali, il domicilio fisso, l'immagine consueta di sè, persino la grafia dei nomi propri.
Eccesso di zelo Starnone Domenico - Feltrinelli, 1993 - I Narratori
"Non hai le palle," gli sentii dire sfiduciato. Forse era vero. Ma che brutta espressione, la odiavo. Odiavo il calcio, non sapevo giocare a biliardo, mi ripugnavano tutte le verifiche improvvise e autoritarie dentro i pantaloni, sotto le gonne. Palle, balle, bolle, palleggi, palla al centro, giochi di biglie, testicoli penduli nel canestro. Rinunciai ad armarmi e mi tornò in mente la sorella di mia madre, una zia che aveva grandi seni a mongolfiera. Ero adolescente quando mi perseguitava dicendo: "Perché metti la mano sul fianco a quel modo? I maschi non fanno così. Lo fanno le femmine". Mi passava davanti col suo corpo minuto che mi riempiva di desiderio, un corpo sospeso al petto che si levava gonfio verso l'alto; e mi diceva ridendo quelle frasi. Lasciavo cadere il braccio lungo il fianco e guardavo imbarazzato da un'altra parte. Silvana, dattilografa, ha un problema: convincere il suo ex fidanzato Riccardo a lasciare l'appartamento in cui sono vissuti insieme per tre anni. Poiché non le riesce, chiede aiuto a un suo compagno di lavoro. L'uomo si inserisce nel conflitto di coppia prima per pura cortesia, poi con uno zelo crescente e sempre più interessato. Ma, nella città disfatta dal caldo, le nevrosi galoppano e i ruoli diventano sempre più incerti. Il lavoro, i sentimenti, l'identità maschile, da punti fermi che parevano, si trasformano in interrogativi disposti tra il gioco e l'allucinazione. Allontanare Riccardo definitivamente dalla casa e dalla vita della donna che non lo ama più prenderà la forma di un'impresa cavalleresca alla rovescia, capace di mettere progressivamente a rischio tutte le conquiste dell'età adulta. Eccesso di zelo racconta con ironia piccole e meno piccole cattiverie quotidiane sullo sfondo di una Roma torrida e aggressiva, fondale per una crisi che investe ogni cosa: i posti di lavoro, i profili professionali, il domicilio fisso, l'immagine consueta di sé, persino l'ortografia dei nomi.