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Giovanni Bonaldi. Il peso non dorme. Ediz. illustrata Fiz A. (Cur.) - Mazzotta, 2001 - Biblioteca D'arte
Giovanni Bonaldi. Il peso non dorme. Ediz. illustrata - Mazzotta
Gino Marotta. Anni Cinquanta. Ediz. illustrata Fiz A. (Cur.) - Silvana, 2007
Gino Marotta (Campobasso, 1935) è generalmente noto per essere uno degli artisti più innovativi degli anni sessanta che con le sue sculture in metacrilato ha sviluppato, con ambiguità e ironia, una dimensione artificiale della natura destinata ad anticipare talune ricerche recenti su tecnologia e virtualità. Ma questo è solo un aspetto di un artista multiforme (ha collaborato, tra l'altro, con Carmelo Bene) che ha realizzato una ricerca più vasta e ancora in parte sconosciuta. Quello che emerge in questo volume curato da Alberto Fiz è il Maretta che nella seconda metà degli anni cinquanta, poco più che ventenne, sfida le convenzioni dell'arte attraverso le sperimentazioni sui materiali dando vita a opere per certi versi sorprendenti come le Sabbie, i Piombi, gli Allumini o i Bandoni. A Roma, nella città dov'erano confluiti Mark Rothko e Willem De Kooning, Franz Kline e Cy Twombly, l'artista molisano sa bene da che parte stare e dopo aver rifiutato l'accademismo informale si dedica a un'indagine che suscita l'immediato interesse dei maggiori critici di allora, come Emilie Villa, Franco Russoli, Cesare Vivaldi e Lionello Venturi. Sono opere fluide, quelle proposte da Maretta negli anni cinquanta, dove il segno si affossa e lascia la sua impronta indelebile sulla matrice all'apparenza morbida della superficie. I segni si associano al nostro senso di smarrimento nella ricerca di un'apparente logicità; ora sfumano nel buio, ora si smarriscono nella luce mercuriale.
Gianfranco Zappettini. Tensioni nel colore. Ediz. italiana e inglese Fiz A. (Cur.) Sardella F. (Cur.) - Carlo Cambi Editore, 2009
Catalogo della mostra presso la Galleria di arte moderna e contemporanea Santo Ficara (Firenze, 16 maggio - 30 giugno 2009). Il maestro Zappettini è già attivo negli Anni Sessanta e all'inizio degli Anni Settanta si afferma a livello nazionale e internazionale grazie ai suoi lavori che, insieme ai contributi scritti, costituirono la base teorica della Pittura Analitica, intesa come un ritorno al lavoro del pittore e ad una riflessione sul linguaggio dell'arte figurativa. Nel 2003 il maestro ha dato vita alla Fondazione Zappettini per l'Arte contemporanea, istituzione che nelle sue sedi di Chiavari e Milano si dedica allo studio, alla ricerca e all'archiviazione della Pittura Analitica degli Anni Settanta, tramite l'organizzazione di mostre personali e collettive. Come scrive lo stesso Zappettini: "Il processo artistico riflette il processo cosmogonico per cui, dall'indifferenziazione iniziale configurantesi come pura possibilità e testimoniata in alcune opere dai colori primari, giallo, rosso, blu stesi ai margini della tela, si organizza il cosmo che, come un tessuto, è foggiato da una trama e da un ordito".