Il Corpo Libri
Libri di Titolo Il Corpo
Prossime uscite di Giorgio Agamben
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- 9788806272401 Autoritratto nello studio
Il corpo della lingua. Esperruquancluzelubelouzerirelu Agamben Giorgio - Einaudi, 2024 - Saggi
I giganti - Morgante e Gargantua, Fracasso e Pantagruel - fanno la loro comparsa nella letteratura europea tra la fine del Quattrocento e la metà del Cinquecento. Ma la dismisura del loro corpo va di pari passo a un'altra e non meno imponente licenza: quella della loro lingua. L'idioma di Pantagruel è immenso quanto il suo corpo e altrettanto esorbitante è la lingua maccheronica del poema di Folengo. Se la furia neologistica di Rabelais non sembra aver freno (una delle parole che escogita consta di cinquantasette lettere) e stravolge da cima a fondo il lessico francese, Folengo fa molto di più: inventa non delle parole, ma una lingua, il maccheronico (così detto da «un certo gnocco impastato di farina, cacio e burro, grosso, rozzo e rusticano»), che trasgredisce senza riserve la ferma distinzione dantesca fra il volgare e il latino, latinizzando il volgare e volgarizzando il latino. Per entrambi la lingua non è più, secondo una dottrina stantia anche se tuttora dominante, il segno di un concetto della mente: è prima di tutto un corpo, che si vede, si sente, si tocca, un corpo come quello dei giganti, con una sua sconcia fisiologia e un'ancora più sguaiata anatomia: un corpo in fuga non si sa verso dove, ma certo fuori da ogni identità grammaticale e da ogni lessico definito. «Il corpo umano diventa la misura del mondo nel punto in cui, uscendo da ogni misura, diventa propriamente smisurato. Hurtaly, il gigante antenato di Pantagruel e contemporaneo del diluvio, è troppo grande per entrare nell'arca: "Stava seduto sull'arca a cavallo, una gamba di qua e una di là, come i bambini sul loro cavalluccio di legno. E in questo modo salvò l'arca dai pericoli, perché la spingeva colle gambe e col piede la girava dove voleva, come si fa col timone di una nave". Lo stesso Pantagruel è così enorme, che non può venire alla luce senza soffocare la madre Badebec, benché dal suo ventre fossero usciti prima di lui sessantotto mulattieri, ciascuno col suo mulo carico di sale, e nove dromedari con una soma stipata di prosciutti e lingue di bue affumicate - per non parlare di sette cammelli carichi di anguille e venticinque carretti pieni di porri, agli, cipolle e cipollotti. A ogni pasto il fantolino si beveva il latte di 4600 vacche e un giorno che riuscì a liberarsi dalle fasce afferrò una vacca per i garretti e "si divorò le due tette e metà della pancia". Una volta cresciuto, la sua lingua è così sconfinata che è possibile camminarci sopra per due leghe prima di entrare nell'immenso paese della bocca, dove i denti sono rocce irte "come i monti della Danimarca"». Il volume è arricchito dalle illustrazioni tratte dai "Songes drolatiques de Pantagruel", una serie composta da centoventi incisioni del 1565 attribuite a Rabelais, e dal "Baldo" di Teofilo Folengo del 1521.
Il corpo della politica Agamben Giorgio - Bollati Boringhieri, 2026 - Opere Di Giorgio Agamben
Al centro della politica occidentale, almeno a partire da Hobbes, sta il corpo: il corpo in carne e ossa dei cittadini e quello artificiale del «grande Leviatano», l'«automa» o il «Dio mortale», formato dai corpi dei cittadini riuniti insieme in un corpo politico. La scissione e, insieme, l'impossibile articolazione di questi due corpi è l'eredità che Hobbes ha trasmesso alla politica occidentale. Il libro di Agamben investiga una dopo l'altra le contraddizioni e le difficoltà in cui il pensiero politico dell'Occidente è rimasto impigliato nel tentativo di costituire un body politic unitario, dalla dottrina teologica dei due corpi del re fino alla teoria dellamultitudo in Dante e Spinoza e all'essere generico di Marx. E, alla fine, è nella figura dell'esule, in cui corpo naturale e corpo politico coincidono, che queste contraddizioni sembrano ricomporsi. L'esilio cessa così di apparire come una figura politica marginale, per affermarsi come un paradigma filosofico-politico fondamentale, forse il solo che, rompendo la fitta trama della tradizione politica ancora dominante, consentirebbe di pensare da capo la politica dell'Occidente. Le contraddizioni esplodono invece nell'Unione Europea, un organismo che, non essendo altro che un patto fra Stati, manca necessariamente di un corpo politico unitario. E finché l'Europa continuerà a fingere una costituzione e un popolo che non può avere, essa resterà in ogni senso un political corpse, un cadavere politico asservito di volta in volta a interessi estranei. Forse solo a uno sguardo che, in un'Europa al tramonto, cercherà di cogliere ciò che è rimasto vivo nella sua tradizione culturale, qualcosa come una realtà politica europea diventerà per la prima volta visibile.