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Manifesto per una vecchiaia ardente Dadoun Roger - Baldini + Castoldi, 2017 - Le Boe
In un'epoca in cui il loro numero è in aumento e quindi anche il loro potenziale politico, i «vecchi» sono lasciati soli da una società che considera la vecchiaia l'età del lutto, un coacervo di ogni tipo di violenze. Quelle sul corpo, preda di malattie; quelle perpetrate da un mondo ossessionato dalla giovinezza, pronto alla sopraffazione di chi è debole; quelle dell'anima, afflitta da lutti, rimpianti e ricordi opprimenti. Abbandoniamo questa immagine di disfatta della vecchiaia, creiamo un movimento «ardente» che riconosca alla terza età, l'età agonica (dal greco agon, combattimento e gioco), di possedere la ricchezza di un patrimonio formato dal tempo vissuto. Alla vecchiaia deve essere restituito il diritto a ricoprire un ruolo di primo piano nella società umana e che sia sinonimo di grande esperienza, di sensibilità e saggezza. Invecchiare non vuol dire vegliare, e l'autore ce lo dimostra offrendoci una galleria di personaggi ai quali la «grande età» ha regalato nuovo vigore e straordinaria creatività, come Freud inventore della psicanalisi, Duchamp inventore dell'arte moderna, il Re Lear di Shakespeare, il Faust di Goethe, Picasso e tanti altri. E anche la Bibbia riconosce alla vecchiaia una posizione di privilegio, prestigiosa e prodigiosamente creativa. Che la «grande età sia un'età combattiva e ludica, nella prospettiva di una nuova epoca sotto il segno anche di un eros eterno!»
Marcel Duchamp, Enzo Nasso Dadoun Roger - Spirali, 2001 - L'arca. Pittura E Scrittura
Roger Dadoun, scrittore, filosofo e psicanalista francese, fa un'analisi del percorso artistico di Duchamp. Gli aspetti linguistici, stilistici e estetici, le novità introdotte fin dai primi anni del Novecento, sono qui elaborati meticolosamente. L'inventore dei primi Ready-made e delle prime installazioni viene raccontato attraverso una pratica di interpretazione critica che tiene conto dei cambiamenti epocali avvenuti dopo la morte del maestro e senza il quale, forse, non sarebbero mai stati tali. Di Enzo Nasso, Dadoun esalta anzitutto l'ironia e la portata poetica innovativa delle sue opere, che, in taluni casi, prefigurano un nuovo dadaismo. «Littérature? Letteratura? Duchamp non smetterà di farne, ricorrendo ai giochi di parole per comporre i titoli, le note, le didascalie e anche le articolazioni delle sue opere e dei suoi Ready-made. Il gioco di parole ha, evidentemente, una funzione ludica. Risponde al principio del piacere. Il piacere si arricchisce di una dimensione di umorismo che è già una viva e preziosa "approssimazione" alla realtà nella sua relazione conflittuale con il soggetto umano. Quest'ultimo, a confronto con il reale, si sforza d'introdurre un divario, una distanza, un certo "gioco", appunto, uno "scarto". Duchamp è un maestro dello "scarto" in tutte le sue modalità [...]. Ma, imperturbabilmente, nella sua opera il gioco di parole ha una portata ben più ampia e più profonda di quanto non si voglia davvero riconoscere.» (Roger Dadoun, Duchamp).