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Mia madre mi ha abortita quando avevo 56 anni Mameli Giorgio - Giraldi Editore, 2018 - Fuori Collana
«Te l'ho già detto che eri un impiccio, vero? Sì, lo so, te l'ho già detto ma mi fa bene ripetertelo e mi piace anche e te lo ripeterò ancora per tutte quelle volte che, in questi cinquantasei anni, avrei voluto urlartelo addosso ma poi non l'ho fatto. Eri un impiccio. Eri un impiccio. Eri un impiccio. Un impiccio che mi ha rovinato la vita.» Così Maria Luisa Molo, Isa per i famigliari, si rivolge alla figlia che si trova in ospedale in stato di coma. Isa Molo ritiene che la figlia, Ella Rizzi, le abbia rubato la giovinezza e tutto quanto lei si aspettava dalla vita. Donna ambiziosa e vanesia, disposta a tutto pur di evadere dal paese del sud in cui è nata, accetta di sposare un uomo di quindici anni più vecchio che le prospetta le bellezze e le opportunità della Milano del secondo dopoguerra. Ma accade l'imprevisto: rimane incinta durante il viaggio di nozze. La nuova condizione di madre a soli 24 anni fa saltare tutti i suoi piani e scombussola la sua vita. A nulla serviranno i suoi primitivi e ingenui tentativi di impedire la nascita della figlia. Dal momento del parto Maria Luisa ingaggia contro la figlia una terribile lotta sotterranea, silenziosa e inconfessata fatta di soprusi e vessazioni psicologiche che durerà per tutta la vita. Isa Molo abortì sua figlia in silenzio tutti i giorni per 56 anni fino al momento della confessione che per lei sarà anche il momento della liberazione. A raccontare e commentare la storia delle due donne sono due voci fuori campo: il medico che l'ha udita in presa diretta e un collega a cui la riporta. Uno sguardo esterno obliquo, da dietro il paravento, che entra nelle più enigmatiche e disturbanti profondità della signora Molo, un personaggio che scomoda le parti più oscure nascoste in ognuno di noi - rabbia, risentimento, rimozione, velleità, invidia, frustrazione - e nel coraggio di Ella, una "ragazza intrepida" piena di forza interiore e speranza.
Mario Mameli, una vita audace Mameli Giorgio - Carlo Delfino Editore, 2026 - Donne E Uomini Illustri Di Sardegna
Venticinque anni, tre mesi e diciotto giorni sembrano un tempo troppo breve per farli diventare una vita eppure Mario Mameli ci è riuscito. Ha riempito ogni giorno di passione per il volo. Così innamorato da sopportare qualsiasi sacrificio. Dal 29 ottobre 1933 al 24 febbraio 1936 fu un precario: dovette presentare domanda di rafferma ogni tre mesi e ottenne il passaggio in s.p.e (servizio permanente effettivo) per meriti speciali solo sei giorni prima di essere abbattuto. Fu pilota poliedrico, di caccia, di bombardiere, da ricognizione e fece parte della pattuglia acrobatica. Partecipò a tutte le battaglie della squadriglia "La Disperata" e il suo trimotore fu spesso colpito dalla contraerea. Il giornalista lettone Angry Ri lo descrisse come Giovane aviatore di aspetto coraggioso è il pilota più popolare, dopo il conte Ciano, sul fronte italo-etiopico. Il testo è arricchito da stralci di Alessandro Pavolini, Vittorio Mussolini, Maner Lualdi, Alessandro Ragatzu, da documenti del Diario Storico IV Gruppo dell'Aeronautica e dell'Archivio Centrale dello Stato.