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Musica a scuola con lo strumentario Orff. Vol. 1: Gli strumenti ritmici libro
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LIBRO   9791280334367

Musica a scuola con lo strumentario Orff. Vol. 1: Gli strumenti ritmici Piazza Giovanni   -  Edikit, 2009  -  Didattica Osi

A scuola lo strumento musicale è, tradizionalmente, strumento dell'insegnante. Pianoforte, chitarra o tastiera elettronica, anche se oggi frequentemente riabilitati da impieghi didatticamente più aperti, restano fondamentalmente strumenti dell'autorità tutoria. Nella storia dell'educazione musicale scolastica, l'unica innovazione capace di far passare lo strumento musicale dalle mani dell'insegnante a quelle del bambino è l'invenzione dello strumentario didattico, che Carl Orff cominciò a concepire attorno al 1928: quell'insieme di strumenti a percussione intonati - xilofoni, metallofoni, glockenspiele - modellati su prototipi orientali, esenti da complicate intermediazioni tecniche, direttamente rispondenti al gesto del suonatore, capaci quasi di visualizzare la vibrazione del corpo sonoro, ed in più maneggevoli, commisurati ad una manualità ancora inesperta, perciò di uso immediato, adatti ad allenare il coordinamento manuale e psicomotorio fin dalle sue prime fasi: strumenti a misura di bambino. ... ... Ormai da tempo la saggistica e la manualistica moderne, specializzate nel settore, sono tornate ad affermare il principio, non nuovo nella storia della didattica, che anche l'apprendimento della musica debba muovere dalla pratica e non dalla teoria; che conoscere la musica non significhi saperne scrivere le altezze e le durate ma averne sperimentato i basilari processi formali e costruttivi, seppure in forme elementarissime, mediante esperienze musicali concrete e creative, dalle quali solo in un secondo momento discenderà sia l'esigenza che l'acquisizione degli aspetti convenzionali, come teoria e notazione. Ciò implica, da parte del bambino, un contributo soggettivo eminentemente pratico alla costruzione di oggetti sonori, cioè il passaggio attraverso esperienze di composizione e improvvisazione, sia di tipo intuitivo e libero che di tipo formalizzato, commisurate al suo momento evolutivo. ... ... In qual modo ciò possa attuarsi è appunto materia della trattazione che segue, che se ne occuperà dettagliatamente. Qui basti dire che lo strumentario Orff è un mezzo eccellente per contribuire a questo cammino, che mira a guidare il bambino non alla aprioristica applicazione dei segni ma alla scoperta della loro funzione e necessità; non al rilevamento esteriore delle forme ma alla acquisizione pratica e consapevole di leggi primarie di funzionamento; che vuole portarlo, in definitiva, a conoscere la musica prima coi fatti (praticandola) che con le parole (teorizzandola): cioè a imparare la musica dalla musica. (dall'Introduzione di Giovanni Piazza)

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Musica a scuola con lo strumentario Orff. Vol. 2: Gli strumenti a barre libro
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LIBRO   9791280334374

Musica a scuola con lo strumentario Orff. Vol. 2: Gli strumenti a barre Piazza Giovanni   -  Edikit, 2009  -  Didattica Osi

Nel precedente volume ci siamo occupati esclusivamente degli strumenti ritmici, e qui tratteremo solo degli strumenti intonati a barre. Non perché nella pratica quelli vengano prima di questi, o perché i due grandi gruppi strumentali delle percussioni a intonazione indeterminata e determinata vadano tenuti rigorosamente separati. Tutt'altro: questi due volumi, così come le due categorie strumentali di cui stiamo parlando, appartengono l'uno all'altro, e sono divisi solo per comodità di trattazione. Nella pratica, l'uso dei due gruppi di strumenti si intersecherà e si fonderà costantemente, a seconda del momentaneo oggetto dell'attività. Tuttavia, di fronte agli strumenti ritmici, quelli a barre richiedono un'attenzione particolare, a causa della istintiva cautela, della diffidenza che ci coglie nel momento di utilizzarli, e che maschera spesso soltanto la consapevolezza di quanto essi siano più impegnativi rispetto agli strumenti ritmici. Poiché, mentre con questi ultimi, nella attività scolastica, affrontiamo sostanzialmente un compito di controllo e coordinamento di tempi e durate che è possibile, almeno ci sembra, risolvere con i mezzi del nostro intuito e della nostra esperienza, quelli a barre ci presentano invece lo spinoso problema dell'organizzazione, orizzontale e verticale (ovvero melodica e armonica) delle altezze, che presuppone una ben diversa consapevolezza musicale. Perché noi, popolo canoro, è vero, siamo più abituati a riprodurre a orecchio canzoni e romanze che non a ragionare sulla musica; e trovarci ad affrontare strumenti nati non tanto per eseguire ma per inventare musica - anzi per farla inventare ai nostri alunni - provoca irrigidimenti e prevenzioni non indifferenti. Ma il problema diventa un falso problema se ci si pone nella giusta prospettiva per affrontare il fatidico confronto: vale a dire se invece di intendere, almeno in prima istanza, gli strumenti a barre come oggetti costituiti, capaci soltanto di restituirci modelli stereotipati di un sistema strutturato e dotato di regole e vincoli imprescindibili, li si affronta come oggetti innanzitutto da costituire, da manipolare, smontare e rimontare secondo quanto ci detta il nostro intuito e la nostra curiosità, né più né meno come faremmo con qualsiasi altro oggetto che presenti aspetti di componibilità: diciamo, come se fossero la nostra scatola di costruzioni per i suoni. Così affrontato, lo stesso strumento a barre saprà farci scoprire, poco a poco, anche le norme e le convenzioni basilari che regolano la sua costituzione regolamentare, ci insegnerà ad essere usato appropriatamente anche in ossequio a quei vincoli che sono alla base della sua conformazione ortodossa. Ed allora la nostra dimestichezza nei suoi confronti sarà tale da non provare più diffidenze di sorta nell'affrontarlo, né in forme rispettose della tradizione, né in forme decisamente trasgressive. (dall'Introduzione di Giovanni Piazza)

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